Discorso dell’on. Garavini alla Direzione Nazionale del Partito Democratico

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giovedì 17 luglio 2008

Siamo un partito riformista. Siamo un partito nato per governare.
Adesso però siamo all´opposizione. E da questo nascono alcune delle nostre difficoltà. Perché stiamo provando qualcosa di nuovo, qualcosa a cui l’Italia non è abituata: un´opposizione che sfida il governo sui contenuti. È la politica di un partito che prende sul serio ciò che ha promesso sin dalla sua nascita: fare una politica riformista, nel buono e nel cattivo tempo.

 

È un modo nuovo di fare opposizione, ben diverso da quello a cui in Italia si è abituati da sempre, cioè la politica del chi urla più forte per dire solo NO e strappare un punto percentuale in più per passare dal 3 al 4% o dal 7 al 7,5% .

Certo: La scelta di agire diversamente come partito di opposizione è una scelta coraggiosa, in un paese in cui troppi partiti, da sempre e ancora oggi, fanno del chi la spara più grossa la loro ragione di essere. Non è un compito facile in un paese che è abituato da troppo tempo a una politica spettacolo sia a destra che a sinistra. Non è un compito facile ma come partito riformista lo dobbiamo affrontare per forza.

In Parlamento lo stiamo facendo. Con un’opposizione chiarissima contro i tentativi di Berlusconi di rendere questo paese a propria misura. Altro chè opposizione moscia! Finora non abbiamo concesso una virgola. Abbiamo fatto vedere che si può essere fermi, anzi fermissimi senza urlare.

Abbiamo fatto bene a non rincorrere Di Pietro. Abbiamo il compito, come partito riformista, di non urlare ma di spiegare alla gente perché noi siamo l’alternativa migliore per guidare questo paese.

Ma c’è un problema, inutile negarlo. Finora non siamo entrati nei cuori della gente.

Il motivo è che abbiamo parlato troppo poco dei loro problemi e troppo dei nostri problemi. Ci piace guardare il nostro ombelico, ci piace discutere appassionatamente del nostro ombelico! Ed ecco che discutiamo da settimane sulle correnti, sulle fondazioni e sulle alleanze.
Ma voi conoscete qualcuno che non riesce a prendere sonno di notte perché non sa se ci sono le  correnti nel PD o no, perché non sa quale fondazione verrà creata domani, perché il PD non ha ancora chiarito con chi allearsi? Non mi risulta che tutto questo tolga il sonno agli italiani! A me risulta invece che le preoccupazioni della gente siano ben altre. E noi faremmo bene ad occuparci proprio di queste.

Dei problemi dei salari e delle pensioni, dell´inflazione e della crescita economica, del lavoro e della casa, del merito e delle prospettive per i giovani e le giovani famiglie e anche della sicurezza. Occupandoci di questi problemi con proposte concrete, serie e convincenti si entra nel cuore della gente. Sono d’accordo con l’appello di Marina Sereni per la quale adesso una delle priorità per tutti noi è di andare sul territorio, parlare con le casalinghe, con gli impiegati, con gli operai, gli insegnanti, gli artigiani, i commercianti, i piccoli imprenditori, con i giovani precari, insomma con quelle ‘persone normali’ che ogni giorno si confrontano con ‘problemi normali’. Solo così possiamo vincere. Con un partito aperto ma ben radicato nella società. Con un partito non ideologico ma concreto, con un partito vivace ma unito, con un partito in grado di affrontare i problemi veri della gente.

Con l’appello “Salva l’Italia!” secondo me stiamo facendo un passo nella direzione giusta, un passo con cui facciamo vedere che noi siamo il partito che si occupa dei problemi veri della gente.

È proprio su questo tasto, sulla vita vera, sul sociale e sull’economia, che dobbiamo spingere. Lo possiamo fare benissimo anche perché con Enrico Letta e Pierluigi Bersani abbiamo le persone giuste al posto giusto. Con le loro qualità garantiscono al Partito Democratico una marcia in più negli argomenti più importanti.

Ma per farcela c’è un’altra cosa importante. Dobbiamo smetterla di perdere delle energie in discussioni inutili. Intendo soprattutto la discussione inutile e dannosa sul nostro leader. Cerchiamo anche in questo di diventare un partito adulto degno di un paese serio. Walter Veltroni è stato eletto neppure un anno fa da milioni di democratiche e democratici. Io fra l’altro non facevo parte di una sua lista, allora non sono in odore di essere una ‘Veltroni-boy’. Ma sono profondamente convinta che dobbiamo farla finita con lo sport tradizionale del centro-sinistra italiano di dare addosso al leader, per farne uno nuovo per poi poter dare addosso anche a lui e così via. Certo, abbiamo perso le elezioni. Ma, a differenza della Sinistra Arcobaleno, la nostra è una sconfitta ma non una disfatta. Siamo in piedi, pronti a ripartire.

Inoltre l’esempio in altri paesi dimostra che anche le sconfitte possono essere importanti per crescere e per imparare a vincere. Lo dico come una che da vent’anni vive in Germania. Tre grandi cancellieri hanno perso delle elezioni prima di vincere. Schröder ne ha perso una prima di diventare cancelliere, Kohl idem e il più grande dei cancellieri tedeschi, Willy Brandt, addirittura ha perso due elezioni prima di diventare capo del governo. Non vorrei che Walter prendesse proprio questo come esempio. Ma vorrei dire che lo sguardo oltre “l’orto italiano” insegna che in politica la fermezza, anche la fermezza nella scelta della propria classe dirigente, è una scelta che paga.

Conta il leader, conta l’unità, conta soprattutto, come ho detto prima, una politica che si occupa dei problemi degli italiani. Per questo serve un partito che sia presente sul territorio, fra la gente, un partito che ascolta, parla, capisce.

Noi siamo un partito democratico. Il nostro essere democratico si deve esprimere anche nel dare la possibilità agli elettori di scegliere direttamente il loro candidato. La democrazia diretta, il rapporto diretto fra elettore e candidato è nel dna del nostro partito. Qua non possiamo fare dei compromessi.

Spero che già con le prossime elezioni europee possiamo dimostrare che siamo riusciti ad entrare nel cuore della gente, dimostrare che un partito riformista, che si occupa dei problemi veri del paese, anche in Italia vince. Roma, 15 luglio 2008

 
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