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E' con grande preoccupazione che assistiamo oggi, nella azione di Governo, ad una marginalizzazione degli “italiani nel mondo”. Quell'universo variegato, multiforme e anche contraddittorio di nostri connazionali che vive all'estero, è sempre stato costretto a chiedere attenzione alla politica italiana, alle istituzioni repubblicane e le risposte quando vi sono state, sono arrivate con grande ritardo, in qualche caso fuori tempo massimo. E' stato così, ad esempio, per il voto, riconosciuto quando ormai la emigrazione di massa italiana era terminata da 30 anni.
Quando con la precedente legislatura abbiamo invertito la tendenza alla riduzione delle risorse economiche, in qualche caso aumentandole considerevolmente, ed avviato una azione di modernizzazione del sistema normativo e strumentale, è sembrato - ed era vero - che la rincorsa nei confronti delle istituzioni fosse finita. Era normale considerare “gli italiani nel mondo” come una questione “nazionale” al pari delle altre.Oggi questo, purtroppo, è oggettivamente finito ed a prescindere dalla buona volontà del sottosegretario Mantica. Quale migliore controprova di ciò se non la lunga serie di riduzione di risorse economiche del Ministero degli Esteri in generale e delle direzioni competenti in particolare. Nella logica del Ministro dell'Economia si sono tagliate le spese considerate inutili, e così sono state qualificate quelle relative agli italiani nel mondo, dalla assistenza alla conferenza dei giovani, dalla scuola al museo dell'emigrazione italiana, etc.etc.Il rischio concreto che corriamo è quello di trovarci di fronte a politiche restrittive da un lato e dall'altro, contestualmente, ad un' orgia di retorica patriottarda con cui in anni non lontani siamo stati sommersi. Parole e parole per coprire la dura realtà dei fatti. Ho sempre detto che il tempo dello studio, dell'analisi, doveva cedere il passo a quello del fare, del pragmatismo, della modernizzazione del sistema e della sua azione. Molti provvedimenti avviati nella precedente legislatura andavano in quella direzione, ma oggi senza le risorse economiche necessarie, gran parte di quei progetti rischia di bloccarsi definitivamente. La risposta a questa prospettiva non può che essere una vasta mobilitazione dell'associazionismo, dei parlamentari eletti nella circoscrizione estero, della politica in definitiva, o più correttamente di quella piccola parte della politica italiana che ha pienamente compreso il potenziale del network di italicità nel mondo e che riesce a pensare in termini globali. Organizzare e connettere la vasta rete di presenze italiane nel mondo, dandole voce e visibilità, è il migliore antidoto alle politiche regressive e provinciali che si stanno realizzando. Franco Danieli su Gente d'Italia |