Il Comites Vaud – Friburgo si interroga sulla sorte della rete consolare italiana in Svizzera

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martedì 15 luglio 2008

LOSANNA – Il Comites Vaud – Friburgo esprime preoccupazione per la sorte della rete consolare italiana in Svizzera dopo l’annuncio dei tagli sui capitoli di spesa destinati agli italiani all’estero da parte dell’attuale governo. Per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sul futuro della struttura diplomatica consolare, insieme ai membri del Cgie, delle associazioni e a comuni cittadini ha dato luogo lo scorso 9 luglio all’occupazione simbolica del Consolato generale di Losanna.

“Dopo l’annuncio dei tagli – scrive in una nota il Comites – si è passati subito all’azione pratica con la riduzione del Consolato di Berna a cancelleria, senza che vi sia stata alcuna comunicazione ufficiale, nè sia stato presentato alcun piano di ristrutturazione all’Ambasciata, tantomeno alle Rappresentanze; questo è solo l’inizio, visto che prima della fine dell’anno si prevede già il ritiro di altro personale” .

Comites e Cgie non ci stanno a questo modo di procedere e con l’occupazione simbolica, chiedono un minimo di concertazione e di trasparenza. “Chiedono che venga chiarito come si intende procedere e come si intendono garantire i servizi sempre più variegati di una comunità in continuo aumento, con la ripresa della cittadinanza”.

A Losanna, la delegazione capeggiata dal presidente del Comites Vaud - Friburgo, Grazia Tredanari, e dal rappresentante del Cgie, Gianfranco Gazzola, è stata ricevuta dalla neo-viceconsole che ha preso le funzioni proprio il 9 luglio mattina “dopo un anno e mezzo di vacanza del posto – fa sapere la delegazione; – e che dire poi dello sportello consolare di Friburgo, dove da marzo 2007 non vi è alcun impiegato consolare a prestare servizio? Si converrà che la situazione in realtà è già difficile così com’è, visto che si stenta a fornire i servizi richiesti”.

“Dall’Italia queste proteste sembrano inezie o cose lontanissime. Gli Italiani all’estero sono considerati dei privilegiati, dimenticando che molti sono stati emigrati, proprio come quelli che sono ora nel nostro Paese e che, nonostante abbiano trascorso anche 40 anni in terra straniera, come molti dei loro figli, continuano ad avere la sola cittadinanza italiana. Ciò vuol dire che per loro il Consolato non è una semplice rappresentanza, ma corrisponde al comune e alla questura, per cui,i servizi consolari non sono un lusso, ma una reale necessità pratica”.

Nel rispetto dei 521.349 connazionali iscritti all’Aire nel 2007 in Svizzera i Comites e il Cgie fanno sapere che continueranno a protestare “affinché si concerti un piano di ristrutturazione che miri indubbiamente al risparmio, ma che si avvicini il più possibile ad un modello di efficienza degna di un paese sviluppato come il nostro”. (Inform)

 
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