Randazzo (PD): “Che scompaia in ogni Paese civile il reato di immigrazione clandestina”

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lunedì 29 settembre 2008

Il senatore Nino Randazzo (PD, Africa-Asia-Oceania-Antartide) ha partecipato a Toronto ai lavori della sessione autunnale dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) con la delegazione parlamentare italiana, presieduta dall’on. Riccardo Migliori (PDL), presso questo organismo internazionale che raggruppa le rappresentanze di 56 Paesi.

La delegazione è passata dal Canada a Washington per una serie di contatti e consultazioni con le dirigenze repubblicana e democratica impegnate nella campagna elettorale statunitense. La stessa delegazione italiana, recatasi venerdì scorso anche a Minsk per monitorare le elezioni politiche in Bielorussia, tornerà a fine mese negli Stati Uniti come parte del contingente di osservatori internazionali delle presidenziali americane del 4 novembre. Sul tema della sessione OSCE in Canada – “Commerci, Sicurezza, Migrazioni in un Mondo Aperto” – il sen. Randazzo ha impostato il suo intervento all’assemblea di 500 delegati d’Europa, America settentrionale e Asia centrale. Di seguito il testo dei brani salienti. “Si dispone ormai di una massa enorme di studi, di dati e di opinioni sui flussi migratori in tutte le aree del mondo, nei Paesi avanzati come nei Paesi emergenti. Come si sa, il fenomeno è tutt’altro che nuovo. L’intera vicenda della civiltà umana è stata, è e rimarrà segnata da quella cifra essenziale che sono i movimenti di individui, di gruppi e talvolta anche di masse, che a loro volta contribuiscono a generare le società, e in particolare le società occidentali, come le conosciamo oggi. Siamo tutti indistintamente figli dei più svariati incroci etnici e razziali. Si illude o possiede una tortuosa mentalità e una psiche dimostrabilmente malata chi postula ancora una mitica purezza razziale. “Possiamo essere, credo, tutti d’accordo sul fatto che i movimenti migratori sono determinati in primo luogo da situazioni e fattori puramente economici, e subordinatamente da crisi politiche, sociali e militari, oltre che da stravolgimenti ambientali e conflittualità etniche e culturali. Oggi ci si trova di fronte non solo, come spesso si crede, ad una direttiva a senso unico delle migrazioni, quelle regolari e quelle meno: da Sud verso Nord, dal continente africano e dal tormentato Medio Oriente verso l’Europa occidentale, e dall’America Latina verso l’America settentrionale. Ma, in termini essenzialmente geografici o geopolitici, si sperimentano con crescente visibilità da un decennio a questa parte anche correnti migratorie consistenti da Nord a Sud, come quelle asiatiche verso l’Australia o anche verso l’Africa dove cresce la presenza economica della Cina. E correnti migratorie da Est ad Ovest, come quelle dell’Europa orientale e della stessa Asia verso l’Europa occidentale. “In questo mondo, ci piaccia o non ci piaccia in avanzato stato di globalizzazione, è tutto un intrecciarsi sempre più intenso di incontri, e indubbiamente anche scontri, di razze, culture, interessi, dai quali non potremo mai più estraniarci o contro le quali impermeabilizzarci o chiuderci a riccio. Se non si apre la porta a chi bussa, chi bussa avrà la tentazione o la necessità di sfondare la porta. Ed è quanto sta avvenendo sulla sponda Nord del Mediterraneo, con arrivi quotidiani di umanità affamata, sfruttata, disperata, gettata sulle coste italiane, maltesi, spagnole, e in minor misura greche e turche. Sia chiaro a tutti i rappresentanti dei Paesi aderenti all’OSCE che nulla al mondo, nessuna legge, anche la più draconiana, nessuno sbarramento di cemento o filo spinato, nessuna potenza navale, potrà bloccare il fenomeno, perché ci sarà sempre una parte di sventurati che un varco lo troverà ad ogni costo, anche a prezzo della vita, come avviene in quella tomba d’acqua che è il Canale di Sicilia. Il rischio della morte non può far paura a chi ogni giorno contempla con i propri occhi la morte dalla fame o dalla guerra o dal genocidio. “Anzi, ogni ulteriore inasprimento delle leggi anti-immigrazione nei Paesi di destinazione finale o di transito delle ondate di umanità disperata, aggrava ulteriormente la situazione, poiché i trafficanti di carne umana, i nuovi schiavisti appartenenti alla criminalità organizzata transnazionale,   esigono, e ottengono, prezzi sempre più alti dagli sventurati nelle loro grinfie in relazione alle maggiori difficoltà delle operazioni di trasporto e di transito. Per quanto riguarda la situazione nel Mediterraneo, sperare che Paesi come la Libia, l’Algeria, la Tunisia, il Marocco, siano in grado, o abbiano la volontà politica, di bloccare il traffico di clandestini provenienti dall’Africa subsahariana, è un’illusione, a dispetto di qualsiasi accordo bilaterale o multilaterale formale. Le uniche alternative di pace sociale in Europa consistono in politiche di apertura, accoglienza, tolleranza, inclusione, integrazione; consistono nel gestire l’immigrazione, anche quella illegale, abbandonando la paura del diverso di pelle, di lingua, di razza, di religione. “La soluzione ideale resterebbe ovviamente quella di una regolamentazione legislativa uniforme dell’immigrazione in tutti i Paesi ospitanti aderenti all’OSCE. Questo viene spesso reso difficile dalla fortissima spinta costante delle migrazioni cosiddette “irregolari”, clandestine. “Tuttavia non si può e non si deve commettere l’errore di giudizio politico, non si deve commettere l’atto di disumanità di considerare, e trattare, tutti i clandestini come una massa informe di criminali e e terroristi, come certi partiti politici europei stanno facendo. I criminali e i terroristi costituiscono una minoranza talmente esigua che ogni Stato di Paese avanzato è attrezzato ad isolare, controllare, reprimere ed espellere. In realtà, nella quasi totalità i migranti illegali, clandestini, sono autentici profughi, politici economici, diventano in pratica quasi degli apolidi, degli “stateless”, e come tali, vanno trattati con tutto il risopetto che ogni essere umano merita, non sono corpi da rigettare in mare o co ntro cui sparare. Sono il cuore sanguinante dell’umanità. “Né va dimenticata, d’altro canto, la valenza economica nei Paesi di destinazione dei migranti – quelli legali e quelli illegali – dal Terzo Mondo. A>d esempio, per quanto riguarda il mio Paese, l’Italia, è dimostrabile che senza la presenza e il lavoro di immigrati, regolari e clandestini, l’agricoltura, l’economia rurale di intere regioni meridionali, quali la Sicilia, la Calabria, la Puglia, la Campania, collasserebbe dall’oggi al domani, ed anche il sistema produttivo nel resto del Paese ne subirebbe un contraccolpo dissestante. “Allo stesso tempo, si vada a chiedere agli esperti, agli stessi governanti degli Stati Uniti, cosa succederebbe se per un’assurda ipotesi gli Stati Uniti d’America volessero o potessero espellere i milioni – si calcola fino a 10 – 15 milioni – di clandestini latino-americani che risiedono in pace, lavorano, producono, sul territorio statunitense. Per primissima cosa rischierebbe di crollare l’economia, rurale e non, della California e del Texas. “Concludo esprimendo la speranza e l’auspicio che scompaia in ogni Paese civile il reato di “immigrazione clandestina”; che l’etichetta di “immigrato clandestino” non fornisca più ai poteri politici e a tanta opinione pubblica prevenuta l’alibi per strapparsi le vesti, per gridare allo scandalo, per colpire nel mucchio, per condannare e discriminare”.

 
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