Sono nato a S. Maria del Molise (Isernia) nel 1947, primo di quattro figli. Sono sposato con Patrizia e ho due figli, Rebecca di 26 anni e Maximilian di 21, nati e scolarizzati in Svizzera, che amano moltissimo l'Italia, la sua cultura e la sua lingua.
Dopo la maturità tecnica conseguita all'Istituto Tecnico Superiore Leopoldo Pilla di Campobasso, ho iniziato gli studi all'Università di Napoli, facoltà di Economia e Commercio, interrotti successivamente per trasferirmi in Svizzera dove risiedo dal 1970. In Svizzera, ho lavorato per un decennio nel settore dell'ingegneria edile, sia come progettista che come responsabile di cantiere, ed ho frequentato vari corsi di formazione post-diploma per la progettazione di strutture in cemento armato.
Fin dai primi anni di residenza nella Confederazione ho partecipato attivamente alla vita associativa degli italiani immigrati in questo Paese, dedicando il mio tempo, lavoro ed impegno alle ACLI, in particolare nelle sue strutture di base (dal 1974). Per alcuni anni ho condotto - nel volontariato - un gruppo di ascolto per le tossicodipendenze, nato in seno alle ACLI del Cantone Argovia, e ho diretto un progetto biennale di prevenzione alla tossicodipendenza, finanziato dall'Ufficio federale per i problemi della salute.
Fortemente interessato alle tematiche del mercato del lavoro e alla sua evoluzione, mi sono occupato per diversi anni di formazione professionale rivolta ai cittadini italiani, giovani ed adulti residenti in Svizzera, in qualità di insegnante nei corsi di formazione permanente e continua organizzati dall’istituto ENAIP, l’Ente di formazione professionale delle ACLI. Per l'esercizio di tale funzione ho assolto una formazione pedagogica e metodologica (corsi modulari), presso l’Istituto Svizzero per la Pedagogia della Formazione Professionale.
Dal 1981 al 1986 ho diretto il Centro di formazione ENAIP del Cantone Argovia e dal 1985 al 1996 l’ENAIP di Zurigo. Contemporaneamente ho svolto la funzione di Direttore dell'ENAIP nazionale Svizzera, rilanciando lo sviluppo di importanti servizi aclisti, attraverso progetti formativi e didattici, fortemente rivolti al processo d'integrazione e di qualificazione professionale dei cittadini italiani residenti nel territorio elvetico. Progetti elaborati, organizzati e attuati in stretto raccordo con le Istituzioni svizzere e italiane.
Attualmente svolgo la mia attività professionale nell’ambito del sindacato interprofessionale Syna, all’interno del quale rivesto le cariche di Vicepresidente e Presidente della Commissione Nazionale Lavoratori e Lavoratrici Immigrati. Nei miei compiti operativi figurano la formazione professionale nella vasta area dell'edilizia e dell'artigianato, la formazione transnazionale (Portogallo e Spagna), la sicurezza sul lavoro e le politiche svizzere per l'integrazione e l'immigrazione. Nei miei impegni professionali è altresì compresa la negoziazione a livello contrattuale, nell'area dei contratti collettivi di lavoro.
Sono stato il primo degli eletti nelle recenti votazioni per il rinnovo del Comites Argovia e nel mese di luglio 2004 sono stato riconfermato alla carica di Segretario Generale del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE), già ricoperta dal mese di dicembre 1998. Nel CGIE mi sono tra l'altro impegnato, fin dalla 1° Conferenza degli Italiani nel Mondo (nel 2000), per promuovere le giovani generazioni italiane all'estero e ho sostenuto con forza l'indagine sui giovani italiani nel mondo realizzata dal CGIE, insieme con il MAE, in 14 Paesi del mondo.
Nel mese di ottobre del 2004 sono stato eletto Presidente nazionale delle ACLI Svizzera, incarico che ricopro tuttora. Il poco tempo libero che mi rimane a disposizione lo dedico alla mia famiglia. Inoltre per 8 anni sono stato presidente del Fortuna Villmergen, una squadra di calcio composta da dirigenti e giocatori italiani residenti in Svizzera.
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Intervento in Aula dell'on. Franco Narducci sulle missioni militari all'estero
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 16:56)
On. Franco Narducci
Signor Presidente, Onorevoli colleghi,
dobbiamo approcciarci a questo provvedimento con la convinzione che le missioni all’estero sono uno strumento importante per la politica estera italiana ed europea per costruire percorsi di pace, in continuità con l’azione svolta dal precedente Governo di Romano Prodi. Le missioni italiane sono caratterizzate dal fatto di essere inserite in un quadro di operazioni condotte in molti casi sotto l’esplicito mandato delle Nazioni Unite, dell’Unione europea o nel quadro del “nuovo” diritto internazionale umanocentrico, così come lo definisce Papisca, agendo uti universi, e nella prospettiva di operazioni di peace-keeping preventivamente autorizzate dal Consiglio di sicurezza. Gli interventi italiani, condotti sempre con spirito umanitario ed in ottemperanza alla collective international responsability to protect, sono da considerarsi tra le attività che caratterizzano maggiormente la presenza italiana nel mondo e grazie alla grande capacità del personale militare siamo riusciti a conquistare credibilità sullo scenario internazionale anche al di sopra delle risorse impegnate.Nello stesso tempo però andrebbero individuati criteri e fondi a livello internazionale per il finanziamento e l’addestramento comune dei contingenti destinati a tali operazioni, cosa che favorirebbe anche un più rapido dispiegamento delle forze di peace-keeping. Sempre a livello internazionale bisognerebbe procedere al rafforzamento, con regole condivise, della capacità delle missioni di peace-keeping di fare fronte a tutte le circostanze potenzialmente variabili utilizzando il quantum di forza necessario come già contenuto nel cosiddetto rapporto Brahimi e nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1327 del 13 novembre 2000.L’intervento italiano si è sempre caratterizzato per il suo aspetto umanitario volto a far cessare la brutale violazione dei diritti umani fondamentali. L’Italia seguendo la propria vocazione dovrebbe agire in maniera tale che i meccanismi istituzionali esistenti a livello internazionale per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale siano rinforzati sottolineando il ruolo fondamentale della responsabilità comunitaria degli stati attraverso il riconoscimento di obbligazioni verso la comunità internazionale nel suo insieme. Inoltre, dal punto di visto interno, mi sembra importante che si proceda, nonostante i significativi passi avanti compiuti in tal senso, al varo di una legge organica sulle missioni militari italiane all’estero, sotto l’art.11 della Costituzione, in modo da operare in un quadro definito già preventivamente e che racchiuda tutte le fattispecie ipotizzabili.Le missioni di pace che il nostro Paese porta avanti sono contributi di alta civiltà: in Afghanistan siamo impegnati perché “caedant arma togae”, per tessere la pace con il filo della giustizia e della libertà. Bisogna ricostruire il sistema istituzionale ed assicurare il corretto svolgimento dell’amministrazione della giustizia. Ci troviamo in un periodo di transizione internazionale, è finita l’epoca del “balance of powers” e rischiamo di tornare verso un sistema di “concerto di potenze” che esclude le Nazioni Unite dal ruolo che devono continuare ad assumere, rappresentando la più alta istanza internazionale in cui assicurare una governance legittima e condivisa dei temi globali.In questo quadro l’Italia, nelle missioni estere, propone un modello vincente perché coniuga fermezza e umanità. Abbiamo ricordato, nei giorni scorsi, i caduti di Nassirya, portatori di pace, amati dagli italiani e non solo come hanno mostrato i funerali in San Paolo fuori le mura.Essi non sono stati in alcun modo terminali di un’azione egemonica o impositiva attraverso la forza, come qualcuno vorrebbe, ma promotori e difensori strenui dei diritti umani troppe volte calpestati. Essi, come ogni militare italiano presente nelle aree di crisi, sono espressione del popolo italiano che vuole un mondo di pace e progresso ed il Parlamento deve riflettere il corale sostegno del Paese alla costruzione della pace e oggi lo può fare all’unanimità votando il sostegno alle nostre missioni all’estero attraverso il provvedimento di rifinanziamento.Si tratta del destino di popoli interi ognuno con la propria tradizione e cultura che la grande carica umana della nostra storia riesce a rispettare e a valorizzare poiché la pace passa anche attraverso la pluralità e non l’omologazione. Il ruolo delle Nazioni Unite deve essere sempre più forte in questo scenario, soprattutto dopo il crollo del muro di Berlino. Dobbiamo lavorare in questo senso e gettare il cuore oltre l’ostacolo per contribuire a far affermare un multilateralismo che sappia ammettere la responsabilità come principio e proporre una governance mondiale delle crisi convergendo verso la piena tutela dei diritti umani.In questo quadro si inserisce il nostro senso di responsabilità e con il Presidente Napolitano ricordiamo chiaramente che ingerenza umanitaria è cosa totalmente diversa da guerra e chi afferma il contrario lo fa semplicemente spinto da forzature ideologiche. Le recenti crisi, per l’UE, hanno avuto numerosi effetti, ma uno dei più importanti è stato quello di sottolineare l’impotenza militare dell’Unione di fronte all’abilità europea di usare il suo potenziale economico e diplomatico che veniva per queste ragioni compromesso. Le esperienze degli sforzi sostenuti in Albania, Bosnia, e Kosovo hanno evidenziato l’importanza degli aspetti civili nelle ricostruzioni post-crisi ed in particolare in Albania, nel contesto dell’operazione Alba, si è manifestata la capacità degli europei di indirizzare la soluzione delle crisi mettendo in evidenza che le situazioni post-conflitto richiedono un legame stretto tra servizio giudiziario, polizia, riforme amministrative, giuridiche ed istituzionali oltre che una stretta cooperazione con le autorità locali raggiungendo una capacità di visione comune. Questa capacità tutta europea, e peculiarmente italiana, si rivela ancora una volta importante nel caso della situazione in Georgia e si inscrive nel ruolo unitario che l’Unione vuole ricoprire in politica estera. In effetti, l'UE ha acquisito, negli ultimi anni, una maggiore consapevolezza del suo ruolo in politica estera e nei processi di pacificazione, poi racchiusa più coerentemente nel Trattato di Lisbona. Lo sviluppo di una più ambiziosa strategia europea in politica estera significa anche che la politica dell'UE sarà più soggetta a critiche, pagando il suo prezzo interno per voler agire in modo globale e in un contesto multipolare. Ma la maggior parte degli Stati membri e dei cittadini europei stanno acquisendo consapevolezza dell’importanza della loro reciproca interdipendenza anche in termini di gestione della sicurezza collettiva e prevenzione dei conflitti soprattutto se si manifestano alle proprie porte. Ne è prova la crescente percezione che registra l’Eurobarometro dell’importanza delle operazioni di peace-keeping, di aiuto umanitario e del ruolo delle forze armate nel difendere valori come la libertà e la democrazia.Siamo presenti in molte aree di crisi ed in altre dobbiamo prepararci ad intervenire come nel Darfur dove è in corso un genocidio e dove dobbiamo avere il coraggio di fare pressioni sugli attori africani e sulla Cina. Ma nel frattempo si è aperto, in questi giorni, il fronte del Congo, che non possiamo ignorare. Onorevoli Colleghi, l’esperienza maturata dall’Italia nelle missioni internazionali deve spingere il governo a farsi promotore di alcune significative innovazioni, in attesa di rinforzare quei meccanismi istituzionali internazionali di cui parlavo prima. Sono innovazioni che dovrebbero mirare ad un maggior coordinamento tra le varie realtà presenti sul campo e una maggiore efficienza nella linea di comando dal momento operativo fino al quartier generale delle Nazioni Unite.Consapevoli, Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, che l’Italia opera in ottemperanza al rispetto dei diritti umani e in ambito ONU, rivendichiamo come un merito la partecipazione alle missioni di pace per lo sviluppo di tutti, secondo la linea già espressa dal Governo Prodi, e votiamo a favore del provvedimento in questione pur con i distinguo richiamati dai nostri emendamenti e dai nostri ordini del giorno.
PD LUSSEMBURGO: "Il Governo dimentica gli italiani residenti all'estero"
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 16:06)
Conferenza stampa indetta da Maria Antonietta Lorenzi e Mario Tommasi, Comites di Lussemburgo e CGIE, contro i drastici tagli operati dalla Finanziaria 2009 ai fondi destinati agli Italiani all'estero
Il 14 novembre 2008 Maria Antonietta Lorenzi, presidente del Comites di Lussemburgo, e Mario Tommasi, Consigliere CGIE, hanno indetto una Conferenza...
Comites di Atene e Charleroi-La Louviere, si vota il 20 marzo
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 12:03)
Si svolgeranno il prossimo 20 marzo le elezioni per il rinnovo dei Comites di Atene e Charleroi-La Louviere. Lo hanno comunicato nei giorni scorsi il console di Charleroi Francesco Ercolano e l'ambasciatore italiano ad Atene, Gianpaolo Scarante.