La risposta del Governo all’interpellanza di Narducci sul fondo LPP svizzero
giovedì 12 giugno 2008
Franco Narducci, deputato del Pd eletto in Europa e vice presidente della Commissione Esteri - unitamente ad altri 47 deputati tra i quali gli eletti all’estero Bucchino, Garavini, Fedi, Porta - aveva presentato il 29 maggio scorso una interpellanza urgente al ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali per sapere quali soluzioni intende adottare il Governo per semplificare e accelerare le procedure di certificazione della non iscrizione ad alcuna forma di assicurazione previdenziale obbligatoria richiesta dal Fondo di Garanzia LPP svizzero per erogare l’avere di vecchiaia LPP (cassa pensione) spettante ai lavoratori italiani che lasciano definitivamente la Svizzera prima del raggiungimento dell’età pensionabile. Il 1° giugno 2007, infatti, sono entrate a regime le disposizioni dell’accordo bilaterale stipulato tra la Confederazione elvetica e l'Unione europea in materia di libera circolazione delle persone e sicurezza sociale che disciplinano, tra l'altro, gli aspetti previdenziali tra gli Stati firmatari dell'accordo.
A partire da tale data, i cittadini italiani che abbandonano definitivamente la Confederazione elvetica possono farsi liquidare in conto capitale l’ammontare dell’avere di vecchiaia LPP, accumulato a seguito dell’attività lavorativa svolta, unicamente dimostrando di non essere iscritto all’assicurazione generale obbligatoria contro i rischi di vecchiaia, invalidità e superstiti del nostro Stato, in cui si è stabilito definitivamente. A tal fine, L’INPS e il Fondo di Garanzia LPP elvetico hanno sottoscritto, il 24 gennaio 2007, un accordo tecnico procedurale che impegna l’INPS a certificare entro 90 giorni dalla richiesta l’esistenza o meno del requisito assicurativo predetto.
"Il problema - ha affermato Franco Narducci illustrando in aula l’interpellanza - è che vi è stata una sottovalutazione da parte dell'INPS, tanto che non è riuscita a garantire il regolare flusso di certificazione entro i 90 giorni previsti. Si tratta di una regola che, comunque, noi auspichiamo perché è evidente che chi rientra definitivamente in Italia vuole, nel tempo più rapido possibile, poter contare su quanto gli spetta di diritto, ovvero il capitale di previdenza professionale versato in Svizzera. Tra l'altro, anche il nostro Paese ha un interesse fondato affinché il flusso finanziario generato da detti capitali favorisca l’Italia più che il Paese da cui provengono".
Il sottosegretario Pasquale Viespoli, nel dare risposta all’interpellanza, ha affermato che dal mese di settembre 2007, secondo i dati trasmessi dall'INPS, risultano pervenute circa 270 richieste e sarebbero in corso di trasmissione, alla data del 3 giugno 2008, ulteriori 40 domande. Il 30 maggio scorso è stata trasmessa al Fondo di garanzia LPP una nota contenente le informazioni richieste per i primi cinque gruppi di nominativi (114 pratiche, di cui 96 definite positivamente).
Appare il caso di segnalare, a testimonianza di un intervenuto miglioramento strutturale - ha aggiunto Viespoli - che risulta pienamente operativo il Casellario centrale delle posizioni previdenziali attive, istituito presso l'INPS con decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali del 4 febbraio 2005. L'istituto, inoltre, si è particolarmente impegnato nella complessa strutturazione e potenziamento del Casellario con il recentissimo inserimento di oltre 7 milioni di posizioni assicurative provenienti da altri enti di gestione previdenziale (in aggiunta agli oltre 25 milioni di posizioni gestite dall'INPS). Anche le procedure informatiche di gestione e di consultazione sono state implementate in modo da rendere possibile il rispetto dei tempi di cui al citato Accordo tecnico. Con riferimento a quanto riportato nell'atto ispettivo, circa presunte difficoltà nel reperimento dei dati relativi all'iscrizione dei soggetti a gestioni previdenziali obbligatorie gestite dall'INPS, l'istituto ha precisato che tali informazioni sono contenute negli archivi centrali del medesimo, risultando quindi immediatamente accessibili agli operatori centrali e periferici.
Il sottosegretario ha concluso assicurando che “attualmente è allo studio una procedura che consenta al Fondo di garanzia LPP, nel quadro di un aggiornamento dell'Accordo e nel rispetto della normativa in materia di tutela della privacy, di consultare direttamente e on-line l'archivio INPS per l'immediata verifica delle informazioni”.
Tale risposta è stata valutata con soddisfazione dall'on. Narducci poiché dimostra "la volontà di affrontare i ritardi” che nel frattempo hanno generato numerose proteste da parte degli interessati. Il vice presidente della Commissione Affari Esteri ha poi sottolineato che "nel momento in cui il Ministro Tremonti prevede di tagliare tutto ciò che è ritenuto spesa improduttiva e con questa filosofia si procede ad un pesante taglio al bilancio del Ministero degli Affari Esteri, vale la pena di ricordare che il solo flusso finanziario generato dalle pensioni erogate dagli Stati europei ai nostri concittadini ex emigrati, rientrati nel nostro Paese, è valutato oltre quattro miliardi di euro l'anno".
"Ritengo - ha concluso l'on. Franco Narducci - che il potenziale e il capitale enorme rappresentato da un fattore economico strategico, quali sono le nostre comunità italiane all'estero, vada seguito con molta attenzione". (Inform)
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Intervento in Aula dell'on. Franco Narducci sulle missioni militari all'estero
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 16:56)
On. Franco Narducci
Signor Presidente, Onorevoli colleghi,
dobbiamo approcciarci a questo provvedimento con la convinzione che le missioni all’estero sono uno strumento importante per la politica estera italiana ed europea per costruire percorsi di pace, in continuità con l’azione svolta dal precedente Governo di Romano Prodi. Le missioni italiane sono caratterizzate dal fatto di essere inserite in un quadro di operazioni condotte in molti casi sotto l’esplicito mandato delle Nazioni Unite, dell’Unione europea o nel quadro del “nuovo” diritto internazionale umanocentrico, così come lo definisce Papisca, agendo uti universi, e nella prospettiva di operazioni di peace-keeping preventivamente autorizzate dal Consiglio di sicurezza. Gli interventi italiani, condotti sempre con spirito umanitario ed in ottemperanza alla collective international responsability to protect, sono da considerarsi tra le attività che caratterizzano maggiormente la presenza italiana nel mondo e grazie alla grande capacità del personale militare siamo riusciti a conquistare credibilità sullo scenario internazionale anche al di sopra delle risorse impegnate.Nello stesso tempo però andrebbero individuati criteri e fondi a livello internazionale per il finanziamento e l’addestramento comune dei contingenti destinati a tali operazioni, cosa che favorirebbe anche un più rapido dispiegamento delle forze di peace-keeping. Sempre a livello internazionale bisognerebbe procedere al rafforzamento, con regole condivise, della capacità delle missioni di peace-keeping di fare fronte a tutte le circostanze potenzialmente variabili utilizzando il quantum di forza necessario come già contenuto nel cosiddetto rapporto Brahimi e nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1327 del 13 novembre 2000.L’intervento italiano si è sempre caratterizzato per il suo aspetto umanitario volto a far cessare la brutale violazione dei diritti umani fondamentali. L’Italia seguendo la propria vocazione dovrebbe agire in maniera tale che i meccanismi istituzionali esistenti a livello internazionale per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale siano rinforzati sottolineando il ruolo fondamentale della responsabilità comunitaria degli stati attraverso il riconoscimento di obbligazioni verso la comunità internazionale nel suo insieme. Inoltre, dal punto di visto interno, mi sembra importante che si proceda, nonostante i significativi passi avanti compiuti in tal senso, al varo di una legge organica sulle missioni militari italiane all’estero, sotto l’art.11 della Costituzione, in modo da operare in un quadro definito già preventivamente e che racchiuda tutte le fattispecie ipotizzabili.Le missioni di pace che il nostro Paese porta avanti sono contributi di alta civiltà: in Afghanistan siamo impegnati perché “caedant arma togae”, per tessere la pace con il filo della giustizia e della libertà. Bisogna ricostruire il sistema istituzionale ed assicurare il corretto svolgimento dell’amministrazione della giustizia. Ci troviamo in un periodo di transizione internazionale, è finita l’epoca del “balance of powers” e rischiamo di tornare verso un sistema di “concerto di potenze” che esclude le Nazioni Unite dal ruolo che devono continuare ad assumere, rappresentando la più alta istanza internazionale in cui assicurare una governance legittima e condivisa dei temi globali.In questo quadro l’Italia, nelle missioni estere, propone un modello vincente perché coniuga fermezza e umanità. Abbiamo ricordato, nei giorni scorsi, i caduti di Nassirya, portatori di pace, amati dagli italiani e non solo come hanno mostrato i funerali in San Paolo fuori le mura.Essi non sono stati in alcun modo terminali di un’azione egemonica o impositiva attraverso la forza, come qualcuno vorrebbe, ma promotori e difensori strenui dei diritti umani troppe volte calpestati. Essi, come ogni militare italiano presente nelle aree di crisi, sono espressione del popolo italiano che vuole un mondo di pace e progresso ed il Parlamento deve riflettere il corale sostegno del Paese alla costruzione della pace e oggi lo può fare all’unanimità votando il sostegno alle nostre missioni all’estero attraverso il provvedimento di rifinanziamento.Si tratta del destino di popoli interi ognuno con la propria tradizione e cultura che la grande carica umana della nostra storia riesce a rispettare e a valorizzare poiché la pace passa anche attraverso la pluralità e non l’omologazione. Il ruolo delle Nazioni Unite deve essere sempre più forte in questo scenario, soprattutto dopo il crollo del muro di Berlino. Dobbiamo lavorare in questo senso e gettare il cuore oltre l’ostacolo per contribuire a far affermare un multilateralismo che sappia ammettere la responsabilità come principio e proporre una governance mondiale delle crisi convergendo verso la piena tutela dei diritti umani.In questo quadro si inserisce il nostro senso di responsabilità e con il Presidente Napolitano ricordiamo chiaramente che ingerenza umanitaria è cosa totalmente diversa da guerra e chi afferma il contrario lo fa semplicemente spinto da forzature ideologiche. Le recenti crisi, per l’UE, hanno avuto numerosi effetti, ma uno dei più importanti è stato quello di sottolineare l’impotenza militare dell’Unione di fronte all’abilità europea di usare il suo potenziale economico e diplomatico che veniva per queste ragioni compromesso. Le esperienze degli sforzi sostenuti in Albania, Bosnia, e Kosovo hanno evidenziato l’importanza degli aspetti civili nelle ricostruzioni post-crisi ed in particolare in Albania, nel contesto dell’operazione Alba, si è manifestata la capacità degli europei di indirizzare la soluzione delle crisi mettendo in evidenza che le situazioni post-conflitto richiedono un legame stretto tra servizio giudiziario, polizia, riforme amministrative, giuridiche ed istituzionali oltre che una stretta cooperazione con le autorità locali raggiungendo una capacità di visione comune. Questa capacità tutta europea, e peculiarmente italiana, si rivela ancora una volta importante nel caso della situazione in Georgia e si inscrive nel ruolo unitario che l’Unione vuole ricoprire in politica estera. In effetti, l'UE ha acquisito, negli ultimi anni, una maggiore consapevolezza del suo ruolo in politica estera e nei processi di pacificazione, poi racchiusa più coerentemente nel Trattato di Lisbona. Lo sviluppo di una più ambiziosa strategia europea in politica estera significa anche che la politica dell'UE sarà più soggetta a critiche, pagando il suo prezzo interno per voler agire in modo globale e in un contesto multipolare. Ma la maggior parte degli Stati membri e dei cittadini europei stanno acquisendo consapevolezza dell’importanza della loro reciproca interdipendenza anche in termini di gestione della sicurezza collettiva e prevenzione dei conflitti soprattutto se si manifestano alle proprie porte. Ne è prova la crescente percezione che registra l’Eurobarometro dell’importanza delle operazioni di peace-keeping, di aiuto umanitario e del ruolo delle forze armate nel difendere valori come la libertà e la democrazia.Siamo presenti in molte aree di crisi ed in altre dobbiamo prepararci ad intervenire come nel Darfur dove è in corso un genocidio e dove dobbiamo avere il coraggio di fare pressioni sugli attori africani e sulla Cina. Ma nel frattempo si è aperto, in questi giorni, il fronte del Congo, che non possiamo ignorare. Onorevoli Colleghi, l’esperienza maturata dall’Italia nelle missioni internazionali deve spingere il governo a farsi promotore di alcune significative innovazioni, in attesa di rinforzare quei meccanismi istituzionali internazionali di cui parlavo prima. Sono innovazioni che dovrebbero mirare ad un maggior coordinamento tra le varie realtà presenti sul campo e una maggiore efficienza nella linea di comando dal momento operativo fino al quartier generale delle Nazioni Unite.Consapevoli, Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, che l’Italia opera in ottemperanza al rispetto dei diritti umani e in ambito ONU, rivendichiamo come un merito la partecipazione alle missioni di pace per lo sviluppo di tutti, secondo la linea già espressa dal Governo Prodi, e votiamo a favore del provvedimento in questione pur con i distinguo richiamati dai nostri emendamenti e dai nostri ordini del giorno.
PD LUSSEMBURGO: "Il Governo dimentica gli italiani residenti all'estero"
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 16:06)
Conferenza stampa indetta da Maria Antonietta Lorenzi e Mario Tommasi, Comites di Lussemburgo e CGIE, contro i drastici tagli operati dalla Finanziaria 2009 ai fondi destinati agli Italiani all'estero
Il 14 novembre 2008 Maria Antonietta Lorenzi, presidente del Comites di Lussemburgo, e Mario Tommasi, Consigliere CGIE, hanno indetto una Conferenza...
Comites di Atene e Charleroi-La Louviere, si vota il 20 marzo
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 12:03)
Si svolgeranno il prossimo 20 marzo le elezioni per il rinnovo dei Comites di Atene e Charleroi-La Louviere. Lo hanno comunicato nei giorni scorsi il console di Charleroi Francesco Ercolano e l'ambasciatore italiano ad Atene, Gianpaolo Scarante.