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Il commento di Laura Garavini (PD) sulla risposta del Sottosegretario Mantica
(scritto daMassimiliano Raffaele, pubblicato il mercoledì 08 ottobre 2008 11:43)
On. Laura Garavini
"Cortese nel tono, ma scarsa nei contenuti“. È così che l’on. Laura Garavini (PD) definisce la risposta del Sottosegretario Mantica alla sua interrogazione parlamentare in cui aveva chiesto di rendere più celeri e meno burocratiche alcune pratiche oggi in mano ai Consolati.
"È positivo che Mantica assicuri nella sua risposta che sta studiando come meglio attuare la norma secondo cui i patronati possono svolgere attività di supporto alle autorità diplomatiche e consolari italiane. Ma è da mesi che c’è una convenzione pronta sul tavolo, preparata ancora dal Governo Prodi, che renderebbe alcuni servizi più accessibili e meno burocratici per gli italiani nel mondo. Questa convenzione andrebbe solo firmata”, dice la deputata PD. La convenzione prevede che nell’esercizio di determinati servizi ai cittadini i maggiori patronati vengano affiancati ai Consolati.
"Proprio in base alle parole di stima che Mantica usa per il lavoro dei Patronati all’estero sarebbe auspicabile mettere subito in atto il documento già redatto. La firma da parte del Governo sarebbe un importante passo avanti per offrire agli italiani nel mondo servizi più efficaci e più vicini alla gente”, sottolinea la Garavini. Nella sua risposta il Sottosegretario scrive che “non si può negare il ruolo importante dei Patronati all’estero, nelle loro attività in materia pensionistica, in materia di consulenza ed anche informativa, come trait d’union tra l’utente e gli Uffici Consolari e, quando occorre, nella veste di mediatori sociali, per non dimenticare che continuano comunque a rappresentare uno dei canali più importanti attraverso i quali i connazionali residenti all’estero possono far sentire la loro voce”.
Sarebbe positivo ottimizzare la cooperazione fra Patronati e Consolati, dice la Garavini, perché i Consolati o per problemi finanziari o per la scarsità di personale, non sono in grado di adempiere in tempi celeri a tutta una serie di prestazioni, frequentemente richieste dai nostri connazionali all´estero.
CHIOCCHETTI (PD): "Il Pdl si prenda le proprie responsabilità per la vicenda Di Girolamo"
(scritto daRedazione, pubblicato il mercoledì 08 ottobre 2008 10:59)
Maurizio Chiocchetti
"Nella giornata di oggi la giunta del Senato si pronuncerà sulla destituzione del Senatore Di Girolamo. Io mi auguro vivamente che questa triste vicenda, che sta andando avanti da svariati mesi ormai e che ha gettato una cattivissima luce su tutto il voto all'estero, possa finalmente concludersi nell'unico modo possibile, ovvero con la destituzione del Senatore del PDL". È quanto auspica Maurizio Chiocchetti, responsabile del PD per gli italiani nel mondo, nel giorno in cui la Giunta per le elezioni del Senato dovrebbe prendere una decisione sul caso-Di Girolamo, senatore del Pdl cui viene contestato il requisito di residenza all’estero all’atto della presentazione della propria candidatura. Senatore che, la scorsa settimana, ha pure presentato un’eccezione di costituzionalità verso l’articolo 8 della Legge Tremaglia.
"Sin dall'inizio, da quando sono emersi gli elementi probatori raccolti dalla magistratura che lasciavano veramente poco spazio a dubbi – ricorda Chiocchetti – noi abbiamo detto che la presenza di Di Girolamo in Senato era ed è un'offesa al Parlamento e ai tanti elettori italiani nel mondo, e che sarebbe stato più dignitoso se Di Girolamo avesse seguito il nostro invito a dimettersi invece di costringere il Senato e le nostre istituzioni a doversi occupare di questa penosa faccenda". "Siamo contenti che finalmente, alla luce dei fatti e dinanzi all'imminente decisione della giunta del Senato, anche tra le fila del centrodestra si siano levate voci che chiedono le dimissioni di Di Girolamo", scrive Chiocchetti riferendosi a Guglielmo Picchi. "Sarebbe quindi utile ed opportuno – prosegue – che i dirigenti che nel PDL si occupano degli italiani all'estero facessero un mea culpa su quanto è avvenuto. È stato proprio il loro candidato premier a lanciare continui allarmi su truffe ed imbrogli nel voto estero, ed ora credo sia giunto il momento per il Pdl di prendersi pubblicamente le proprie responsabilità per quanto è avvenuto e – conclude – di scusarsi nei confronti degli elettori italiani nel mondo". (aise)
Troppi tagli in Finanziaria, Carozza (CGIE) chiede un incontro a Frattini
(scritto daRedazione, pubblicato il mercoledì 08 ottobre 2008 10:58)
"Il Cgie non può accettare supinamente tale situazione (prodotta dalla finanziaria - ndr), che nella prospettiva triennale è addirittura destinata a peggiorare, e dovrà mettere in atto tutte le possibili iniziative di sensibilizzazione con il sostegno dei parlamentari eletti all’estero, non escludendo l’eventualità di rivolgersi, oltre che al Ministro degli Esteri-Presidente del Cgie, all’On. Letta, ai Presidenti delle due Camere, al Ministro Tremonti e, al limite, allo stesso Presidente della Repubblica; non si esclude la possibilità di mobilitare i connazionali nel mondo per eventuali azioni di protesta che attirino l’attenzione dell’opinione pubblica". Questo recitava il verbale del Comitato di Presidenza dello scorso 28 settembre. Così il segretario generale del Cgie, per dare seguito a quelle indicazioni, ha inviato oggi quattro lettere, identiche, al Ministro degli esteri, Franco Frattini, al sottosegretario Alfredo Mantica, al segretario generale del Mae, ambasciatore Massolo, e a tutti gli eletti all’estero per mettere nero su bianco le preoccupazioni del Cgie e poi per richiedere un incontro indicando il 14 ottobre come data utile, visto che nello stesso giorno si terrà la seconda riunione del Comitato organizzatore della Conferenza Mondiale dei Giovani. "Dalla Relazione di Governo che il Direttore Generale per gli Italiani all’Estero, Ministro Carla Zuppetti, ha esposto il 28 settembre al Comitato di Presidenza del Consiglio Generale riunitosi a Parigi – scrive Carozza – abbiamo appreso con enorme preoccupazione l’entità del ridimensionamento che la Finanziaria 2009 prevede di applicare ai capitoli di bilancio in favore dei connazionali all’estero. Le risorse che sarebbero assegnate per tali finalità ammonterebbero infatti a soli 32 milioni di euro, con una decurtazione di 50 milioni rispetto agli stanziamenti di bilancio per l’anno in corso". "Se si pensa che i 32 milioni per il 2009 sarebbero perfino inferiori a quelle assegnate nel 2008 al solo capitolo destinato al finanziamento dei corsi di lingua e cultura (34 milioni nel 2008) – rileva Carozza – il quadro che ne emerge è disastroso. Anche perché se i corsi di lingua e cultura sono una priorità per i connazionali, certamente non è meno prioritaria l’assistenza diretta per la quale nel 2008 erano stati assegnati 28 milioni di euro. Da calcolare inoltre che le risorse di cui potrà disporre la competente Direzione Generale saranno in realtà di poco superiori ai 25 milioni: la convenzione sanitaria per l’Argentina ha infatti validità biennale e nel 2009 assorbirà 6,7 milioni di euro". "Il Comitato di Presidenza del CGIE – si legge ancora nelle lettere – ritiene che se gli stanziamenti in favore delle comunità italiane all’estero dovessero rimanere immutati, ciò equivarrebbe a mettere fine al rapporto del Paese, dell’Italia, con i propri connazionali che vivono nel Mondo. Il Governo si assumerebbe la responsabilità storica di aver abbandonato milioni di cittadini italiani e di aver rinunciato per sempre a valorizzare la risorsa culturale, sociale, economica e politica rappresentata dalle nostre collettività. Nessun tipo di rappresentanza potrebbe essere più presa in considerazione, compresa quella Parlamentare. C’è da chiedersi a questo punto che senso abbia riunire a Roma la Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo, per "valorizzarne la risorsa che essi rappresentano", quando in realtà non potrà essere attuata nessuna delle politiche in favore degli italiani all’estero siano essi giovani o anziani". "Pur nella consapevolezza del difficile momento che attraversa l’economia del nostro Paese, in un contesto di crisi mondiale, - scrive ancora il segretario generale – ci vediamo obbligati a pensare che il MEF non abbia affatto valutato l’impatto che la grave decurtazione in parola avrebbe sui milioni di cittadini italiani che vivono (e che votano) all’estero". Per questo, Carozza, anche a nome dei quattro vice segretari generali, ha chiesto a tutti, parlamentari, membri di governo e rappresentanti della Farnesina, di incontrarsi "al di là delle divisioni politiche" per "concertare insieme un’azione comune da svolgere sia in Italia sia all’estero", indicando, come accennato, il 14 ottobre come data utile, "in quanto saremo tutti a Roma per la seconda riunione del Comitato organizzatore della Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo". (aise)
NARDUCCI (PD): “Facciamo il punto sull’attività governativa”
(scritto daRedazione, pubblicato il mercoledì 08 ottobre 2008 10:56)
On. Franco Narducci
Dall’Alitalia, alla crisi finanziaria negli Usa. Dai tagli al Ministero degli Affari Esteri alla promozione della lingua italiana, con un occhio attento al mondo dell’editoria. Franco Narducci, deputato del Partito Democratico, eletto alla Camera nella circoscrizione Europa, analizza le scelte governative, avanza proposte di riforma, gettandosi a capofitto nelle battaglie in difesa dei nostri connazionali residenti fuori dai confini nazionali. Incominciamo, analizzando gli ultimi mesi di attività del Governo Berlusconi. Onorevole Franco Narducci, cosa può dire in merito?In queste ultime settimane l’attività parlamentare è segnata dalle preoccupazioni ben evidenziate dal recente dibattito sulla crisi della democrazia in Italia, oltre che dalla crisi finanziaria internazionale, dalla crisi dell’Alitalia e dalle tensioni internazionali con l’affermarsi sotterranea di una concezione dello Stato basata sull’appartenenza etnica come nel caso dell’Ossezia e dell’Abkhazia. Una concezione che, non dimentichiamolo, ha provocato tragedie immani all’umanità. Sulla questione “democrazia” in Italia credo debba avviarsi una seria riflessione visto il ruolo puramente di supporto al Governo a cui è stato ridotto il Parlamento. Ne è prova l’impossibilità reiterata di proporre modifiche ai decreti governativi, da quello sulla finanziaria a quello sulla sicurezza, fino alla questione scuola ora in discussione nell’Aula parlamentare. Una ulteriore prova si è avuta questa mattina (2 ottobre) con l’audizione del Ministro Tremonti sulla “Esposizione economico-finanziaria ed esposizione relativa al bilancio di previsione”: le parole pronunciate nell’aula della Camera dal Ministro Tremonti sono sconcertanti per l’assoluta inutilità che attribuisce al ruolo del Parlamento. Ma ancora più sconcertanti sono le affermazioni del Capo del Governo Silvio Berlusconi; ieri, infatti, ha sottolineato più volte la sua volontà di ricorrere maggiormente alla decretazione d’urgenza, facendola diventare lo strumento ordinario del Governo del nostro Paese. Affermazioni gravi, giacché se il Parlamento è svuotato, di fatto, della sua funzione e l’opposizione non è messa in grado di svolgere il suo ruolo, allora la democrazia è fortemente a rischio. Un rischio che può essere scongiurato attraverso la formazione di una opinione pubblica più libera e matura, che a partire dalla riscoperta della Carta Costituzionale rimetta in moto il senso di partecipazione alla costruzione del bene comune. Basterebbe riscoprire veramente la Costituzione ed i grandi principi in essa contenuti per avere la bussola del futuro coltivando lo spirito della democrazia. Una bussola capace di orientarci lungo la strada delle riforme che vorremmo condivise e orientate alla realizzazione effettiva del bene comune di tutti gli italiani senza dimenticare il principio di solidarietà incardinato nella Costituzione.Onorevole Narducci, i tagli operati dal Governo al MAE sono al centro dell’attività parlamentare di senatori e deputati eletti nella circoscrizione estro, sia di maggioranza che di opposizione. Lei cosa pensa in merito?Il sistema di servizi e di promozione delle comunità italiane nel mondo, costruito con un lavoro faticoso e con tanto volontariato dalla rete associazionistica e dagli organismi di rappresentanza, rischia di implodere a causa delle dissennate politiche finanziarie che il Governo sta attuando verso i cittadini italiani all’estero. Non si può dire che il Governo di Silvio Berlusconi ami gli italiani emigrati, un disamore che getta interrogativi pesanti anche sul ruolo dei parlamentari del PDL eletti nella Circoscrizione Estero. Nei mesi scorsi avevo denunciato i tagli effettuati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze su alcuni capitoli di spesa del bilancio del Ministero degli Affari Esteri relativi alle comunità emigrate. Si tratta di risorse stanziate dal Governo Prodi con la Finanziaria 2008, una legge già in vigore, ridotte dal Ministro Tremonti per reperire i fondi occorrenti per l’abolizione dell’ICI. Oltre al danno la beffa! Gli italiani emigrati, penalizzati dai tagli, sono stati esclusi anche dall’abolizione dell’ICI. Con il decreto legge recante “Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione delle finanza pubblica e la perequazione tributaria”, e la Legge Finanziaria 2009 in versione ridotta che il Parlamento discuterà nei prossimi giorni, il funzionamento dei servizi per le comunità italiane emigrate rischiano la paralisi se non il crollo. Il Governo Prodi, pur in una logica di risanamento dei conti pubblici, aveva destinato 82 milioni di euro al bilancio del MAE per garantire i servizi ai nostri connazionali emigrati. Il Governo Berlusconi ha invece ridotto a poco più di 31 milioni di euro le disponibilità finanziarie gestite al MAE dalla Direzione Generale Italiani all’Estero e Politiche Migratorie. Le preoccupazioni e le conseguenze più immediate sono per gli interventi diretti alla diffusione e promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo. I corsi per i giovani italiani o oriundi italiani funzionano – sotto il profilo finanziario – per anno solare, per cui le attività avviate con l’anno scolastico iniziato da poco settimane dovranno essere in larga parte soppresse all’inizio del 2009. A regime, infatti, il costo delle attività scolastiche condotte dagli Enti Gestori è di circa 30 milioni di euro annui e occorre sottolineare che i corsi di lingua e cultura italiana facenti capo ai summenzionati Enti e ai docenti di ruolo sono frequentati da circa 600 mila giovani in tutto il mondo. I tagli avranno un effetto dirompente anche sull’assistenza ai nostri connazionali ultra sessantacinquenni in condizioni di palese povertà. Sono cittadini italiani a pieno titolo che tanto hanno dato al nostro Paese con le loro rimesse e il legame profondo con l’Italia e che ora si vedono negare il supporto minimo assicurato dalla nostra Costituzione ai cittadini che vivono le stesse difficoltà in Italia. Il Governo continua a fare orecchie da mercante alle nostre richieste e la decretazione d’urgenza adottata dal Governo, con il continuo ricorso al voto di fiducia, ha impedito all’opposizione e ai suoi parlamentari eletti all’estero di far valere gli emendamenti puntualmente presentati per rimediare alla situazione illustrata. Dulcis in fundo: le prospettive per gli anni successivi sono ancora più deleterie rispetto al quadro 2009, poiché la politica di smantellamento proseguirà drasticamente anche nel 2010 e 2011. A nulla serve ricordare costantemente il flusso finanziario che dagli italiani all’estero giunge in Italia, in termini di turismo di ritorno, acquisti, promozione dei prodotti italiani e, last but not list, il poderoso fattore economico “pensioni” (miliardi di euro) pagate dai sistemi previdenziali delle nazioni europee ed extra europee agli italiani ex-emigrati rientrati nel nostro Paese. Di questo passo dobbiamo dire addio alla promozione del nostro Sistema Paese nel quadro dell’internazionalizzione, all’assistenza ai più deboli e al funzionamento di quelle strutture di rappresentanza, come Comites e CGIE, faticosamente costruite. Non lo possiamo accettare! Gli italiani nel mondo devono ribellarsi a tutto ciò, è ora di smascherare con i numeri le falsità degli annunci benevoli nei confronti delle nostre comunità nel mondo, di cui sono prodighi i Ministri del Governo Berlusconi quando sono “in trasferta”.La scorsa settimana ha partecipato a Roma alla presentazione del “rapporto italiani nel mondo 2008” a cura della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale. Cosa ha da dire al riguardo?Le riforme non avanzano e ai proclami non corrispondono fatti reali. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha ricordato l'importanza della lingua e della cultura italiana, ma a questi proclami non corrispondono fatti reali. I tagli massicci che il Governo ha operato a danno degli italiani nel mondo, quando gli ex lavoratori italiani all'estero determinano un flusso di pensioni annuo di 4 miliardi di euro. Bisognerebbe investire di più sui giovani, rilanciare l'associazionismo e far avanzare le riforme come quella relativa agli istituti italiani di cultura. Il Rapporto, giunto alla terza edizione, è diventato un vero e proprio strumento di lavoro di grande utilità per moltissime organizzazioni, grazie alla bravura e alla abilità con cui Franco Pittau è riuscito a rendere complici di quest’opera un gran numero di esperti, conoscitori, tecnici e cultori appassionati della storia dell’emigrazione italiana nel mondo; sono infatti testimoni di una realtà enorme per gli aspetti che abbraccia e che hanno vissuto detta realtà o ne hanno fatto una ragione di vita per motivi affettivi e professionali.Lei ha presentato un ordine del giorno per la tutela del’assegno sociale e per il mondo dell’editoria italiana all’estero. Può spiegare in dettaglio di cosa si tratta?Bisogna adottare tutte le iniziative opportune affinché i cittadini italiani emigrati rientrati in Italia per risiedervi permanentemente non siano esclusi dal beneficio dell'assegno sociale'.Ho avanzato la richiesta con il collega Luigi Bobba, con cui ho presentato, in sede di discussione del Disegno di Legge di conversione del decreto legge sullo sviluppo economico, due ordini del giorno mirati ad impegnare il Governo sulle questioni dell'accesso all'assegno sociale e della stampa italiana all'estero. Abbiano chiesto al Governo di impegnarsi anche per quanto concerne la stampa italiana all'estero con una semplificazione e un riordino nel settore dell'editoria, mediante l’integrazione della composizione della Commissione inserendovi i rappresentanti della Federazione Unitaria della Stampa Italiana all'Estero (Fusie), della Commissione Informazione del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE) e della Consulta nazionale dell'emigrazione (C.n.e.).Lei si è scagliato anche contro il dimezzamento dei fondi per la cooperazione. E’ vero? E Perché?Il dimezzamento dei fondi per la cooperazione da parte del governo e' inaccettabile. Cosa che ho detto a gran voce nel corso del dibattito organizzato dalla campagna del Millennio delle Nazioni Unite, presso la sala del Cenacolo della Camera. Ho sostenuto che il processo di realizzazione degli Obiettivi del Millennio mostra evidenti difficoltà di avanzamento. Particolare preoccupazione desta la notizia secondo cui il governo ha avanzato la proposta di procedere, con la prossima finanziaria, ad un taglio degli stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo e gli aiuti ai paesi poveri di oltre la metà delle risorse allocate lo scorso anno portando allo 0,1 1'ammontare del pil destinato alla cooperazione. Tale riduzione, che non ha precedenti, porterebbe l'Italia a non assolvere gli impegni già contratti a livello internazionale che prevedono lo stanziamento dello 0,51% del pil per la lotta alla povertà entro il 2010. Gli obiettivi del millennio esprimono diritti esigibili e dobbiamo impegnarci nel portare avanti la sfida dell'annullamento del debito promuovendone una complessiva riduzione sostanziale e programmata fino ad arrivare, attraverso un accordo internazionale, ad una struttura per i prestiti responsabili.E’ stato Lei, onorevole Narducci, a organizzare il convegno, promosso dall’Unaie, su "Cittadinanza, integrazione e politiche migratorie". Ci propone qualche spunto di riflessione?Offrire spunti di riflessione e tutta l’esperienza dell’associazionismo italiano all’estero perché l’Italia riesca a mettere in atto buone politiche migratorie: questo è stato l’obiettivo del convegno, cui hanno partecipato rappresentanti delle Istituzioni, ambasciatori di Paesi esteri in Italia, membri dell’associazionismo italiano all’estero, deputati e senatori, tra cui Fabio Porta e Laura Garavini. Il La manifestazione è stata promossa per cercare di dare indicazioni preziose agli "addetti ai lavori", a quelle persone, cioè, che si occupano di politiche migratorie in Italia. Lavoro, asilo e accoglienza sono i temi centrali di un dibattito quanto mai attuale che deve in qualche modo orientare le scelte politiche in tema migratorio che devono avere come punto di riferimento i valori della democrazia, della legalità e del rispetto della dignità umana. L’immigrazione è materia delicata che, per essere governata, ha bisogno di scelte che prescindano da politiche di parte, di strumenti adatti che presuppongono competenze, magari maturate sul terreno. Per questo l’apporto delle associazioni può essere determinante. Tocqueville, già a metà dell’Ottocento sosteneva che l’associazionismo è prerequisito dell’affermazione della democrazia, resto pienamente convinto che per gli immigrati le associazioni sono importanti per accedere ai cosiddetti diritti politici secondari, a quei diritti, cioè, che lastricano la via verso l’integrazione e la cittadinanza attiva. E qui entrano in gioco le istituzioni nazionali e amministrative, ma anche e soprattutto l’Unione Europea che deve gestire la libera circolazione sia in ambito comunitario che extracomunitario, fornendo risposte urgenti, raccogliendo le esperienze maturate sul campo da quei Paesi che nel vecchio continente sono storicamente di immigrazione. Per questo abbiamo invitato rappresentanti di Germania, Svizzera e Gran Bretagna, paesi di immigrazione molto prima dell’Italia, perché dalle esperienze si può imparare molto, sempre nella consapevolezza che sulla politica migratoria nessuno ha la bacchetta magica, ma tutti devono avere la voglia di promuovere politiche attive per l’integrazione. L’esperienza da cui attingere, però, non è solo quella degli paesi d’accoglienza: c’è anche quella, "dolorosa", degli italiani all’estero che al nostro Paese può insegnare molto e che ha comunque evidenziato, negli anni, temi e nodi fondamentali da sciogliere che ho individuato nella scuola, nella dignità abitativa, nella formazione professionale, come anche nelle rimesse dirette, nel turismo di ritorno, nel sistema previdenziale e, infine, nella rappresentanza attiva, cioè il voto.Onorevole Franco Narducci, Lei ha presentato una interrogazione al Ministro degli esteri per avere chiarimenti circa la situazione del Fondo Unico d’Amministrazione (Fua) per la categoria dei dipendenti a contratto della Farnesina. Fa una sintesi di questo problema?Secondo i dati del Mae, dal 2001 i finanziamenti non sarebbero stati interamente utilizzati per il personale succitato, bensì sarebbero stati restituiti ogni biennio, per mancato utilizzo, al Ministero dell'economia e delle finanze con conseguente danno economico per il personale interessato. Nonostante le numerose e puntuali richieste d'informazione da parte sindacale in merito alla presenza di fondi residui sul relativo capitolo in passato l'amministrazione degli Esteri non ha fornito alcun riscontro, oppure ha confermato il completo utilizzo degli stessi. Ad aggravare la situazione, sembra che sia la Farnesina, intenzionata ad attuare una procedura farraginosa che, se posta in atto, produrrà una nuova perdita dei residui Fua dell'anno 2007, con un danno economico arrecato ai dipendenti a contratto sottoposti al già citato Ccnl, stimato in circa 7 milioni di euro. Per questo ho chiesto di sapere se il Ministero degli affari esteri intendesse chiarire correttamente alle organizzazioni sindacali la situazione relativa al fondo unico d'amministrazione, consentendo loro di far valere i legittimi diritti dei dipendenti a contratto che rappresentano. A rispondere all’interrogazione in Commissione Affari Esteri è stato il sottosegretario Stefania Craxi, che ha ricordato che il Fondo Unico di Amministrazione (FUA) per il Personale a contratto è stato istituito il 12 aprile 2001 dal cosiddetto "Accordo Successivo": un contratto collettivo di settore che ha adeguato ai contrattisti le norme del Contratto Nazionale del Lavoro (CCNL). L'Amministrazione degli Esteri e le rappresentanze sindacali hanno successivamente concluso, il 19 dicembre 2001, un Accordo integrativo con cui le disposizioni dell'Accordo Successivo sono state precisate, ai fini dell'applicazione all'interno del Ministero degli affari esteri. Il FUA per il personale a contratto, ha aggiunto la Craxi, disponeva di uno stanziamento iniziale, da incrementarsi in occasione di ogni successivo contratto collettivo, finalizzato a finanziare, oltre alle componenti reddituali del personale con contratto a legge italiana, anche i passaggi interni dalle posizioni economiche inferiori a quelle superiori degli impiegati stessi. Gli Accordi in questione stabilivano altresì degli importi iniziali da corrispondere al predetto personale, riservando a successivi protocolli d'intesa l'adeguamento di queste somme. Prevedevano inoltre che, in corrispondenza di ogni Contratto Nazionale, i criteri dell'attribuzione venissero rivisti. Dal 2001, ha spiegato il sottosegretario gli stanziamenti sul FUA sono stati adeguati ad ogni rinnovo del CCNL, ma i previsti Accordi sulla ridefinizione degli importi FUA non sono stati raggiunti. Si sono quindi creati dei residui, di cui andrebbe definita la destinazione. L'Accordo Integrativo prevede però che tali residui vadano in economia dopo un biennio: questo vuol dire che alla fine del 2008, se non si raggiungerà un accordo, tutti i residui accumulati fino al 2006 andranno in economia. Da ultimo nell'incontro con le organizzazioni sindacali del 4 luglio 2008, cui fa riferimento l'interrogante, questa Amministrazione ha sottolineato l'esigenza di addivenire rapidamente ad un accordo sul FUA. Si è inoltre convenuto di riprendere senza indugio la discussione dopo la pausa estiva. Sulla base di quanto convenuto a luglio, l'Amministrazione si appresta ora a formulare una proposta, che dovrebbe essere presentata alle organizzazioni sindacali entro breve. A questo punto, ha concluso il sottosegretario, spetterà alle organizzazioni sindacali vagliare ed eventualmente accettare la proposta dell'Amministrazione per una rapida conclusione dell'accordo o, viceversa, effettuare delle controproposte, sempre nella prospettiva di poter concludere il negoziato entro l'anno. La risposta non mi è affatto piaciuta e l’ho definita "insoddisfacente" perché a mio avviso, sussiste una violazione dei diritti dei lavoratori a contratto, già penalizzati su talune questioni di carattere fiscale, con particolare riferimento all'uso del 730 e alle detrazioni per carichi di famiglia. Dopo aver ricordato la disponibilità manifestata dal precedente Governo, cui non è seguita una soluzione della questione, ho rilevato che la situazione connessa al FUA ha un vago sapore di beffa a causa della mancanza di una rappresentanza sindacale specifica per tali lavoratori e per il mancato rispetto degli accordi raggiunti su alcuni diritti di carattere economico. E’ doveroso l'interessamento del Parlamento su questioni che riguardano importanti diritti dei lavoratori. (La Gente d’Italia/Inform)
MARINO (PD): Nessuna sorpresa, per il Governo gli italiani all’estero sono un fastidio
(scritto daRedazione, pubblicato il mercoledì 08 ottobre 2008 10:54)
Eugenio Marino
Che il futuro per gli italiani nel mondo non fosse roseo si sospettava dai primissimi passi del Governo Berlusconi quando, subito dopo il voto, svanivano le chimeriche promesse elettorali. Tutti ricorderanno la letterina da ‘svolgimento corretto al tema’ dell’allora candidato Berlusconi, con la quale si prometteva tra l’altro il ripristino del Ministero degli Italiani nel mondo: a risultato elettorale acquisito la lettera divenne carta straccia e non solo non si nominò un Ministro, ma nemmeno un Vice ministro e nemmeno un Sottosegretario con delega unica, bensì un Sottosegretario che, tra le mille cose da fare, a tempo perso si sarebbe occupato anche di italiani “del” mondo, come ama definirli.
Questo è solo uno dei segnali di quanto gli italiani all’estero non interessassero a questo esecutivo e a questa maggioranza.
La premiata ditta Berlusconi-Tremonti ha sempre saccheggiato le risorse destinate agli italiani all’estero, al contrario di quanto hanno fatto i Governi del centrosinistra.
Un po’ di storia tanto per capirci.
Nel 1996 fu il Governo Prodi, con l’allora sottosegretario agli esteri Piero Fassino, ad avviare il processo che portò nel 1998 alla modifica costituzionale e all’introduzione della Circoscrizione estero e dei 18 parlamentari residenti ed eletti all’estero.
Fu successivamente il Governo D’Alema a volere il raddoppio del finanziamento governativo alla stampa italiana all’estero (giudicato ancora insufficiente, ma che dava il segnale di una volontà di potenziamento). Eppure non c’erano parlamentari decisivi per le sorti dell’allora maggioranza, ma solo una volontà di valorizzazione di questa risorsa, percepita appunto come tale.
Venne poi il Governo Berlusconi che introduceva il Ministero per gli Italiani nel Mondo, guidato da Mirko Tremaglia.
Come messaggio di benvenuto, nella sua prima Finanziaria, il Governo Berlusconi e l’allora superministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, con il voto favorevole del Ministro Tremaglia, tagliarono più di 31 milioni di euro per gli italiani all’estero nel bilancio di competenza e più di 43 in quello di cassa. Naturalmente i tagli erano spalmati, in maniera proporzionale e uniforme, su tutti i capitoli di spesa per gli italiani all’estero, nessuno escluso.
L’anno successivo, la Finanziaria stanziò circa 40 milioni di euro, che però non furono nemmeno sufficienti a coprire i tagli dell’anno precedente.
Nella Finanziaria 2003, poi, si ritornò ai tagli: più di 36 milioni per gli italiani all’estero e le politiche migratorie, con particolare accanimento sull’assistenza, per la quale i finanziamenti vennero quasi dimezzati, passando dai 23 milioni per il 2003 ai 13 per il 2004.
Nel 2006, invece, arrivano i parlamentari eletti all’estero e il Governo Prodi.
Si passò da un ministero palesemente inefficace, come dimostrano i tagli testé riportati, a un Vice ministro.
Nella prima Finanziaria della nuova maggioranza, quella per il 2007, definita da tutti gli osservatori di “lacrime e sangue” per l’operazione generale di risanamento che prevedeva, per gli italiani all’estero vennero tagliati solo 16 milioni.
A fronte di questi tagli, però, la stessa Finanziaria prevedeva un investimento di 14 milioni e risorse aggiuntive per 4 milioni. A conti fatti, dunque, in una Finanziaria che tagliava in tutti i ministeri e in tutti i settori, per gli italiani all’estero si prevedevano due milioni in più di investimenti rispetto all’anno precedente. Pochi, certo, ma segnale chiaro di impegno futuro e di inversione di tendenza.
Nella Finanziaria dell’anno successivo, quella per il 2008 (ultima del Governo Prodi), erano inizialmente previsti per gli italiani all’estero tagli per 5 milioni, corretti da un emendamento del Governo che aggiungeva 14 milioni per la Conferenza dei giovani, il Museo dell’emigrazione e l’assistenza diretta.
Arrivarono poi altri 18 milioni con un emendamento dei senatori de L’Unione eletti all’estero che recuperavano, precisamente, 12.500.000 euro per assistenza diretta e 5.500.000 euro per i corsi di lingua e cultura. Un totale, dunque, di 32 milioni di euro di investimenti che, a fronte dei 5 milioni di tagli, presentava un saldo attivo di 27 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente.
Quindi, in due anni e due finanziarie, il Governo Prodi ha destinato 27 milioni di euro in più agli italiani all’estero, lasciando gli investimenti per i nostri connazionali a 82 milioni di euro. Il tutto coerentemente con quanto fatto nei passati governi di centrosinistra e a dimostrazione di un impegno costante in favore della valorizzazione delle nostre comunità nel mondo, seppure compatibile con le esigenze di bilancio.
Oggi, come denunciato dal Comitato di Presidenza del CGIE, con la prima Finanziaria del Berlusconi IV, si precipita di nuovo a 32 milioni di investimenti totali.
Se è vero che dalla storia si possono trarre insegnamenti per il futuro, tanto vale non farsi illusioni, né sorprendersi per quanto sta accadendo. Questo Governo, questo capo dell’Esecutivo, questo Ministro per l’economia e finanze, non hanno mai avuto, né avranno mai interesse a capire, sostenere e valorizzare le nostre comunità all’estero. Dicessero chiaramente ciò che ormai è sotto gli occhi di tutti: per loro gli italiani all’estero non sono una risorsa per il Paese, ma tutt’al più, quando va bene serbatoi di retorica patriottarda e nazionalismo d’antan. Quando va meno bene, magari perché da quelle comunità si levano rivendicazioni legittime e richieste esigenti di attenzione, un fastidio. Per dirla con Gianmaria Testa “un rubinetto che cola una goccia”.
Per questo, penso che difficilmente gli auspici espressi in una lettera dal Segretario generale del CGIE, Elio Carozza, al Ministro Frattini, si realizzeranno. A meno di un impegno personale serio, come spesso sa esserlo, determinato ed efficace del Capo della Farnesina in persona. (Eugenio Marino*-Inform)
* Coordinamento nazionale PD all’estero
BUCCHINO (PD): Siamo parlamentari eguali agli altri e non una riserva indiana
(scritto daRedazione, pubblicato il mercoledì 08 ottobre 2008 10:51)
On. Gino Bucchino
“Ancora una volta ci sentiamo ripetere la solita domanda su chi siamo, cosa vogliamo fare, dove andiamo, quale sia il nostro ruolo, con l’esortazione a prendere una decisione su questo. Ebbene, io credo che tutti sappiamo chi siamo: siamo dei parlamentari esattamente uguali a voi. Parlamentari. Punto e basta. Non siamo una riserva indiana”. Con queste parole il deputsto del Pd Gino Bucchino, eletto nella ripartizione America Settentrionale e Centrale, è intervenuto nel corso del dibattito che ha fatto seguito all’audizione del sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica presso il Comitato permanente sugli Italiani all’Estero.
“Quella di oggi – ha aggiunto Bucchino - mi sembra, piuttosto, un’audizione rovesciata, in cui noi parlamentari abbiamo esposto tutte le osservazioni sulle solite questioni sulle quali lavoriamo da mesi se non da anni, mentre abbiamo sentito molto poco per quanto riguarda la fonte del Governo che, secondo me, era il soggetto che doveva essere ascoltato”.
Bucchino ha poi evidenziato come le problematiche dei Comites e del Cgie non riguardino solo i rappresentanti degli italiani all’estero ma tutto il Parlamento. Per il deputato appare inoltre non adeguato il ragionamento che vede nell’arrivo dei parlamentari eletti all’estero una possibile giustificazione per l’eliminazione del Cgie. “Non accetto una simile equazione - spiega Bucchino,- innanzitutto perché ci sono dei livelli diversi di rappresentanza, ciascuno con la sua dignità; inoltre, perché accettarla significherebbe ammettere che i parlamentari dell’estero debbano interessarsi alle questioni di competenza del Cgie e quindi che sia giusto considerali una riserva indiana: non è assolutamente così”.
Il deputato del Pd ha anche chiesto che il governi dia precise indicazioni sullo svolgimento delle prossime elezioni dei Comites e del Cgie. Un appuntamento elettorale che in caso di riforma di questi organi di rappresentanza potrebbe essere anche rinviato. Su questo tema, che per il governo è ancora tutto da discutere, i parlamentari eletti nel mondo del Partito democratico hanno comunque già espresso, in una lettera indirizzata al ministro degli Esteri Frattini, uno specifico invito a rispettare per lo svolgimento delle elezioni le scadenze temporali previste dall’attuale normativa. “Il Governo - ha incalzato Bucchino concludendo il suo intervento - si prenda dunque la sua responsabilità”.(Inform)
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PORTA (PD): Gli italiani all'estero rischiano di ritornare in serie B
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 07 ottobre 2008 10:53)
On. Fabio Porta
Brutte nuove per gli italiani residenti all'estero! Si rischia di tornare in serie cadetta. È quanto si deduce da un incontro con Fabio Porta, unico eletto in Sud America nel file del Partito Democratico, secondo cui l’uomo di Arcore non ha in simpatia i nostri connazionali che vivono nel mondo. Se nel 2001 gli italiani all’estero hanno ottenuto il tanto sospirato diritto di voto, oggi, per Porta, con le misure restrittive del governo Berlusconi corrono il serio rischio di tornare indietro di mezzo secolo. D. On. Porta, nel corso dei festeggiamenti di qualche mese fa dei vent’anni dell’Ital Uil in Brasile, il vice presidente Mario Castellengo ebbe a dire che "nonostante i tagli alla finanziaria per l’estero, noi andiamo avanti lo stesso, con le nostre forze"; insomma, ci sembrò di capire, "guai a chi ci tocca". Lei è d´accordo sul fatto che non c’é allo stato attuale una soluzione alternativa? R. Castellengo lanciava qualche settimana fa il primo di una lunga serie di allarmi sulle gravissime conseguenze dei tagli e della politica del Governo Berlusconi ai danni degli italiani all'estero. Voleva dire che i servizi che i patronati offrono agli italiani all'estero continueranno ad esistere, a differenza di quanto sta facendo questo governo, che sta riducendo progressivamente risorse e servizi a favore delle nostre comunità all'estero. Tra qualche settimana i Consolati non saranno in grado di garantire l'assistenza agli italiani poveri, mentre tra qualche mese rischiamo di paralizzare anche il lavoro dei Comites e del Cgie. Siamo di fronte ad una vera e propria "emergenza"; ho già lanciato anche io un appello a tutti i parlamentari, anche dell'opposizione, a difesa degli interessi delle nostre comunità e più in generale della presenza italiana all'estero. È necessaria una mobilitazione generale; io chiederò la convocazione urgente del Comitato per gli Italiani all'Estero della Camera. Ma a mobilitarsi deve essere tutto il sistema di rappresentanza: il Cgie, che con il suo Segretario Generale Elio Carrozza ci ha già messo in guardia sul rischio di black-out che grava sugli italiani nel mondo, ma anche i Comites, le associazioni, la stampa... D. Pensioni, assegno sociale, cultura, informazione: sono i problemi di sempre e mai risolti. Adesso, lei siede sui banchi della Camera, sia pure all’opposizione con altri cinque colleghi del PD. Le ricordo che i radicali quando sono arrivati erano solo in quattro e facevano un baccano d’inferno. Voi che intenzione avete, non ci dica che non avete il pallino il mano, non avete la possibilità di farvi ascoltare? R. Forse ha ragione, dovremmo prendere esempio dai radicali... Non è questo il punto, anche se forse un maggiore sforzo in materia di comunicazione ci aiuterebbe a fare conoscere - in Italia e all'estero - il nostro duro e incessante lavoro a favore dei nostri connazionali nel mondo ma, in realtà, a favore dell'Italia come un tutto. Noi stiamo lavorando seriamente; i parlamentari del PD hanno presentato proposte di legge su tutte le principali questioni: lingua e cultura italiana; assegno sociale; cittadinanza... Siamo molto attivi nelle Commissioni, nel Comitato per gli Italiani all'Estero; utilizziamo tutti gli strumenti a nostra disposizione (interrogazioni, interpellanze, ordini del giorno) per pungolare l'azione del governo e incidere positivamente sui provvedimenti che interessano direttamente gli italiani nel mondo. Purtroppo sappiamo di non essere al centro dell'attenzione del Paese, non solo del Governo o del Parlamento. In questo quadro, però, esserci trovati di fronte ad un governo non solo disinteressato ma anche ostile agli italiani nel mondo ha reso il nostro lavoro più difficile anche se politicamente entusiasmante; dico questo perché sono convinto che una nostra assenza dal Parlamento renderebbe probabilmente irreversibile il disegno di ridimensionamento del peso delle nostre comunità all'estero e di graduale diminuzione delle conquiste ottenute in questi anni. D. Adesso voi avete la possibilità di far conoscere non solo il valore degli italiani all’estero, ma soprattutto di convincere la gente che ancora una volta – come sempre – gli italiani all´estero possono giocare un ruolo determinante per il rilancio dello stesso Paese. Lei sta con le mani in mano o si sta muovendo in questa direzione? R. Non riesco, mi scusi, a stare con le mani in mano. Non l'ho mai fatto e credo che non sia proprio il momento. Qualcuno dice che, essendo in crisi, l'Italia non può permettersi di spendere così tanto per strutture e servizi destinati alla nostra comunità nel mondo. Dico subito che non accetto di essere considerato - come italiano nel mondo - una spesa; sarà bene chiarire una volta per tutte che se è vero che siamo una risorsa è altrettanto vero che le somme destinate a questa risorsa vanno imputate al capitolo "investimenti" e non a quello "spese". E quando si è in crisi si deve risparmiare, è vero, ma in maniera intelligente e selettiva, sapendo anche investire in quei capitoli che a lungo andare possono trasformarsi in un guadagno esponenziale. Questo governo, oltre a tagliare, sta colpendo in maniera ingiusta e gratuita (cioè con cattiveria) le nostre comunità di emigrati; quale altra spiegazione si può trovare di fronte al vero e proprio "muro" sollevato da Berlusconi e dalla sua maggioranza rispetto agli emigrati che, tornando in Italia, non potranno più avere diritto - come i loro connazionali che non hanno mai lasciato il Paese - all'assegno sociale? Il muro, per chi non lo sapesse, sono i dieci anni di residenza consecutiva in Italia obbligatori da quest'anno per accedere a questo diritto. Della serie, usando un'espressione napoletana, "cornuti e mazziati"! D. La scorsa settimana nel corso di un incontro televisivo condotto dal direttore di RAI Italia, Piero Badaloni (trasmissione che ha avuto una vasta eco in Sud America) lei ha puntato l’indice accusatore contro il Cavaliere. Si può rimediare ancora ai rigidi tagli del "Berlusca" o la frittata ormai è fatta? R. È per questo che io, insieme ad altri miei colleghi, sto invitando tutti alla mobilitazione. Un invito che rivolgo in primo luogo ai parlamentari della maggioranza, che non possono rimanere inerti di fronte a questo assedio. Alla fine ne usciremo tutti con le ossa rotte, e soprattutto l'Italia, tra qualche anno, si pentirà di avere affossato stupidamente anni di attenzione e di investimenti destinati alle nostre comunità sparse nel mondo. Una risorsa che altre grandi potenze non hanno e che magari ci invidiano. Come è possibile non rendercene conto? Anche il Sottosegretario Mantica, nell'audizione al Comitato, ci ha espresso una simile preoccupazione; il Presidente del Comitato, l'On. Zacchera, ha proposto una successiva audizione con il Ministro dell'Economia Tremonti; dubito che verrà, conoscendo la sua avversione per il Sistema Italia nel Mondo, ma mi associo a questo invito. Credo che per evitare la frittata dobbiamo serrare le fila della nostra opposizione e chiamare tutti alla mobilitazione; se è il caso manifesteremo davanti i Consolati, in maniera pacifica ma decisa. Il momento è grave. D. On. Porta, l'altra sera attraverso il piccolo schermo, il commissario straordinario Fantozzi ha lanciato un appello agli italiani all’estero. "Per salvare l’Alitalia, volate Alitalia!". Siamo alle solite: ci chiamano solo quando in Italia stanno con l´acqua alla gola? Lei che cosa pensa in proposito? R. Che tra qualche anno sarà troppo tardi, come le dicevo. Oggi è ancora possibile appellarsi alle comunità italiane all'estero, e credo che responsabilmente ancora la maggior parte degli italiani e dei milioni di oriundi sparsi in tutto il mondo rispondono in maniera positiva. Sempre più leggo lettere e commenti sui siti internet di italiani che cominciano a dire: "Sai che ti dico? Se è questa l'attenzione dell'Italia verso i suoi figli e discendenti fuori dallo Stivale non so se vale ancora la pena ricambiare un affetto sempre più unilaterale". Perché perdere questo patrimonio di cultura, persone, contatti, che per l'Italia può trasformarsi - come il passato ci ha insegnato - in maggiore commercio, scambi culturali ed economici, nel successo del "made in Italy", per riproporre un cliché forse un po' vecchio? D. Secondo un articolo di questi giorni apparso sul quotidiano "La Repubblica" alcuni parlamentari eletti all'estero "brillano per la loro assenza" in Parlamento. Lei ha voluto la bicicletta e adesso deve pedalare, per meritare la fiducia che le hanno dato circa ventimila suffragi. Se è lecito, in che senso intende pedalare? R. La vita di un parlamentare eletto all'estero, che in tende svolgere seriamente il proprio lavoro, non è certo facile. Ho "voluto la bicicletta", come dice lei, ossia ho scelto di impegnarmi in questo senso con la serietà e la coerenza che hanno caratterizzato trenta anni di impegno del sottoscritto nel mondo dell'associazionismo, del sindacato e della politica. Mi sto sforzando al massimo per essere un parlamentare presente (potere verificare le mie presenza in Parlamento), ma al tempo stesso un deputato vicino ai propri elettori, con continui e ripetuti viaggi per incontrare le nostre collettività; senza dimenticare i miei impegni familiari: la moglie e le figlie a San Paolo e il resto della famiglia (la madre e i fratelli, NdR) in Sicilia. Credo che sia obbligo di ogni parlamentare essere presente a Roma, tanto in Aula quanto in Commissione, ed è quello che sto facendo insieme alla maggioranza dei miei colleghi eletti all'estero. Spesso c’è più assenteismo tra i deputati eletti in Italia".
(alberto fusco\aise)
Silvana Mangione (CGIE): Gli italiani all’estero non sono più fra le priorità del Governo
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 07 ottobre 2008 10:50)
NEW YORK - Con la fine di settembre arrivano, puntuali come l’esattore delle tasse, le prime indiscrezioni sulla Finanziaria, accompagnate dai soliti “sussurri e grida” di tutti coloro che si ritengono non soddisfatti dalle previsioni di spesa.
La Finanziaria è accompagnata dal Dpef–il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria – che spiega le priorità fissate dal Governo. Gli italiani all’estero non sono più fra le priorità del Governo. Non so di quale colpa orribile ci siamo macchiati. Forse qualcuno prima o poi mi spiegherà che si tratta del fatto che riflettiamo più o meno – meno che più – l’assetto di appartenenze di partito della nostra madre patria, malgrado alle ultime elezioni degli italiani all’estero il Pd abbia perso due senatori e la situazione al Senato sia diventata 3 Pdl, 2 Pd e 1 indipendente, la quale vota coerentemente sulle proposte e non sulle linee di questo o quel conglomerato.
Certamente la mia illazione non ha nulla a che fare con la realtà, perché l’ampia maggioranza di governo non ha bisogno degli eletti degli italiani all’estero e non si cura delle pinzillacchere di schieramenti esterni all’Italia.
E allora? Il taglio massiccio, profondo, eccessivo dei fondi a disposizione delle attività per gli italiani all’estero è castrante prima di tutto nei confronti dei valori dell’Italia e delle sue politiche di immagine.
Se non vado del tutto errata, l’articolo 2 della nostra bellissima Costituzione continua a recitare: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nella formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale», che – secondo me – significa che la Repubblica italiana garantisce la protezione delle fasce più deboli della società, ovunque esse risiedano, anche all’estero, anche fuori dall’Argentina, l’unica tutelata perché il contratto per l’assicurazione medica di oltre ottomila italiani indigenti li copre fino a tutto il 2009.
A sua volta la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo, approvata nel dicembre dello stesso anno, il 1948, in cui è entrata in vigore il primo di gennaio la nostra Costituzione, stabilisce all’art. 25 il diritto di ogni individuo «alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà».
Le due affermazioni dovrebbero salvaguardare la tutela dei cittadini di ogni Stato, anche quando essi vivono fuori dai confini nazionali. All’articolo 6, poi, la nostra Costituzione sancisce: «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche», vale a dire anche le nostre collettività che, abitando in altri Paesi, diventano in certo qual modo minoranze linguistiche,. E la Dichiarazione Universale incalza garantendo all’art. 26 il diritto all’istruzione «indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali». Ne deduco, ma forse come al solito mi sbaglio, che del diritto all’istruzione faccia parte anche il diritto ad imparare la lingua e cultura del paese di origine. Sappiamo bene che non sempre la politica può o vuole applicare pedissequamente i principi contenuti nelle leggi fondamentali dell’uomo, nazionali o internazionali che siano, perché al di là dei diritti esiste l’interesse dello Stato. Ma è proprio nell’interesse dell’Italia investire nella promozione di lingua e cultura all’estero, in un momento economico come quello che sta attraversando il mondo, tale che le quattro potenze europee del G8 si sono riunite a Parigi e, al termine dell’incontro, il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha dichiarato all’Ansa: «Il sistema europeo deve sopravvivere e continuare a sostenere l’economia reale», concludendo che: «l’Europa non corre i rischi di crisi degli Stati Uniti».
Anche l’Italia non li correrà, ma soltanto fino a quando potrà attingere alla presenza capillare, alla capacità di innescare scambi economici e commerciali, all’azione di costante italianizzazione dei consumi degli altri popoli, rappresentate dalle comunità italiane e di origine italiana all’estero. Un antico proverbio dice che le nozze con i fichi secchi non si fanno. L’italianità non si mantiene nei discendenti dei figli del «Bel Paese dove il sì suona» e di tutti coloro che di questo nostro Paese vogliono diventare culturalmente figli adottivi, se non si mette a loro disposizione la possibilità di imparare la lingua ed immergersi nella cultura italiana, pur rimanendo fuori dai confini d’Italia. Lo predichiamo da sempre. Ci siamo sfiatati strillandolo dalla cima di tutti i pizzi: consolidiamo ed ampliamo con tutti i mezzi possibili l’insegnamento dell’italiano e della nostra cultura o correremo il rischio, ben più grave, che la nostra stessa lingua sparisca dalla faccia del mondo, fagocitata dalle dilaganti, onnivore macchie d’olio degli strumenti di espressione di fatti e idee, costituiti dall’inglese e dallo spagnolo, per non parlare, in un futuro molto prossimo, del cinese e del russo.
L’investimento nella lingua e nella cultura è essenziale per la sopravvivenza dell’Italia. Le «risorse economiche» dell’Italia all’estero stanno cominciando a stancarsi di essere continuamente emeritate a parole e schiacciate sotto i piedi a fatti. Le nostre collettività non capiscono questo crescente «cupio dissolvi», questa brama di autodistruzione dell’Italia, che a parole rispetta e ammira i grandi successi degli estero–italiani, ma a fatti scava il terreno sotto i piedi di un qualunque possibile futuro dell’Italia all’estero. Sì, dell’Italia, perché le forze dell’emigrazione italiana, dai discendenti dei più antichi esodi ai nuovissimi esponenti della mobilità, sono talmente ben inserite che, di fronte alla inspiegabile cecità della madre patria, finiranno per fare spallucce e dire: «Sai che c’è? Io vivo in Francia, Germania, Stati Uniti, Canada, Brasile, Cile, Australia, ecc., ecc., ecc. e la mia lingua, il mio paese, la mia cultura sono francesi, tedeschi, inglesi, portoghesi, spagnoli, ecc. ecc. ecc.».
Ciò che si perderà a causa di questa colpevole miopia e della mancata allocazione di investimenti, non ingentissimi, ma assolutamente necessari, diventerà infinitamente costoso e difficilissimo da riconquistare, quando ci si accorgerà delle conseguenze devastanti degli sbagli commessi.
E chi dovesse pensare che dalla Prima Conferenza dei Giovani Italiani nel mondo possa scaturire il totale superamento delle politiche linguistiche per gli italiani all’estero si sbaglia di grosso. I nostri ragazzi infatti si stanno lamentando perché parecchi dei loro coetanei, che amano l’Italia e vogliono contribuire al successo del nostro Paese, non potranno partecipare perché il limitato finanziamento della conferenza stessa non consente la presenza di interpreti.
E l’Italia vuole impedire loro di imparare una lingua che non sanno e che li legherebbe a noi per sempre? Non capisco. (Silvana Mangione*-Gente d’Italia/Inform)
*Vice segretario generale CGIE per i Paesi anglofoni extraeuropei
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Garavini (PD): "Opposizione contro i tagli – onorata di essere la deputata meno amata dal PDL"
(scritto daMassimiliano Raffaele, pubblicato il lunedì 06 ottobre 2008 12:06)
On. Laura Garavini
"Di certo non mi faccio intimorire da questi attacchi. Anzi, essere la deputata meno amata dal mondo del PdL è quasi un onore”. L’on. Laura Garavini (PD) reagisce con un sorriso alle polemiche nei suoi confronti sul giornale online filo-PdL “Italia chiama Italia”. Il Direttore Ricky Filosa nel suo articolo di fondo discrive Laura Garavini come una parlamentare che lui non può “nemmeno vedere, nè sentire” perché è “una macchina da guerra rossa: la sua è un´opposizione dura”.
"Ringrazio il Direttore Filosa di queste divertenti allegorie”, commenta Laura Garavini, proseguendo “evidentemente Berlusconi è riuscito a convincere i suoi che tutti coloro che non stanno dalla sua parte sono dei brutti comunisti. La particolare attenzione di cui godo su questo giornale dimostra che non è passato inosservato il mio impegno insieme agli altri deputati PD eletti all’estero. Il nostro è un impegno per gli italiani nel mondo e contro una politica del Governo che va avanti a colpi di bastone verso i connazionali residenti all’estero."
"Continuerò questo impegno per aiutare i connazionali nelle cose concrete come ho fatto in questi giorni, insieme agli altri deputati del PD, con l’interrogazione sulla doppia cittadinanza per gli italiani all’estero e prima con iniziative sul criptaggio, sull’ICI, sulla scuola, sugli anziani indigenti, sulle politiche femminili, sui servizi consolari, sulla legge sui cognomi e su tanti altri argomenti. Più costruttivo di così… Continuerò anche nel mio impegno per un’Italia più moderna e più giusta. Il compito di noi eletti all’estero è anche questo: portare un’iniezione di modernità all’Italia”.
"Concordo pienamente con il Direttore Filosa nel suo giudizio sulla mia (sulla nostra) opposizione che, come lui dice giustamente, &egrav