PORTA (PD): Gli italiani all'estero rischiano di ritornare in serie B

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martedì 07 ottobre 2008

Brutte nuove per gli italiani residenti all'estero! Si rischia di tornare in serie cadetta. È quanto si deduce da un incontro con Fabio Porta, unico eletto in Sud America nel file del Partito Democratico, secondo cui l’uomo di Arcore non ha in simpatia i nostri connazionali che vivono nel mondo.
Se nel 2001 gli italiani all’estero hanno ottenuto il tanto sospirato diritto di voto, oggi, per Porta, con le misure restrittive del governo Berlusconi corrono il serio rischio di tornare indietro di mezzo secolo.
D. On. Porta, nel corso dei festeggiamenti di qualche mese fa dei vent’anni dell’Ital Uil in Brasile, il vice presidente Mario Castellengo ebbe a dire che "nonostante i tagli alla finanziaria per l’estero, noi andiamo avanti lo stesso, con le nostre forze"; insomma, ci sembrò di capire, "guai a chi ci tocca". Lei è d´accordo sul fatto che non c’é allo stato attuale una soluzione alternativa?
R. Castellengo lanciava qualche settimana fa il primo di una lunga serie di allarmi sulle gravissime conseguenze dei tagli e della politica del Governo Berlusconi ai danni degli italiani all'estero. Voleva dire che i servizi che i patronati offrono agli italiani all'estero continueranno ad esistere, a differenza di quanto sta facendo questo governo, che sta riducendo progressivamente risorse e servizi a favore delle nostre comunità all'estero. Tra qualche settimana i Consolati non saranno in grado di garantire l'assistenza agli italiani poveri, mentre tra qualche mese rischiamo di paralizzare anche il lavoro dei Comites e del Cgie. Siamo di fronte ad una vera e propria "emergenza"; ho già lanciato anche io un appello a tutti i parlamentari, anche dell'opposizione, a difesa degli interessi delle nostre comunità e più in generale della presenza italiana all'estero. È necessaria una mobilitazione generale; io chiederò la convocazione urgente del Comitato per gli Italiani all'Estero della Camera. Ma a mobilitarsi deve essere tutto il sistema di rappresentanza: il Cgie, che con il suo Segretario Generale Elio Carrozza ci ha già messo in guardia sul rischio di black-out che grava sugli italiani nel mondo, ma anche i Comites, le associazioni, la stampa...
D. Pensioni, assegno sociale, cultura, informazione: sono i problemi di sempre e mai risolti. Adesso, lei siede sui banchi della Camera, sia pure all’opposizione con altri cinque colleghi del PD. Le ricordo che i radicali quando sono arrivati erano solo in quattro e facevano un baccano d’inferno. Voi che intenzione avete, non ci dica che non avete il pallino il mano, non avete la possibilità di farvi ascoltare?
R. Forse ha ragione, dovremmo prendere esempio dai radicali... Non è questo il punto, anche se forse un maggiore sforzo in materia di comunicazione ci aiuterebbe a fare conoscere - in Italia e all'estero - il nostro duro e incessante lavoro a favore dei nostri connazionali nel mondo ma, in realtà, a favore dell'Italia come un tutto. Noi stiamo lavorando seriamente; i parlamentari del PD hanno presentato proposte di legge su tutte le principali questioni: lingua e cultura italiana; assegno sociale; cittadinanza... Siamo molto attivi nelle Commissioni, nel Comitato per gli Italiani all'Estero; utilizziamo tutti gli strumenti a nostra disposizione (interrogazioni, interpellanze, ordini del giorno) per pungolare l'azione del governo e incidere positivamente sui provvedimenti che interessano direttamente gli italiani nel mondo. Purtroppo sappiamo di non essere al centro dell'attenzione del Paese, non solo del Governo o del Parlamento. In questo quadro, però, esserci trovati di fronte ad un governo non solo disinteressato ma anche ostile agli italiani nel mondo ha reso il nostro lavoro più difficile anche se politicamente entusiasmante; dico questo perché sono convinto che una nostra assenza dal Parlamento renderebbe probabilmente irreversibile il disegno di ridimensionamento del peso delle nostre comunità all'estero e di graduale diminuzione delle conquiste ottenute in questi anni.
D. Adesso voi avete la possibilità di far conoscere non solo il valore degli italiani all’estero, ma soprattutto di convincere la gente che ancora una volta – come sempre – gli italiani all´estero possono giocare un ruolo determinante per il rilancio dello stesso Paese. Lei sta con le mani in mano o si sta muovendo in questa direzione?
R. Non riesco, mi scusi, a stare con le mani in mano. Non l'ho mai fatto e credo che non sia proprio il momento. Qualcuno dice che, essendo in crisi, l'Italia non può permettersi di spendere così tanto per strutture e servizi destinati alla nostra comunità nel mondo. Dico subito che non accetto di essere considerato - come italiano nel mondo - una spesa; sarà bene chiarire una volta per tutte che se è vero che siamo una risorsa è altrettanto vero che le somme destinate a questa risorsa vanno imputate al capitolo "investimenti" e non a quello "spese". E quando si è in crisi si deve risparmiare, è vero, ma in maniera intelligente e selettiva, sapendo anche investire in quei capitoli che a lungo andare possono trasformarsi in un guadagno esponenziale. Questo governo, oltre a tagliare, sta colpendo in maniera ingiusta e gratuita (cioè con cattiveria) le nostre comunità di emigrati; quale altra spiegazione si può trovare di fronte al vero e proprio "muro" sollevato da Berlusconi e dalla sua maggioranza rispetto agli emigrati che, tornando in Italia, non potranno più avere diritto - come i loro connazionali che non hanno mai lasciato il Paese - all'assegno sociale? Il muro, per chi non lo sapesse, sono i dieci anni di residenza consecutiva in Italia obbligatori da quest'anno per accedere a questo diritto. Della serie, usando un'espressione napoletana, "cornuti e mazziati"!
D. La scorsa settimana nel corso di un incontro televisivo condotto dal direttore di RAI Italia, Piero Badaloni (trasmissione che ha avuto una vasta eco in Sud America) lei ha puntato l’indice accusatore contro il Cavaliere. Si può rimediare ancora ai rigidi tagli del "Berlusca" o la frittata ormai è fatta?
R. È per questo che io, insieme ad altri miei colleghi, sto invitando tutti alla mobilitazione. Un invito che rivolgo in primo luogo ai parlamentari della maggioranza, che non possono rimanere inerti di fronte a questo assedio. Alla fine ne usciremo tutti con le ossa rotte, e soprattutto l'Italia, tra qualche anno, si pentirà di avere affossato stupidamente anni di attenzione e di investimenti destinati alle nostre comunità sparse nel mondo. Una risorsa che altre grandi potenze non hanno e che magari ci invidiano. Come è possibile non rendercene conto? Anche il Sottosegretario Mantica, nell'audizione al Comitato, ci ha espresso una simile preoccupazione; il Presidente del Comitato, l'On. Zacchera, ha proposto una successiva audizione con il Ministro dell'Economia Tremonti; dubito che verrà, conoscendo la sua avversione per il Sistema Italia nel Mondo, ma mi associo a questo invito. Credo che per evitare la frittata dobbiamo serrare le fila della nostra opposizione e chiamare tutti alla mobilitazione; se è il caso manifesteremo davanti i Consolati, in maniera pacifica ma decisa. Il momento è grave.
D. On. Porta, l'altra sera attraverso il piccolo schermo, il commissario straordinario Fantozzi ha lanciato un appello agli italiani all’estero. "Per salvare l’Alitalia, volate Alitalia!". Siamo alle solite: ci chiamano solo quando in Italia stanno con l´acqua alla gola? Lei che cosa pensa in proposito?
R. Che tra qualche anno sarà troppo tardi, come le dicevo. Oggi è ancora possibile appellarsi alle comunità italiane all'estero, e credo che responsabilmente ancora la maggior parte degli italiani e dei milioni di oriundi sparsi in tutto il mondo rispondono in maniera positiva. Sempre più leggo lettere e commenti sui siti internet di italiani che cominciano a dire: "Sai che ti dico? Se è questa l'attenzione dell'Italia verso i suoi figli e discendenti fuori dallo Stivale non so se vale ancora la pena ricambiare un affetto sempre più unilaterale". Perché perdere questo patrimonio di cultura, persone, contatti, che per l'Italia può trasformarsi - come il passato ci ha insegnato - in maggiore commercio, scambi culturali ed economici, nel successo del "made in Italy", per riproporre un cliché forse un po' vecchio?
D. Secondo un articolo di questi giorni apparso sul quotidiano "La Repubblica" alcuni parlamentari eletti all'estero "brillano per la loro assenza" in Parlamento. Lei ha voluto la bicicletta e adesso deve pedalare, per meritare la fiducia che le hanno dato circa ventimila suffragi. Se è lecito, in che senso intende pedalare?
R. La vita di un parlamentare eletto all'estero, che in tende svolgere seriamente il proprio lavoro, non è certo facile. Ho "voluto la bicicletta", come dice lei, ossia ho scelto di impegnarmi in questo senso con la serietà e la coerenza che hanno caratterizzato trenta anni di impegno del sottoscritto nel mondo dell'associazionismo, del sindacato e della politica. Mi sto sforzando al massimo per essere un parlamentare presente (potere verificare le mie presenza in Parlamento), ma al tempo stesso un deputato vicino ai propri elettori, con continui e ripetuti viaggi per incontrare le nostre collettività; senza dimenticare i miei impegni familiari: la moglie e le figlie a San Paolo e il resto della famiglia (la madre e i fratelli, NdR) in Sicilia. Credo che sia obbligo di ogni parlamentare essere presente a Roma, tanto in Aula quanto in Commissione, ed è quello che sto facendo insieme alla maggioranza dei miei colleghi eletti all'estero. Spesso c’è più assenteismo tra i deputati eletti in Italia".

(alberto fusco\aise)

 
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