Una nuova indagine della Procura di Roma su Sassi e sui membri del Comites di Miami
lunedì 07 luglio 2008
"Il Comites di Miami è al centro di una nuova indagine della Procura di Roma dopo il "Falso ideologico in atti pubblici", ipotesi di reato formulata nei giorni scorsi nei confronti del presidente del Comites di Miami, Cesare Sassi, e di quattro dei sei componenti del Comitato Italiani all'Estero della città della Florida. L'indagine, come ricorderete, è condotta dal pm della Procura di Roma Giovanni Bombardieri, e si è conclusa con il deposito degli atti e la formalizzazione dell'ipotesi di reato nei confronti di Luciana Saliani, Maurizio Paglialonga, Edoardo Ribetti e del tesoriere del Comites Ilaria Belloni, oltre che dello stesso Sassi. La magistratura romana avrebbe infatti accertato che i cinque componenti del Comites, in una delibera dell'11 aprile 2006, "attestavano falsamente di non aver mai reperito alcuna copia del giornale Gente d'Italia durante tutto l'anno 2005". In tal modo "attestando falsamente che il giornale Gente d'Italia non avrebbe avuto diritto ad alcun contributo". Ora c’è una nuova indagine, per accertare se vi siano state irregolarità nella gestione, da parte del Comitato per gli italiani all’estero della città della Florida, dei fondi che la Farnesina mette a disposizione dei Comites". Ad annunciarlo Roberto Ormanni, dalla redazione romana di Gente d’Italia, il quotidiano delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia. Riportiamo di seguito il testo integrale dell’articolo. "L’inchiesta, affidata al pubblico ministero Roberto Felici, della sezione reati contro la pubblica amministrazione coordinata dal procuratore aggiunto Maria Cordova, ha il suo perno nel bollettino "Comites Informa" e, più precisamente, il numero che è stato distribuito a marzo scorso, il mese precedente alle elezioni politiche. In particolare, il pm Felici vuole verificare se il Comites Informa possa essere stato uno "strumento" per commettere il reato di abuso d’ufficio. Va ribadito che in questa fase l’inchiesta non contesta reati specifici a nessuno, ma il compito degli inquirenti è quello di accertare, in questi casi, se i fondi pubblici, che finanziano la pubblicazione e la diffusione del bollettino, sono stati utilizzati correttamente e, soprattutto, in linea con le circolari ministeriali della Farnesina che dettano le regole di spesa. Il bollettino che ha richiamato l’attenzione dei pubblici ministeri è quello sul quale compaiono diversi articoli, a firma di componenti del Comites di Miami, che sostanzialmente invitano gli elettori (gli italiani all’estero) a votare per Cesare Sassi, presidente del Comites candidatosi alle ultime elezioni nelle liste di Pdl, ma non eletto. Tra gli articoli ce n’è uno che apre la pubblicazione dello stesso Sassi. La Farnesina, nella sue circolari, raccomanda tra l’altro ai Comites di tutti i Paesi di non finanziare eventi sportivi, manifestazioni culturali, attività di rappresentanza e, tra l’altro, di non usare gli strumenti d’informazione degli organismi per fare propaganda elettorale. La spiegazione è semplice: i Comites, per i bollettini, percepiscono fondi pubblici e dunque la propaganda di un privato non può essere pagata dallo Stato. Diversa è la questione, stando alla prima documentazione acquisita dagli investigatori, in caso di pubblicità elettorale a pagamento inserita sui Comites Informa. In pratica, la foto del candidato e l’invito al voto sono leciti quando vengono pubblicati come una qualunque pubblicità a pagamento (un ristorante, un albergo) dalla quale, anzi, il bollettino riceve un vantaggio economico se i pagamenti sono in regola. Quando invece si passa dalla pubblicità vera e propria alla propaganda sotto forma di articoli d’informazione, la questione è diversa e merita, a parere del pm Felici, di essere approfondita. In questo caso infatti i responsabili degli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero procurano un vantaggio al candidato utilizzando uno strumento che dovrebbe mantenere le finalità istituzionali assegnate dal ministero degli Esteri. Infatti il reato di abuso d’ufficio, che è l’ipotesi che la procura di Roma intende verificare, viene così "disegnato" dal codice penale: "…il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di leggi o di regolamenti, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio… procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio… è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni". Ecco il punto che il pm intende accertare: servirsi del bollettino per pubblicare articoli che di fatto costituiscono propaganda elettorale è una violazione di regolamenti e procura a chi se ne serve un vantaggio (ingiusto)? Anzitutto la procura ha incaricato la sezione di polizia giudiziaria di acquisire copia delle circolari e delle norme che regolano la pubblicazione dei bollettini dei Comites e, in secondo luogo, sta svolgendo accertamenti per sapere se i Comites Informa sono gestiti direttamente dagli organismi direttivi dei comitati. In questo caso, infatti, il presidente del Comites si sarebbe trovato ad essere, nello stesso tempo, responsabile dell’impaginazione e della pubblicazione del bollettino e candidato appoggiato dagli articoli da lui stesso commissionati (o direttamente redatti, nel caso dell’articolo a sua firma) per quel medesimo bollettino. Una circostanza che rientra in quella parte dell’articolo 323 del codice penale secondo la quale commette il reato chi "…omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio… intenzionalmente procura a sé un ingiusto vantaggio patrimoniale". L’indagine è "conoscitiva", come dicevamo, perché prima di procedere ad eventuali contestazioni di reato, bisogna verificare alcuni punti. In primo luogo che i dirigenti dei Comites sono "pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio", poi che i bollettini possono contare, per le spese di stampa e diffusione, sui fondi del ministero e dunque su fondi pubblici, infine che "leggi o regolamenti" vietano espressamente di utilizzare quei bollettini come "veicoli" per la propaganda elettorale. Il pm Felici è perciò in attesa dei risultati di questi accertamenti. In particolare è in attesa di quella documentazione, ufficiale, attraverso la quale si potrà dare una risposta a questi tre interrogativi. Per quanto riguarda invece l’aspetto del "vantaggio patrimoniale ingiusto", è fuori dubbio che qualunque candidato possa contare su articoli di propaganda senza dover pagare come fosse uno spazio pubblicitario regolarmente acquistato, ne ricavi un vantaggio patrimoniale (nel senso che risparmia di comprare spazi pubblicitari). L’ingiustizia sarebbe rappresentata dal fatto che, in questo caso, il Comites Informa non avrebbe dovuto pubblicare articoli propagandistici (ma solo pubblicità a pagamento). E dunque non essendo giusta la pubblicazione diventa ingiusto il vantaggio. Ma l’inchiesta del pm Felici potrebbe essere divisa… in due atti. Il primo è l’accertamento di eventuali responsabilità dei dirigenti del Comites o di chi si occupa della pubblicazione dei bollettini (uno o più persone, dovrà verificarlo l’indagine conoscitiva in corso), il secondo atto riguarda le (anche queste, a maggior ragione, eventuali) responsabilità di chi ha il compito di controllare l’attività dei Comites. Il primo controllore dei Comitati per gli Italiani all’Estero è il console generale competente per territorio. In pratica, se si dovesse accertare che il comportamento del Comites e di chi si occupa del bollettino è irregolare, il console, il pubblico ufficiale che ha l’obbligo di controllare, potrebbe rispondere di omessa denuncia. E oltre all’eventuale reato, non particolarmente grave che prevede soltanto la pena della multa fino a 516 euro, c’è però la responsabilità contabile e quella disciplinare. Se l’indagine conoscitiva dovesse portare alla conclusione che il numero di Comites Informa di Miami di marzo 2008 è stato indebitamente utilizzato per fare un po’ di propaganda elettorale ad un candidato, che per giunta è il presidente dello stesso Comites, in teoria anche la procura regionale della Corte dei Conti del Lazio potrebbe avviare un’azione di risarcimento per il danno erariale (i soldi pubblici spesi per un bollettino che ha portato vantaggi a un privato) nei confronti dei responsabili. Sia degli eventuali responsabili diretti sia di coloro che avrebbero dovuto controllare. L’indagine, come abbiamo detto, è alle fasi iniziali ma potrebbe avere sviluppi abbastanza rapidi (compatibilmente con lo stop estivo) dal momento che gli elementi che il pm ha dato incarico di acquisire sono tutti rappresentati da documenti ufficiali". (aise)
Ecco le ultime news pubblicate su www.pdmondo.info
Intervento in Aula dell'on. Franco Narducci sulle missioni militari all'estero
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 16:56)
On. Franco Narducci
Signor Presidente, Onorevoli colleghi,
dobbiamo approcciarci a questo provvedimento con la convinzione che le missioni all’estero sono uno strumento importante per la politica estera italiana ed europea per costruire percorsi di pace, in continuità con l’azione svolta dal precedente Governo di Romano Prodi. Le missioni italiane sono caratterizzate dal fatto di essere inserite in un quadro di operazioni condotte in molti casi sotto l’esplicito mandato delle Nazioni Unite, dell’Unione europea o nel quadro del “nuovo” diritto internazionale umanocentrico, così come lo definisce Papisca, agendo uti universi, e nella prospettiva di operazioni di peace-keeping preventivamente autorizzate dal Consiglio di sicurezza. Gli interventi italiani, condotti sempre con spirito umanitario ed in ottemperanza alla collective international responsability to protect, sono da considerarsi tra le attività che caratterizzano maggiormente la presenza italiana nel mondo e grazie alla grande capacità del personale militare siamo riusciti a conquistare credibilità sullo scenario internazionale anche al di sopra delle risorse impegnate.Nello stesso tempo però andrebbero individuati criteri e fondi a livello internazionale per il finanziamento e l’addestramento comune dei contingenti destinati a tali operazioni, cosa che favorirebbe anche un più rapido dispiegamento delle forze di peace-keeping. Sempre a livello internazionale bisognerebbe procedere al rafforzamento, con regole condivise, della capacità delle missioni di peace-keeping di fare fronte a tutte le circostanze potenzialmente variabili utilizzando il quantum di forza necessario come già contenuto nel cosiddetto rapporto Brahimi e nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1327 del 13 novembre 2000.L’intervento italiano si è sempre caratterizzato per il suo aspetto umanitario volto a far cessare la brutale violazione dei diritti umani fondamentali. L’Italia seguendo la propria vocazione dovrebbe agire in maniera tale che i meccanismi istituzionali esistenti a livello internazionale per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale siano rinforzati sottolineando il ruolo fondamentale della responsabilità comunitaria degli stati attraverso il riconoscimento di obbligazioni verso la comunità internazionale nel suo insieme. Inoltre, dal punto di visto interno, mi sembra importante che si proceda, nonostante i significativi passi avanti compiuti in tal senso, al varo di una legge organica sulle missioni militari italiane all’estero, sotto l’art.11 della Costituzione, in modo da operare in un quadro definito già preventivamente e che racchiuda tutte le fattispecie ipotizzabili.Le missioni di pace che il nostro Paese porta avanti sono contributi di alta civiltà: in Afghanistan siamo impegnati perché “caedant arma togae”, per tessere la pace con il filo della giustizia e della libertà. Bisogna ricostruire il sistema istituzionale ed assicurare il corretto svolgimento dell’amministrazione della giustizia. Ci troviamo in un periodo di transizione internazionale, è finita l’epoca del “balance of powers” e rischiamo di tornare verso un sistema di “concerto di potenze” che esclude le Nazioni Unite dal ruolo che devono continuare ad assumere, rappresentando la più alta istanza internazionale in cui assicurare una governance legittima e condivisa dei temi globali.In questo quadro l’Italia, nelle missioni estere, propone un modello vincente perché coniuga fermezza e umanità. Abbiamo ricordato, nei giorni scorsi, i caduti di Nassirya, portatori di pace, amati dagli italiani e non solo come hanno mostrato i funerali in San Paolo fuori le mura.Essi non sono stati in alcun modo terminali di un’azione egemonica o impositiva attraverso la forza, come qualcuno vorrebbe, ma promotori e difensori strenui dei diritti umani troppe volte calpestati. Essi, come ogni militare italiano presente nelle aree di crisi, sono espressione del popolo italiano che vuole un mondo di pace e progresso ed il Parlamento deve riflettere il corale sostegno del Paese alla costruzione della pace e oggi lo può fare all’unanimità votando il sostegno alle nostre missioni all’estero attraverso il provvedimento di rifinanziamento.Si tratta del destino di popoli interi ognuno con la propria tradizione e cultura che la grande carica umana della nostra storia riesce a rispettare e a valorizzare poiché la pace passa anche attraverso la pluralità e non l’omologazione. Il ruolo delle Nazioni Unite deve essere sempre più forte in questo scenario, soprattutto dopo il crollo del muro di Berlino. Dobbiamo lavorare in questo senso e gettare il cuore oltre l’ostacolo per contribuire a far affermare un multilateralismo che sappia ammettere la responsabilità come principio e proporre una governance mondiale delle crisi convergendo verso la piena tutela dei diritti umani.In questo quadro si inserisce il nostro senso di responsabilità e con il Presidente Napolitano ricordiamo chiaramente che ingerenza umanitaria è cosa totalmente diversa da guerra e chi afferma il contrario lo fa semplicemente spinto da forzature ideologiche. Le recenti crisi, per l’UE, hanno avuto numerosi effetti, ma uno dei più importanti è stato quello di sottolineare l’impotenza militare dell’Unione di fronte all’abilità europea di usare il suo potenziale economico e diplomatico che veniva per queste ragioni compromesso. Le esperienze degli sforzi sostenuti in Albania, Bosnia, e Kosovo hanno evidenziato l’importanza degli aspetti civili nelle ricostruzioni post-crisi ed in particolare in Albania, nel contesto dell’operazione Alba, si è manifestata la capacità degli europei di indirizzare la soluzione delle crisi mettendo in evidenza che le situazioni post-conflitto richiedono un legame stretto tra servizio giudiziario, polizia, riforme amministrative, giuridiche ed istituzionali oltre che una stretta cooperazione con le autorità locali raggiungendo una capacità di visione comune. Questa capacità tutta europea, e peculiarmente italiana, si rivela ancora una volta importante nel caso della situazione in Georgia e si inscrive nel ruolo unitario che l’Unione vuole ricoprire in politica estera. In effetti, l'UE ha acquisito, negli ultimi anni, una maggiore consapevolezza del suo ruolo in politica estera e nei processi di pacificazione, poi racchiusa più coerentemente nel Trattato di Lisbona. Lo sviluppo di una più ambiziosa strategia europea in politica estera significa anche che la politica dell'UE sarà più soggetta a critiche, pagando il suo prezzo interno per voler agire in modo globale e in un contesto multipolare. Ma la maggior parte degli Stati membri e dei cittadini europei stanno acquisendo consapevolezza dell’importanza della loro reciproca interdipendenza anche in termini di gestione della sicurezza collettiva e prevenzione dei conflitti soprattutto se si manifestano alle proprie porte. Ne è prova la crescente percezione che registra l’Eurobarometro dell’importanza delle operazioni di peace-keeping, di aiuto umanitario e del ruolo delle forze armate nel difendere valori come la libertà e la democrazia.Siamo presenti in molte aree di crisi ed in altre dobbiamo prepararci ad intervenire come nel Darfur dove è in corso un genocidio e dove dobbiamo avere il coraggio di fare pressioni sugli attori africani e sulla Cina. Ma nel frattempo si è aperto, in questi giorni, il fronte del Congo, che non possiamo ignorare. Onorevoli Colleghi, l’esperienza maturata dall’Italia nelle missioni internazionali deve spingere il governo a farsi promotore di alcune significative innovazioni, in attesa di rinforzare quei meccanismi istituzionali internazionali di cui parlavo prima. Sono innovazioni che dovrebbero mirare ad un maggior coordinamento tra le varie realtà presenti sul campo e una maggiore efficienza nella linea di comando dal momento operativo fino al quartier generale delle Nazioni Unite.Consapevoli, Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, che l’Italia opera in ottemperanza al rispetto dei diritti umani e in ambito ONU, rivendichiamo come un merito la partecipazione alle missioni di pace per lo sviluppo di tutti, secondo la linea già espressa dal Governo Prodi, e votiamo a favore del provvedimento in questione pur con i distinguo richiamati dai nostri emendamenti e dai nostri ordini del giorno.
PD LUSSEMBURGO: "Il Governo dimentica gli italiani residenti all'estero"
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 16:06)
Conferenza stampa indetta da Maria Antonietta Lorenzi e Mario Tommasi, Comites di Lussemburgo e CGIE, contro i drastici tagli operati dalla Finanziaria 2009 ai fondi destinati agli Italiani all'estero
Il 14 novembre 2008 Maria Antonietta Lorenzi, presidente del Comites di Lussemburgo, e Mario Tommasi, Consigliere CGIE, hanno indetto una Conferenza...
Comites di Atene e Charleroi-La Louviere, si vota il 20 marzo
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 12:03)
Si svolgeranno il prossimo 20 marzo le elezioni per il rinnovo dei Comites di Atene e Charleroi-La Louviere. Lo hanno comunicato nei giorni scorsi il console di Charleroi Francesco Ercolano e l'ambasciatore italiano ad Atene, Gianpaolo Scarante.