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Randazzo: "Gli italiani nel mondo hanno dato in misura più ampia di quanto non abbiano ricevuto"

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giovedì 23 aprile 2009

Il senatore Nino Randazzo (PD) è intervenuto, nella seduta antimeridiana dell'aula di Palazzo Madama di mercoledì 22 aprile, nella discussione della mozione sugli italiani nel mondo, primi dei 105 firmatari del Partito Democratico i senatori Micheloni e Randazzo.

"La mozione sugli italiani nel mondo posta all’attenzione di quest’aula - esordito il sen. Randazzo - non è tanto un documento sulla composita natura, le esigenze e le aspettative dei nostri concittadini all’estero, quanto un’opportuna e doverosa presa di coscienza di un fatto fondamentale nella storia e nella democrazia del nostro Paese: e cioè che l’Italia non è circoscritta ai 301 mila e 317 chilometri quadrati del suo territorio ed ai 61 milioni e passa dei suoi residenti (immigrati, parte integrante della nazione, inclusi), ma si estende ad un’altra dimensione reale, viva e operante oltre i suoi confini. Si estende all’altra Italia, a quell’Italia che è il risultato, in 149 anni di unità nazionale, di una diaspora attraverso i cinque continenti abitati, equivalente all’odierna popolazione residente sul territorio della Penisola".

  Ed ha proseguito: "Ben al di là di una, per qualche verso inevitabile e perdonabile, retorica in occasione di discussioni di questo genere, la “opportuna e doverosa presa di coscienza” alla quale ho appena accennato si rende tale dalla costatazione che dentro e fuori delle nostre aule parlamentari c’è ancora chi storce il muso al tardivo atto di giustizia del riconoscimento e dell’applicazione del diritto di voto politico attivo e passivo degli italiani all’estero"."Non solo si mette in dubbio e si mette nella peggiore luce possibile l’esercizio di un inalienabile diritto democratico e costituzionale degli italiani dovunque risiedano nel mondo, con argomentazioni intrise, vuoi d’ignoranza, vuoi di malafede, vuoi di viete discriminanti ideologiche, ma anche si nega dal Governo, in particolare dall’attuale Governo, un insieme adeguato e vitale di risorse e strumenti di una vera politica per gli italiani all’estero, cioè di una politica di  attenzione per una parte inscindibile ed altamente qualificata della stessa nazione."Ed è appunto alla palese ingiustizia perpetrata con i selvaggi tagli dell’ultima Finanziaria, proiettata con una mostruosa blindatura sull’intero triennio 2009-2011, ai capitoli di spesa della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del Ministero per gli Affari Esteri, che la mozione in oggetto, nella parte finale (e direi essenzialmente centrale), dell’elaborato, chiede al Governo di porre il minimo rimedio di finanziamenti integrativi, pari a meno di 42 milioni di euro, che, nonostante l’innegabile gravità del momento economico generale, rappresenta una modestissima, quasi insignificante componente del bilancio complessivo dello Stato.

"Perché sarebbe persino troppo generoso considerare selvaggio l’ingiustificabile e punitivo taglio del 60 per cento al bilancio per gli italiani all’estero, passato da 73 milioni di euro del 2008 ai 28 milioni di quest’anno, con le riduzioni:

 

 "da 34 milioni a 14 milioni e mezzo di euro per i corsi di lingua italiana nel mondo (e dobbiamo sorbirci anche la dichiarazione del nostro ministro degli Esteri sul rilancio mondiale di lingue e cultura italiane);

 

"da 3 milioni e mezzo a 996 mila euro per le attività culturali;

 

"da 31 a 12 milioni di euro per l’assistenza diretta e indiretta;

 

"da 5 milioni e 314 mila a 3 milioni e 260 mila euro per il funzionamento degli istituti rappresentativi elettivi dei Comites (Comitati degli Italiani all’Estero) e del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero).

 "Che si tratti di economie non solo discriminatorie per una parte precisa dell’entità e identità nazionale ma anche false e controproducenti per gli interessi nazionali generali, è facile dimostrarlio con le cifre alla mano, anche se impossibile nei limiti di tempo concessimi."La domanda cruciale che pone la mozione è in sintesi: “E’ giusto, ragionevole, considerare un peso, e non una risorsa, gli italiani all’estero?”"Lo si vada a chiedere alle 74 Camere di Commercio italiane dell’Assocamerestero presenti in 48 Paesi, con 24 mila imprese associate, in massima parte costituite da operatori commerciali e industriali italiani residenti all’estero, importatori e promotori di prodotti, tecnologie, attrezzature, componentistica industriale dell’Italia odierna."Lo si vada a chiedere agli analisti dell’export italiano di generi alimentari, abbigliamento, autovetture e design, in prima istanza e in misura preponderante utilizzato da italiani permanentemente residenti all’estero."Lo si vada a chiedere alle centinaia di migliaia di ricercatori, studiosi, tecnici, imprenditori, creativi italiani in tutti i settori di umana attività operanti nel mondo."Lo si vada a chiedere, ad esempio, agli italiani del Sud Africa, con i quali sono stato negli ultimi giorni e che con voce univoca, da Johannesburg a Città del Capo, a Durban, a Pretoria, ci tengono a chiarire: “Non siamo una comunità di emigranti, ma una comunità di imprenditori”."Lo si vada a chiedere, ancora per fare un esempio di un altro territorio della mia ripartizione elettorale, all’organizzazione del “Forum dei parlamentari italo-australiani che, sulla base della presenza italiana in Australia, sono stati un elemento trainante per la creazione di un’esemplare democrazia multiculturale."Lo si vada a chiedere ancora ai milioni di nostri concittadini che, con la loro emigrazione e le loro rimesse, non solo contribuirono sostanziosamente alla rinascita economica di intere regioni d’Italia nel secondo dopoguerra, ma che ancora oggi, come esplicato in un brano centrale illuminante della mozione, costituiscono, con versamenti di natura sia privatistica che pubblica, la fonte di un fiume aureo valutato a circa 5 miliardi di euro all’anno."Tanto per sfatare una volta per tutte il mito degli italiani all’estero che non pagherebbero le tasse e pertanto non avrebbero diritto neppure a una rappresentanza elettiva."Gli italiani nel mondo - ha concluso il sen. Randazzo - hanno dato e continuano a dare in misura ben più ampia di quanto non abbiano finora ricevuto e chiedono, a parità di diritti e doveri – chiedono, non elemosinano – risorse per strumenti di ulteriore valorizzazione della loro splendida realtà, semplici atti di giustizia e meritati riconoscimento e riconoscenza".
 
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