RANDAZZO: “Gli italiani all’estero sono il perno centrale della politica italiana”

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martedì 15 luglio 2008

Prosegue su Gente d’Italia, quotidiano delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia, il “Faccia a faccia” con i 18 parlamentari italiani eletti all’estero. Protagonista questa volta Nino Ranzaddo, eletto per il Pd al Senato nella ripartizione Asia, Africa, Oceania e Antartide, che viene dapprima interrogato sul ruolo dei deputati e senatori votati nella circoscrizione Estero.

"Ogni parlamentare svolge veramente bene il compito che gli è stato assegnato dal popolo solo nella misura in cui sarà capace di portare avanti la sua attività politica per il bene dell'Italia. I deputati e i senatori eletti all’estero non sono una legione straniera – specifica Randazzo, - non appartengono a una sorta di ghetto separato dalle due assemblee. Il nostro compito è non permettere che i connazionali all’estero vengano messi in secondo piano, che siano una seconda linea di cui il Parlamento debba occuparsi solo in certi casi o per talune questioni. Quella che comunemente viene definita l’ “Altra Italia”, in riferimento alle comunità italiane sparse in tutto il mondo, è invece perno centrale della politica italiana”.

Il senatore ribadisce l’importanza di Comites e Cgie quali organismi rappresentativi degli italiani nel mondo: “Due istituzioni che vanno riformate, ma mai soppresse, come qualcuno troppo frettolosamente vorrebbe suggerire. Si tratta di due organi democratici, che hanno compiti e ruoli ben definiti, rispecchiano valori e tradizioni culturali italiane e sono espressione democratica della volontà degli italiani all'estero. I Comites rappresentano una realtà di base, che va rappresentata e difesa anche perché da essi scaturisce, in elezioni di secondo grado, il Consiglio Generale degli Italiani all'estero. Entrambi sono organismi indispensabili anche allo svolgimento ottimale del mandato che è stato conferito a noi18 parlamentari, purché rivestano un ruolo di cinghia di trasmissione delle istanze dei connazionali all’estero, dal momento che ci è impossibile mantenere un rapporto diretto con i connazionali sparsi nelle varie parti del mondo”.

Per Randazzo poi non va dimenticato che i connazionali all’estero vivono problemi analoghi a coloro che risiedono in Italia e che ciò che si può fare per loro è considerarli una risorsa piuttosto che un problema e dunque valorizzarli come ambasciatori dell'italianità nel mondo, difensori dell'economia nazionale, portatori di cultura, valori e tradizioni, consumatori e propagatori del made in Italy.

Il senatore, giornalista in terra australiana da oltre 50 anni, rivolge poi uno sguardo “dall’interno” al mondo dell’informazione rivolto ai connazionali all’estero, sottolineando come i media a loro rivolti affrontino “le stesse sfide e gli stessi problemi dei mezzi di comunicazione diffusi in Italia: la loro funzione e la loro funzionalità dipendono dalla capacità, dalla preparazione e dalla percezione di chi li gestisce”. Secondo Randazzo “il ruolo dell'informazione italiana all'estero va calibrato e giudicato nel prodotto finito. Gli editori devono rispondere alle esigenze della gente : le nostre comunità nel mondo non hanno bisogno di bollettini di informazione, del tipo parrocchiale, la nostra gente vuole informazione, specie istituzionale, non le opinioni di questo o quell'esperto. Essa  vuole essere resa edotta di quanto accade nella sua patria d’origine, nel bene e nel male”.

Infine un’osservazione sull’impegno richiesto in aula ai parlamentari eletti all’estero, ma non solo: “Per noi che siamo all'opposizione la presenza in Aula non è più determinante come nella passata legislatura, ma non certo meno vincolante. Gli impegni di un parlamentare, sia di maggioranza che di opposizione, sono tanti, primo tra tutti il dovere di partecipazione ai lavori del Parlamento. Così come è doveroso essere presenti nella circoscrizione che ci ha eletti per rispondere alle esigenze”. (Inform)

 
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