MARIANI: "Lavorare insieme contro la politica dei tagli"
venerdì 18 luglio 2008
Il consigliere esecutivo del Com.it.es di Madrid scrive a Emirano Colombo e Anna Ruedeberg del Com.it.es di Berna
MADRID - Le rassicurazioni formali date giorni addietro dall’Ambasciatore a Madrid Pasquale Terracciano non convincono e non rassicurano, e nemmeno vanno nella direzione della riforma della rete consolare che tagli gli sprechi, riqualifichi e rilanci quei servizi e quei settori vitali anche per la crescita dell’Italia, della sua economía e del Made ni Italy nel mondo.
E’ sconcertante l’improbabile teatrino offerto dall’intervista del Presidente del Com.it.es Almerino Furlan all’ambasciatore d’Italia a Madrid Pasquale Terracciano di alcuni giorni fa.
Un presidente del Com.It.es che viene meno alle sue funzioni istituzionali, difendendo non i diritti dei cittadini, come dovrebbe, ma tentando di presentare come scelta positiva i tagli dei servizi proposti dal governo. Analogamente l’Ambasciatore d’Italia Terracciano, con una qualche dimenticanza rispetto al ruolo che riveste come diplomatico, e quindi come rappresentante dell’Italia e non di una maggioranza política, si prodiga nella difesa delle scelte del governo. Entrambi, sia nella domanda che nella risposta, eludono le questioni principali e affermano il falso rispetto ai dati delle finanziarie che, come noto, sono pubblci e verificabili.
Pasquale Terracciano
“La legge finanziaria 2007- afferma stravolgendo la realtà il presidente del Com.it.es Furlan - aveva ridotto le risorse economiche a favore delle istituzioni all’estero. Il progetto dell’attuale governo assicura l’efficienza dei servizi?” “Il programa del governo cui si sta già dando avvio - risponde con impropria partecipazione política l’ambasciatore d’Italia - sta operando una razionalizzazione che permetterà di avvicinarsi di più al cittadino”.
Un bugia dietro l’altra, con la Finanziaria del 2007 il centro sinistra aveva raddoppiato pressochè tutti i capitoli che riguardano gli italiani all’estero, compresi i finanziamenti ai Com.it.es che Almerino Furlan dovrebbe conoscere. Un aumento di 24 milioni di euro per gli italiani all’estero, risorse che con la legge finanziaria 2008 il centro-sinistra ha ulteriormente e sensibilmente aumentato invertendo la tendenza dei tagli applicati dal precedente governo Berlusconi.
Come si fa a tacere poi rispetto agli ulteriori drastici tagli proposti dal governo Berlusconi oggi, 32 milioni complessivi solo per il 2008 quelli tagliati al MAE , di cui 17 sottratti proprio alle politiche per gli italiani all’estero. Altri 50 milioni di tagli sono stati annunciati per il 2009 e ulteriori 98,5 per il 2010. A questo aggiungiamo che il Consiglio dei Ministri ha sottratto, nell’assestamento di bilancio per l’anno corrente, altri 72 milioni al bilancio del MAE. E non stupisce che il SINDMAE, il sindacato dei diplomatici, si sia guardato bene dal fare un comunicato o attivare una protesta per i tagli alla struttura, ai servizi e agli italiani all’estero. Gli unici privilegi che sono stati aumentati sono quelli dei ministri plenipotenziari e degli ambasciatori.
Ma, come ha giustamente affermato il senatore Micheloni nel suo intervento in Senato, “gli italiani all’estero non hanno bisogno di diplomazia ma di servizi”.
Almerino Furlan
Le affermazioni di Terracciano e Furlan non rassicurano perchè omettono di dire che il governo si sta apprestando a tagliare per decine di milioni di euro le politiche di sostegno agli italiani all’estero con la miopia di chi considera questi contriubuti un costo e non invece una risorsa all’estero per l’Italia.
Non rassicurano poiché quando ci si trova in presenza di tagli così consistenti non si può pensare di riqualificare e rilanciare alcunché. Il governo di centro-sinistra si era presfissato questo obiettivo ma l’aveva accompagnato con un aumento considerevole nei capitoli principali che riguardano gli italiani all’estero.
Madrid come Berna sono due sedi molto importanti nel sistema Italia e nel sistema dell’emigrazione in particolare, in sofferenza da anni per quanto riguarda la quantità e la qualità dei servizi erogati in Spagna a fronte del raddoppio degli utenti negli ultimi 4 anni. Per questo mi sono permesso di scrivere una lettera al dott. Emirano Colombo, Presidente del Com.it.es di Berna e alla dott.ssa Anna Ruedeberg, consigliere CGIE della stessa città, nonché ai parlamentari eletti nella circoscrizione Europa non solo per ringraziarli per le utili iniziative attivate ma anche per sollecitare tutti insieme una risposta chiara da parte del governo e del Ministero degli Esteri affinchè non si prendano decisioni in merito, magari utilizzando la “vacatio” estiva, senza aver prima avviato un confronto di merito con gli organismi interessati, con le nostre colletivitá, con il mondo associativo, con i Com.it.es, con il CGIE e con i parlamentari eletti all’estero.
Noi a Madrid abbiamo già avviato uno specifico confronto di merito ma credo sia utile analizzare il tema della riorganizzazione e del rilancio dei servizi consolari almeno su scala continentale. Per questo ci permettiamo di offrire Madrid come possibile sede per un seminario da tenere a settembre, alla ripresa della stagione politca. Possiamo immaginare una due giorni di confronto di merito tra i rappresentanti delle collettività, delle istituzioni degli italiani all’estero, dei parlamentari, del Ministero degli Esteri e del governo.
Ecco le ultime news pubblicate su www.pdmondo.info
Intervento in Aula dell'on. Franco Narducci sulle missioni militari all'estero
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 16:56)
On. Franco Narducci
Signor Presidente, Onorevoli colleghi,
dobbiamo approcciarci a questo provvedimento con la convinzione che le missioni all’estero sono uno strumento importante per la politica estera italiana ed europea per costruire percorsi di pace, in continuità con l’azione svolta dal precedente Governo di Romano Prodi. Le missioni italiane sono caratterizzate dal fatto di essere inserite in un quadro di operazioni condotte in molti casi sotto l’esplicito mandato delle Nazioni Unite, dell’Unione europea o nel quadro del “nuovo” diritto internazionale umanocentrico, così come lo definisce Papisca, agendo uti universi, e nella prospettiva di operazioni di peace-keeping preventivamente autorizzate dal Consiglio di sicurezza. Gli interventi italiani, condotti sempre con spirito umanitario ed in ottemperanza alla collective international responsability to protect, sono da considerarsi tra le attività che caratterizzano maggiormente la presenza italiana nel mondo e grazie alla grande capacità del personale militare siamo riusciti a conquistare credibilità sullo scenario internazionale anche al di sopra delle risorse impegnate.Nello stesso tempo però andrebbero individuati criteri e fondi a livello internazionale per il finanziamento e l’addestramento comune dei contingenti destinati a tali operazioni, cosa che favorirebbe anche un più rapido dispiegamento delle forze di peace-keeping. Sempre a livello internazionale bisognerebbe procedere al rafforzamento, con regole condivise, della capacità delle missioni di peace-keeping di fare fronte a tutte le circostanze potenzialmente variabili utilizzando il quantum di forza necessario come già contenuto nel cosiddetto rapporto Brahimi e nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1327 del 13 novembre 2000.L’intervento italiano si è sempre caratterizzato per il suo aspetto umanitario volto a far cessare la brutale violazione dei diritti umani fondamentali. L’Italia seguendo la propria vocazione dovrebbe agire in maniera tale che i meccanismi istituzionali esistenti a livello internazionale per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale siano rinforzati sottolineando il ruolo fondamentale della responsabilità comunitaria degli stati attraverso il riconoscimento di obbligazioni verso la comunità internazionale nel suo insieme. Inoltre, dal punto di visto interno, mi sembra importante che si proceda, nonostante i significativi passi avanti compiuti in tal senso, al varo di una legge organica sulle missioni militari italiane all’estero, sotto l’art.11 della Costituzione, in modo da operare in un quadro definito già preventivamente e che racchiuda tutte le fattispecie ipotizzabili.Le missioni di pace che il nostro Paese porta avanti sono contributi di alta civiltà: in Afghanistan siamo impegnati perché “caedant arma togae”, per tessere la pace con il filo della giustizia e della libertà. Bisogna ricostruire il sistema istituzionale ed assicurare il corretto svolgimento dell’amministrazione della giustizia. Ci troviamo in un periodo di transizione internazionale, è finita l’epoca del “balance of powers” e rischiamo di tornare verso un sistema di “concerto di potenze” che esclude le Nazioni Unite dal ruolo che devono continuare ad assumere, rappresentando la più alta istanza internazionale in cui assicurare una governance legittima e condivisa dei temi globali.In questo quadro l’Italia, nelle missioni estere, propone un modello vincente perché coniuga fermezza e umanità. Abbiamo ricordato, nei giorni scorsi, i caduti di Nassirya, portatori di pace, amati dagli italiani e non solo come hanno mostrato i funerali in San Paolo fuori le mura.Essi non sono stati in alcun modo terminali di un’azione egemonica o impositiva attraverso la forza, come qualcuno vorrebbe, ma promotori e difensori strenui dei diritti umani troppe volte calpestati. Essi, come ogni militare italiano presente nelle aree di crisi, sono espressione del popolo italiano che vuole un mondo di pace e progresso ed il Parlamento deve riflettere il corale sostegno del Paese alla costruzione della pace e oggi lo può fare all’unanimità votando il sostegno alle nostre missioni all’estero attraverso il provvedimento di rifinanziamento.Si tratta del destino di popoli interi ognuno con la propria tradizione e cultura che la grande carica umana della nostra storia riesce a rispettare e a valorizzare poiché la pace passa anche attraverso la pluralità e non l’omologazione. Il ruolo delle Nazioni Unite deve essere sempre più forte in questo scenario, soprattutto dopo il crollo del muro di Berlino. Dobbiamo lavorare in questo senso e gettare il cuore oltre l’ostacolo per contribuire a far affermare un multilateralismo che sappia ammettere la responsabilità come principio e proporre una governance mondiale delle crisi convergendo verso la piena tutela dei diritti umani.In questo quadro si inserisce il nostro senso di responsabilità e con il Presidente Napolitano ricordiamo chiaramente che ingerenza umanitaria è cosa totalmente diversa da guerra e chi afferma il contrario lo fa semplicemente spinto da forzature ideologiche. Le recenti crisi, per l’UE, hanno avuto numerosi effetti, ma uno dei più importanti è stato quello di sottolineare l’impotenza militare dell’Unione di fronte all’abilità europea di usare il suo potenziale economico e diplomatico che veniva per queste ragioni compromesso. Le esperienze degli sforzi sostenuti in Albania, Bosnia, e Kosovo hanno evidenziato l’importanza degli aspetti civili nelle ricostruzioni post-crisi ed in particolare in Albania, nel contesto dell’operazione Alba, si è manifestata la capacità degli europei di indirizzare la soluzione delle crisi mettendo in evidenza che le situazioni post-conflitto richiedono un legame stretto tra servizio giudiziario, polizia, riforme amministrative, giuridiche ed istituzionali oltre che una stretta cooperazione con le autorità locali raggiungendo una capacità di visione comune. Questa capacità tutta europea, e peculiarmente italiana, si rivela ancora una volta importante nel caso della situazione in Georgia e si inscrive nel ruolo unitario che l’Unione vuole ricoprire in politica estera. In effetti, l'UE ha acquisito, negli ultimi anni, una maggiore consapevolezza del suo ruolo in politica estera e nei processi di pacificazione, poi racchiusa più coerentemente nel Trattato di Lisbona. Lo sviluppo di una più ambiziosa strategia europea in politica estera significa anche che la politica dell'UE sarà più soggetta a critiche, pagando il suo prezzo interno per voler agire in modo globale e in un contesto multipolare. Ma la maggior parte degli Stati membri e dei cittadini europei stanno acquisendo consapevolezza dell’importanza della loro reciproca interdipendenza anche in termini di gestione della sicurezza collettiva e prevenzione dei conflitti soprattutto se si manifestano alle proprie porte. Ne è prova la crescente percezione che registra l’Eurobarometro dell’importanza delle operazioni di peace-keeping, di aiuto umanitario e del ruolo delle forze armate nel difendere valori come la libertà e la democrazia.Siamo presenti in molte aree di crisi ed in altre dobbiamo prepararci ad intervenire come nel Darfur dove è in corso un genocidio e dove dobbiamo avere il coraggio di fare pressioni sugli attori africani e sulla Cina. Ma nel frattempo si è aperto, in questi giorni, il fronte del Congo, che non possiamo ignorare. Onorevoli Colleghi, l’esperienza maturata dall’Italia nelle missioni internazionali deve spingere il governo a farsi promotore di alcune significative innovazioni, in attesa di rinforzare quei meccanismi istituzionali internazionali di cui parlavo prima. Sono innovazioni che dovrebbero mirare ad un maggior coordinamento tra le varie realtà presenti sul campo e una maggiore efficienza nella linea di comando dal momento operativo fino al quartier generale delle Nazioni Unite.Consapevoli, Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, che l’Italia opera in ottemperanza al rispetto dei diritti umani e in ambito ONU, rivendichiamo come un merito la partecipazione alle missioni di pace per lo sviluppo di tutti, secondo la linea già espressa dal Governo Prodi, e votiamo a favore del provvedimento in questione pur con i distinguo richiamati dai nostri emendamenti e dai nostri ordini del giorno.
PD LUSSEMBURGO: "Il Governo dimentica gli italiani residenti all'estero"
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 16:06)
Conferenza stampa indetta da Maria Antonietta Lorenzi e Mario Tommasi, Comites di Lussemburgo e CGIE, contro i drastici tagli operati dalla Finanziaria 2009 ai fondi destinati agli Italiani all'estero
Il 14 novembre 2008 Maria Antonietta Lorenzi, presidente del Comites di Lussemburgo, e Mario Tommasi, Consigliere CGIE, hanno indetto una Conferenza...
Comites di Atene e Charleroi-La Louviere, si vota il 20 marzo
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 12:03)
Si svolgeranno il prossimo 20 marzo le elezioni per il rinnovo dei Comites di Atene e Charleroi-La Louviere. Lo hanno comunicato nei giorni scorsi il console di Charleroi Francesco Ercolano e l'ambasciatore italiano ad Atene, Gianpaolo Scarante.