NARDUCCI (PD): “Facciamo il punto sull’attività governativa”
mercoledì 08 ottobre 2008
Dall’Alitalia, alla crisi finanziaria negli Usa. Dai tagli al Ministero degli Affari Esteri alla promozione della lingua italiana, con un occhio attento al mondo dell’editoria. Franco Narducci, deputato del Partito Democratico, eletto alla Camera nella circoscrizione Europa, analizza le scelte governative, avanza proposte di riforma, gettandosi a capofitto nelle battaglie in difesa dei nostri connazionali residenti fuori dai confini nazionali.
Incominciamo, analizzando gli ultimi mesi di attività del Governo Berlusconi. Onorevole Franco Narducci, cosa può dire in merito?In queste ultime settimane l’attività parlamentare è segnata dalle preoccupazioni ben evidenziate dal recente dibattito sulla crisi della democrazia in Italia, oltre che dalla crisi finanziaria internazionale, dalla crisi dell’Alitalia e dalle tensioni internazionali con l’affermarsi sotterranea di una concezione dello Stato basata sull’appartenenza etnica come nel caso dell’Ossezia e dell’Abkhazia. Una concezione che, non dimentichiamolo, ha provocato tragedie immani all’umanità. Sulla questione “democrazia” in Italia credo debba avviarsi una seria riflessione visto il ruolo puramente di supporto al Governo a cui è stato ridotto il Parlamento. Ne è prova l’impossibilità reiterata di proporre modifiche ai decreti governativi, da quello sulla finanziaria a quello sulla sicurezza, fino alla questione scuola ora in discussione nell’Aula parlamentare. Una ulteriore prova si è avuta questa mattina (2 ottobre) con l’audizione del Ministro Tremonti sulla “Esposizione economico-finanziaria ed esposizione relativa al bilancio di previsione”: le parole pronunciate nell’aula della Camera dal Ministro Tremonti sono sconcertanti per l’assoluta inutilità che attribuisce al ruolo del Parlamento. Ma ancora più sconcertanti sono le affermazioni del Capo del Governo Silvio Berlusconi; ieri, infatti, ha sottolineato più volte la sua volontà di ricorrere maggiormente alla decretazione d’urgenza, facendola diventare lo strumento ordinario del Governo del nostro Paese. Affermazioni gravi, giacché se il Parlamento è svuotato, di fatto, della sua funzione e l’opposizione non è messa in grado di svolgere il suo ruolo, allora la democrazia è fortemente a rischio. Un rischio che può essere scongiurato attraverso la formazione di una opinione pubblica più libera e matura, che a partire dalla riscoperta della Carta Costituzionale rimetta in moto il senso di partecipazione alla costruzione del bene comune. Basterebbe riscoprire veramente la Costituzione ed i grandi principi in essa contenuti per avere la bussola del futuro coltivando lo spirito della democrazia. Una bussola capace di orientarci lungo la strada delle riforme che vorremmo condivise e orientate alla realizzazione effettiva del bene comune di tutti gli italiani senza dimenticare il principio di solidarietà incardinato nella Costituzione.Onorevole Narducci, i tagli operati dal Governo al MAE sono al centro dell’attività parlamentare di senatori e deputati eletti nella circoscrizione estro, sia di maggioranza che di opposizione. Lei cosa pensa in merito?Il sistema di servizi e di promozione delle comunità italiane nel mondo, costruito con un lavoro faticoso e con tanto volontariato dalla rete associazionistica e dagli organismi di rappresentanza, rischia di implodere a causa delle dissennate politiche finanziarie che il Governo sta attuando verso i cittadini italiani all’estero. Non si può dire che il Governo di Silvio Berlusconi ami gli italiani emigrati, un disamore che getta interrogativi pesanti anche sul ruolo dei parlamentari del PDL eletti nella Circoscrizione Estero. Nei mesi scorsi avevo denunciato i tagli effettuati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze su alcuni capitoli di spesa del bilancio del Ministero degli Affari Esteri relativi alle comunità emigrate. Si tratta di risorse stanziate dal Governo Prodi con la Finanziaria 2008, una legge già in vigore, ridotte dal Ministro Tremonti per reperire i fondi occorrenti per l’abolizione dell’ICI. Oltre al danno la beffa! Gli italiani emigrati, penalizzati dai tagli, sono stati esclusi anche dall’abolizione dell’ICI. Con il decreto legge recante “Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione delle finanza pubblica e la perequazione tributaria”, e la Legge Finanziaria 2009 in versione ridotta che il Parlamento discuterà nei prossimi giorni, il funzionamento dei servizi per le comunità italiane emigrate rischiano la paralisi se non il crollo. Il Governo Prodi, pur in una logica di risanamento dei conti pubblici, aveva destinato 82 milioni di euro al bilancio del MAE per garantire i servizi ai nostri connazionali emigrati. Il Governo Berlusconi ha invece ridotto a poco più di 31 milioni di euro le disponibilità finanziarie gestite al MAE dalla Direzione Generale Italiani all’Estero e Politiche Migratorie. Le preoccupazioni e le conseguenze più immediate sono per gli interventi diretti alla diffusione e promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo. I corsi per i giovani italiani o oriundi italiani funzionano – sotto il profilo finanziario – per anno solare, per cui le attività avviate con l’anno scolastico iniziato da poco settimane dovranno essere in larga parte soppresse all’inizio del 2009. A regime, infatti, il costo delle attività scolastiche condotte dagli Enti Gestori è di circa 30 milioni di euro annui e occorre sottolineare che i corsi di lingua e cultura italiana facenti capo ai summenzionati Enti e ai docenti di ruolo sono frequentati da circa 600 mila giovani in tutto il mondo. I tagli avranno un effetto dirompente anche sull’assistenza ai nostri connazionali ultra sessantacinquenni in condizioni di palese povertà. Sono cittadini italiani a pieno titolo che tanto hanno dato al nostro Paese con le loro rimesse e il legame profondo con l’Italia e che ora si vedono negare il supporto minimo assicurato dalla nostra Costituzione ai cittadini che vivono le stesse difficoltà in Italia. Il Governo continua a fare orecchie da mercante alle nostre richieste e la decretazione d’urgenza adottata dal Governo, con il continuo ricorso al voto di fiducia, ha impedito all’opposizione e ai suoi parlamentari eletti all’estero di far valere gli emendamenti puntualmente presentati per rimediare alla situazione illustrata. Dulcis in fundo: le prospettive per gli anni successivi sono ancora più deleterie rispetto al quadro 2009, poiché la politica di smantellamento proseguirà drasticamente anche nel 2010 e 2011. A nulla serve ricordare costantemente il flusso finanziario che dagli italiani all’estero giunge in Italia, in termini di turismo di ritorno, acquisti, promozione dei prodotti italiani e, last but not list, il poderoso fattore economico “pensioni” (miliardi di euro) pagate dai sistemi previdenziali delle nazioni europee ed extra europee agli italiani ex-emigrati rientrati nel nostro Paese. Di questo passo dobbiamo dire addio alla promozione del nostro Sistema Paese nel quadro dell’internazionalizzione, all’assistenza ai più deboli e al funzionamento di quelle strutture di rappresentanza, come Comites e CGIE, faticosamente costruite. Non lo possiamo accettare! Gli italiani nel mondo devono ribellarsi a tutto ciò, è ora di smascherare con i numeri le falsità degli annunci benevoli nei confronti delle nostre comunità nel mondo, di cui sono prodighi i Ministri del Governo Berlusconi quando sono “in trasferta”.La scorsa settimana ha partecipato a Roma alla presentazione del “rapporto italiani nel mondo 2008” a cura della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale. Cosa ha da dire al riguardo?Le riforme non avanzano e ai proclami non corrispondono fatti reali. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha ricordato l'importanza della lingua e della cultura italiana, ma a questi proclami non corrispondono fatti reali. I tagli massicci che il Governo ha operato a danno degli italiani nel mondo, quando gli ex lavoratori italiani all'estero determinano un flusso di pensioni annuo di 4 miliardi di euro. Bisognerebbe investire di più sui giovani, rilanciare l'associazionismo e far avanzare le riforme come quella relativa agli istituti italiani di cultura. Il Rapporto, giunto alla terza edizione, è diventato un vero e proprio strumento di lavoro di grande utilità per moltissime organizzazioni, grazie alla bravura e alla abilità con cui Franco Pittau è riuscito a rendere complici di quest’opera un gran numero di esperti, conoscitori, tecnici e cultori appassionati della storia dell’emigrazione italiana nel mondo; sono infatti testimoni di una realtà enorme per gli aspetti che abbraccia e che hanno vissuto detta realtà o ne hanno fatto una ragione di vita per motivi affettivi e professionali.Lei ha presentato un ordine del giorno per la tutela del’assegno sociale e per il mondo dell’editoria italiana all’estero. Può spiegare in dettaglio di cosa si tratta?Bisogna adottare tutte le iniziative opportune affinché i cittadini italiani emigrati rientrati in Italia per risiedervi permanentemente non siano esclusi dal beneficio dell'assegno sociale'.Ho avanzato la richiesta con il collega Luigi Bobba, con cui ho presentato, in sede di discussione del Disegno di Legge di conversione del decreto legge sullo sviluppo economico, due ordini del giorno mirati ad impegnare il Governo sulle questioni dell'accesso all'assegno sociale e della stampa italiana all'estero. Abbiano chiesto al Governo di impegnarsi anche per quanto concerne la stampa italiana all'estero con una semplificazione e un riordino nel settore dell'editoria, mediante l’integrazione della composizione della Commissione inserendovi i rappresentanti della Federazione Unitaria della Stampa Italiana all'Estero (Fusie), della Commissione Informazione del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE) e della Consulta nazionale dell'emigrazione (C.n.e.).Lei si è scagliato anche contro il dimezzamento dei fondi per la cooperazione. E’ vero? E Perché?Il dimezzamento dei fondi per la cooperazione da parte del governo e' inaccettabile. Cosa che ho detto a gran voce nel corso del dibattito organizzato dalla campagna del Millennio delle Nazioni Unite, presso la sala del Cenacolo della Camera. Ho sostenuto che il processo di realizzazione degli Obiettivi del Millennio mostra evidenti difficoltà di avanzamento. Particolare preoccupazione desta la notizia secondo cui il governo ha avanzato la proposta di procedere, con la prossima finanziaria, ad un taglio degli stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo e gli aiuti ai paesi poveri di oltre la metà delle risorse allocate lo scorso anno portando allo 0,1 1'ammontare del pil destinato alla cooperazione. Tale riduzione, che non ha precedenti, porterebbe l'Italia a non assolvere gli impegni già contratti a livello internazionale che prevedono lo stanziamento dello 0,51% del pil per la lotta alla povertà entro il 2010. Gli obiettivi del millennio esprimono diritti esigibili e dobbiamo impegnarci nel portare avanti la sfida dell'annullamento del debito promuovendone una complessiva riduzione sostanziale e programmata fino ad arrivare, attraverso un accordo internazionale, ad una struttura per i prestiti responsabili.E’ stato Lei, onorevole Narducci, a organizzare il convegno, promosso dall’Unaie, su "Cittadinanza, integrazione e politiche migratorie". Ci propone qualche spunto di riflessione?Offrire spunti di riflessione e tutta l’esperienza dell’associazionismo italiano all’estero perché l’Italia riesca a mettere in atto buone politiche migratorie: questo è stato l’obiettivo del convegno, cui hanno partecipato rappresentanti delle Istituzioni, ambasciatori di Paesi esteri in Italia, membri dell’associazionismo italiano all’estero, deputati e senatori, tra cui Fabio Porta e Laura Garavini. Il La manifestazione è stata promossa per cercare di dare indicazioni preziose agli "addetti ai lavori", a quelle persone, cioè, che si occupano di politiche migratorie in Italia. Lavoro, asilo e accoglienza sono i temi centrali di un dibattito quanto mai attuale che deve in qualche modo orientare le scelte politiche in tema migratorio che devono avere come punto di riferimento i valori della democrazia, della legalità e del rispetto della dignità umana. L’immigrazione è materia delicata che, per essere governata, ha bisogno di scelte che prescindano da politiche di parte, di strumenti adatti che presuppongono competenze, magari maturate sul terreno. Per questo l’apporto delle associazioni può essere determinante. Tocqueville, già a metà dell’Ottocento sosteneva che l’associazionismo è prerequisito dell’affermazione della democrazia, resto pienamente convinto che per gli immigrati le associazioni sono importanti per accedere ai cosiddetti diritti politici secondari, a quei diritti, cioè, che lastricano la via verso l’integrazione e la cittadinanza attiva. E qui entrano in gioco le istituzioni nazionali e amministrative, ma anche e soprattutto l’Unione Europea che deve gestire la libera circolazione sia in ambito comunitario che extracomunitario, fornendo risposte urgenti, raccogliendo le esperienze maturate sul campo da quei Paesi che nel vecchio continente sono storicamente di immigrazione. Per questo abbiamo invitato rappresentanti di Germania, Svizzera e Gran Bretagna, paesi di immigrazione molto prima dell’Italia, perché dalle esperienze si può imparare molto, sempre nella consapevolezza che sulla politica migratoria nessuno ha la bacchetta magica, ma tutti devono avere la voglia di promuovere politiche attive per l’integrazione. L’esperienza da cui attingere, però, non è solo quella degli paesi d’accoglienza: c’è anche quella, "dolorosa", degli italiani all’estero che al nostro Paese può insegnare molto e che ha comunque evidenziato, negli anni, temi e nodi fondamentali da sciogliere che ho individuato nella scuola, nella dignità abitativa, nella formazione professionale, come anche nelle rimesse dirette, nel turismo di ritorno, nel sistema previdenziale e, infine, nella rappresentanza attiva, cioè il voto.Onorevole Franco Narducci, Lei ha presentato una interrogazione al Ministro degli esteri per avere chiarimenti circa la situazione del Fondo Unico d’Amministrazione (Fua) per la categoria dei dipendenti a contratto della Farnesina. Fa una sintesi di questo problema?Secondo i dati del Mae, dal 2001 i finanziamenti non sarebbero stati interamente utilizzati per il personale succitato, bensì sarebbero stati restituiti ogni biennio, per mancato utilizzo, al Ministero dell'economia e delle finanze con conseguente danno economico per il personale interessato. Nonostante le numerose e puntuali richieste d'informazione da parte sindacale in merito alla presenza di fondi residui sul relativo capitolo in passato l'amministrazione degli Esteri non ha fornito alcun riscontro, oppure ha confermato il completo utilizzo degli stessi. Ad aggravare la situazione, sembra che sia la Farnesina, intenzionata ad attuare una procedura farraginosa che, se posta in atto, produrrà una nuova perdita dei residui Fua dell'anno 2007, con un danno economico arrecato ai dipendenti a contratto sottoposti al già citato Ccnl, stimato in circa 7 milioni di euro. Per questo ho chiesto di sapere se il Ministero degli affari esteri intendesse chiarire correttamente alle organizzazioni sindacali la situazione relativa al fondo unico d'amministrazione, consentendo loro di far valere i legittimi diritti dei dipendenti a contratto che rappresentano. A rispondere all’interrogazione in Commissione Affari Esteri è stato il sottosegretario Stefania Craxi, che ha ricordato che il Fondo Unico di Amministrazione (FUA) per il Personale a contratto è stato istituito il 12 aprile 2001 dal cosiddetto "Accordo Successivo": un contratto collettivo di settore che ha adeguato ai contrattisti le norme del Contratto Nazionale del Lavoro (CCNL). L'Amministrazione degli Esteri e le rappresentanze sindacali hanno successivamente concluso, il 19 dicembre 2001, un Accordo integrativo con cui le disposizioni dell'Accordo Successivo sono state precisate, ai fini dell'applicazione all'interno del Ministero degli affari esteri. Il FUA per il personale a contratto, ha aggiunto la Craxi, disponeva di uno stanziamento iniziale, da incrementarsi in occasione di ogni successivo contratto collettivo, finalizzato a finanziare, oltre alle componenti reddituali del personale con contratto a legge italiana, anche i passaggi interni dalle posizioni economiche inferiori a quelle superiori degli impiegati stessi. Gli Accordi in questione stabilivano altresì degli importi iniziali da corrispondere al predetto personale, riservando a successivi protocolli d'intesa l'adeguamento di queste somme. Prevedevano inoltre che, in corrispondenza di ogni Contratto Nazionale, i criteri dell'attribuzione venissero rivisti. Dal 2001, ha spiegato il sottosegretario gli stanziamenti sul FUA sono stati adeguati ad ogni rinnovo del CCNL, ma i previsti Accordi sulla ridefinizione degli importi FUA non sono stati raggiunti. Si sono quindi creati dei residui, di cui andrebbe definita la destinazione. L'Accordo Integrativo prevede però che tali residui vadano in economia dopo un biennio: questo vuol dire che alla fine del 2008, se non si raggiungerà un accordo, tutti i residui accumulati fino al 2006 andranno in economia. Da ultimo nell'incontro con le organizzazioni sindacali del 4 luglio 2008, cui fa riferimento l'interrogante, questa Amministrazione ha sottolineato l'esigenza di addivenire rapidamente ad un accordo sul FUA. Si è inoltre convenuto di riprendere senza indugio la discussione dopo la pausa estiva. Sulla base di quanto convenuto a luglio, l'Amministrazione si appresta ora a formulare una proposta, che dovrebbe essere presentata alle organizzazioni sindacali entro breve. A questo punto, ha concluso il sottosegretario, spetterà alle organizzazioni sindacali vagliare ed eventualmente accettare la proposta dell'Amministrazione per una rapida conclusione dell'accordo o, viceversa, effettuare delle controproposte, sempre nella prospettiva di poter concludere il negoziato entro l'anno. La risposta non mi è affatto piaciuta e l’ho definita "insoddisfacente" perché a mio avviso, sussiste una violazione dei diritti dei lavoratori a contratto, già penalizzati su talune questioni di carattere fiscale, con particolare riferimento all'uso del 730 e alle detrazioni per carichi di famiglia. Dopo aver ricordato la disponibilità manifestata dal precedente Governo, cui non è seguita una soluzione della questione, ho rilevato che la situazione connessa al FUA ha un vago sapore di beffa a causa della mancanza di una rappresentanza sindacale specifica per tali lavoratori e per il mancato rispetto degli accordi raggiunti su alcuni diritti di carattere economico. E’ doveroso l'interessamento del Parlamento su questioni che riguardano importanti diritti dei lavoratori. (La Gente d’Italia/Inform)
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Intervento in Aula dell'on. Franco Narducci sulle missioni militari all'estero
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 16:56)
On. Franco Narducci
Signor Presidente, Onorevoli colleghi,
dobbiamo approcciarci a questo provvedimento con la convinzione che le missioni all’estero sono uno strumento importante per la politica estera italiana ed europea per costruire percorsi di pace, in continuità con l’azione svolta dal precedente Governo di Romano Prodi. Le missioni italiane sono caratterizzate dal fatto di essere inserite in un quadro di operazioni condotte in molti casi sotto l’esplicito mandato delle Nazioni Unite, dell’Unione europea o nel quadro del “nuovo” diritto internazionale umanocentrico, così come lo definisce Papisca, agendo uti universi, e nella prospettiva di operazioni di peace-keeping preventivamente autorizzate dal Consiglio di sicurezza. Gli interventi italiani, condotti sempre con spirito umanitario ed in ottemperanza alla collective international responsability to protect, sono da considerarsi tra le attività che caratterizzano maggiormente la presenza italiana nel mondo e grazie alla grande capacità del personale militare siamo riusciti a conquistare credibilità sullo scenario internazionale anche al di sopra delle risorse impegnate.Nello stesso tempo però andrebbero individuati criteri e fondi a livello internazionale per il finanziamento e l’addestramento comune dei contingenti destinati a tali operazioni, cosa che favorirebbe anche un più rapido dispiegamento delle forze di peace-keeping. Sempre a livello internazionale bisognerebbe procedere al rafforzamento, con regole condivise, della capacità delle missioni di peace-keeping di fare fronte a tutte le circostanze potenzialmente variabili utilizzando il quantum di forza necessario come già contenuto nel cosiddetto rapporto Brahimi e nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1327 del 13 novembre 2000.L’intervento italiano si è sempre caratterizzato per il suo aspetto umanitario volto a far cessare la brutale violazione dei diritti umani fondamentali. L’Italia seguendo la propria vocazione dovrebbe agire in maniera tale che i meccanismi istituzionali esistenti a livello internazionale per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale siano rinforzati sottolineando il ruolo fondamentale della responsabilità comunitaria degli stati attraverso il riconoscimento di obbligazioni verso la comunità internazionale nel suo insieme. Inoltre, dal punto di visto interno, mi sembra importante che si proceda, nonostante i significativi passi avanti compiuti in tal senso, al varo di una legge organica sulle missioni militari italiane all’estero, sotto l’art.11 della Costituzione, in modo da operare in un quadro definito già preventivamente e che racchiuda tutte le fattispecie ipotizzabili.Le missioni di pace che il nostro Paese porta avanti sono contributi di alta civiltà: in Afghanistan siamo impegnati perché “caedant arma togae”, per tessere la pace con il filo della giustizia e della libertà. Bisogna ricostruire il sistema istituzionale ed assicurare il corretto svolgimento dell’amministrazione della giustizia. Ci troviamo in un periodo di transizione internazionale, è finita l’epoca del “balance of powers” e rischiamo di tornare verso un sistema di “concerto di potenze” che esclude le Nazioni Unite dal ruolo che devono continuare ad assumere, rappresentando la più alta istanza internazionale in cui assicurare una governance legittima e condivisa dei temi globali.In questo quadro l’Italia, nelle missioni estere, propone un modello vincente perché coniuga fermezza e umanità. Abbiamo ricordato, nei giorni scorsi, i caduti di Nassirya, portatori di pace, amati dagli italiani e non solo come hanno mostrato i funerali in San Paolo fuori le mura.Essi non sono stati in alcun modo terminali di un’azione egemonica o impositiva attraverso la forza, come qualcuno vorrebbe, ma promotori e difensori strenui dei diritti umani troppe volte calpestati. Essi, come ogni militare italiano presente nelle aree di crisi, sono espressione del popolo italiano che vuole un mondo di pace e progresso ed il Parlamento deve riflettere il corale sostegno del Paese alla costruzione della pace e oggi lo può fare all’unanimità votando il sostegno alle nostre missioni all’estero attraverso il provvedimento di rifinanziamento.Si tratta del destino di popoli interi ognuno con la propria tradizione e cultura che la grande carica umana della nostra storia riesce a rispettare e a valorizzare poiché la pace passa anche attraverso la pluralità e non l’omologazione. Il ruolo delle Nazioni Unite deve essere sempre più forte in questo scenario, soprattutto dopo il crollo del muro di Berlino. Dobbiamo lavorare in questo senso e gettare il cuore oltre l’ostacolo per contribuire a far affermare un multilateralismo che sappia ammettere la responsabilità come principio e proporre una governance mondiale delle crisi convergendo verso la piena tutela dei diritti umani.In questo quadro si inserisce il nostro senso di responsabilità e con il Presidente Napolitano ricordiamo chiaramente che ingerenza umanitaria è cosa totalmente diversa da guerra e chi afferma il contrario lo fa semplicemente spinto da forzature ideologiche. Le recenti crisi, per l’UE, hanno avuto numerosi effetti, ma uno dei più importanti è stato quello di sottolineare l’impotenza militare dell’Unione di fronte all’abilità europea di usare il suo potenziale economico e diplomatico che veniva per queste ragioni compromesso. Le esperienze degli sforzi sostenuti in Albania, Bosnia, e Kosovo hanno evidenziato l’importanza degli aspetti civili nelle ricostruzioni post-crisi ed in particolare in Albania, nel contesto dell’operazione Alba, si è manifestata la capacità degli europei di indirizzare la soluzione delle crisi mettendo in evidenza che le situazioni post-conflitto richiedono un legame stretto tra servizio giudiziario, polizia, riforme amministrative, giuridiche ed istituzionali oltre che una stretta cooperazione con le autorità locali raggiungendo una capacità di visione comune. Questa capacità tutta europea, e peculiarmente italiana, si rivela ancora una volta importante nel caso della situazione in Georgia e si inscrive nel ruolo unitario che l’Unione vuole ricoprire in politica estera. In effetti, l'UE ha acquisito, negli ultimi anni, una maggiore consapevolezza del suo ruolo in politica estera e nei processi di pacificazione, poi racchiusa più coerentemente nel Trattato di Lisbona. Lo sviluppo di una più ambiziosa strategia europea in politica estera significa anche che la politica dell'UE sarà più soggetta a critiche, pagando il suo prezzo interno per voler agire in modo globale e in un contesto multipolare. Ma la maggior parte degli Stati membri e dei cittadini europei stanno acquisendo consapevolezza dell’importanza della loro reciproca interdipendenza anche in termini di gestione della sicurezza collettiva e prevenzione dei conflitti soprattutto se si manifestano alle proprie porte. Ne è prova la crescente percezione che registra l’Eurobarometro dell’importanza delle operazioni di peace-keeping, di aiuto umanitario e del ruolo delle forze armate nel difendere valori come la libertà e la democrazia.Siamo presenti in molte aree di crisi ed in altre dobbiamo prepararci ad intervenire come nel Darfur dove è in corso un genocidio e dove dobbiamo avere il coraggio di fare pressioni sugli attori africani e sulla Cina. Ma nel frattempo si è aperto, in questi giorni, il fronte del Congo, che non possiamo ignorare. Onorevoli Colleghi, l’esperienza maturata dall’Italia nelle missioni internazionali deve spingere il governo a farsi promotore di alcune significative innovazioni, in attesa di rinforzare quei meccanismi istituzionali internazionali di cui parlavo prima. Sono innovazioni che dovrebbero mirare ad un maggior coordinamento tra le varie realtà presenti sul campo e una maggiore efficienza nella linea di comando dal momento operativo fino al quartier generale delle Nazioni Unite.Consapevoli, Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, che l’Italia opera in ottemperanza al rispetto dei diritti umani e in ambito ONU, rivendichiamo come un merito la partecipazione alle missioni di pace per lo sviluppo di tutti, secondo la linea già espressa dal Governo Prodi, e votiamo a favore del provvedimento in questione pur con i distinguo richiamati dai nostri emendamenti e dai nostri ordini del giorno.
PD LUSSEMBURGO: "Il Governo dimentica gli italiani residenti all'estero"
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 16:06)
Conferenza stampa indetta da Maria Antonietta Lorenzi e Mario Tommasi, Comites di Lussemburgo e CGIE, contro i drastici tagli operati dalla Finanziaria 2009 ai fondi destinati agli Italiani all'estero
Il 14 novembre 2008 Maria Antonietta Lorenzi, presidente del Comites di Lussemburgo, e Mario Tommasi, Consigliere CGIE, hanno indetto una Conferenza...
Comites di Atene e Charleroi-La Louviere, si vota il 20 marzo
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 12:03)
Si svolgeranno il prossimo 20 marzo le elezioni per il rinnovo dei Comites di Atene e Charleroi-La Louviere. Lo hanno comunicato nei giorni scorsi il console di Charleroi Francesco Ercolano e l'ambasciatore italiano ad Atene, Gianpaolo Scarante.