SUDAFRICA, un PD giovane e al femminle. Neri ricorda l'ambasciatore Cevese |
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mercoledì 21 maggio 2008 |
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E’ iniziata con una serie di incontri portati avanti dal coordinamento del PD del Sudafrica insieme a Luciano Neri del Coordinamento Nazionale PD – Italiani nel mondo, l’intensa settimana di lavori promossa dal Partito Democratico con le collettività di Johannesburg, Durban e Cape Town, le istituzioni e le associazioni.
Ieri nel corso del primo incontro con il coordinamento PD di Johannesburg è stato affrontato il tema della programmazione, con l’analisi dei documenti politici e programmatici e delle linee di indirizzo per la costruzione del PD all’estero. Nel corso incontro sono state illustrate le proposte presentate al recente seminario di Parigi per la stesura dello statuto della Circoscrizione Estero del PD.“Sono molto contento di essere qui per ringraziarvi in prima persona per l’ottimo lavoro portato avanti in campagna elettorale – ha affermato Luciano Neri nel corso del incontro -, per le persone che avete coinvolto e per il consenso ottenuto. E’ bello vedere una realtà cosi vitale che cresce giorno dopo giorno e nella quale i giovani e le donne costituiscono la larga maggioranza. Una freschezza, una vivacità che è stata riconosciuta come valore positivo della nostra collettività in Sudafrica”.“Il lavoro svolto in campagna elettorale – ha spiegato la coordinatrice del PD Sudafrica, Romina Crosato – ci ha premiato con il consenso ottenuto e ci ha dato la possibilità di incontrare tantissimi nostri connazionali per approfondire i problemi e per raccogliere le tante domande emerse nel corso degli incontri. A queste richieste, con umiltà e determinazione, vogliamo dare risposte concrete e positive”.All’inizio dell’incontro Luciano Neri ha ricordato l’ambasciatore Alessandro Cevese recentemente scomparso. “Un diplomatico eccellente – ha affermato Neri -, una persona professionalmente molto competente e umanamente sensibile. Ho avuto modo di conoscerlo nel corso di una recente missione in Sudafrica e di apprezzarne quelle stesse qualità per le quali era molto amato dai nostri connazionali”.Neri e la delegazione sudafricana composta da Romina Crosato, Enrica Furlan e Grazia Morgera hanno incontrato nella giornata di ieri Maria Grazia Biancospino, direttore esecutivo della Camera di Commercio, con la quale sono state affrontate le tematiche che riguardano la vasta e variegata presenza imprenditoriale italiana in Sudafrica, una presenza caratterizzata prevalentemente da piccole e medie imprese con grandi capacità di innovazione e di competizione, che si trovano comunque a dover fronteggiare tante difficoltà prevalentemente determinate da aspetti non ancora risolti della situazione interna del Sudafrica, sicurezza in primis. Questa mattina, invece, gli esponenti del PD hanno salutato il console di Johannesburg, Enrico De Agostini con il quale si sono soffermati sui temi riguardanti i rapporti tra il Paese e la collettività italiana. “La competenza, la duttilità e la cultura che caratterizzano l’iniziativa del console De Agostini – ha sottolineato Neri – costituiscono una carta in più per comprendere una realtà ricca ma non certo facile quella della Sudafrica e per accompagnare la crescita e i cambiamenti che interessano anche la nostra collettività. Caratteristiche molto apprezzate dai nostri connazionali e dai giovani in modo particolare”.La delegazione ha successivamente fatto visita all’asilo Mondo Magico, gestito dal Centro Comunitario e che ospita oltre 70 bambini sudafricani. “Una struttura efficiente – ha affermato Neri – una dimensione educativa e sociale di qualità gestita da persone motivate e competenti”. “Sono diverse le strutture di protezione sociale presenti in Sudafrica – ha puntualizzato Romina Crosato – e dobbiamo sostenerle perché costituiscono un valore per l’Italia e per coloro che le utilizzano”. Subito dopo è seguita una colazione di lavoro con il Comites di Johannesburg, “un’occasione conviviale piacevole e produttiva – come ha spiegato Neri – che mi ha consentito di acquisire elementi e proposte di grande utilità”. Nel corso dell’incontro si è parlato tra gli altri anche della riforma degli organismi rappresentativi dell’immigrazione, della difficile situazione interna del paese, dei suoi effetti sui nostri connazionali e in particolare delle proposte di rilancio delle relazioni del nostro Paese con il continente africano. Per domani è previsto l’incontro con la comunità italiana di Johannesburg e nei prossimi giorni la delegazione si trasferirà a Durban e Cape Town. |
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Intervento in Aula dell'on. Franco Narducci sulle missioni militari all'estero
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 16:56)
On. Franco Narducci
Signor Presidente, Onorevoli colleghi, dobbiamo approcciarci a questo provvedimento con la convinzione che le missioni all’estero sono uno strumento importante per la politica estera italiana ed europea per costruire percorsi di pace, in continuità con l’azione svolta dal precedente Governo di Romano Prodi. Le missioni italiane sono caratterizzate dal fatto di essere inserite in un quadro di operazioni condotte in molti casi sotto l’esplicito mandato delle Nazioni Unite, dell’Unione europea o nel quadro del “nuovo” diritto internazionale umanocentrico, così come lo definisce Papisca, agendo uti universi, e nella prospettiva di operazioni di peace-keeping preventivamente autorizzate dal Consiglio di sicurezza. Gli interventi italiani, condotti sempre con spirito umanitario ed in ottemperanza alla collective international responsability to protect, sono da considerarsi tra le attività che caratterizzano maggiormente la presenza italiana nel mondo e grazie alla grande capacità del personale militare siamo riusciti a conquistare credibilità sullo scenario internazionale anche al di sopra delle risorse impegnate.Nello stesso tempo però andrebbero individuati criteri e fondi a livello internazionale per il finanziamento e l’addestramento comune dei contingenti destinati a tali operazioni, cosa che favorirebbe anche un più rapido dispiegamento delle forze di peace-keeping. Sempre a livello internazionale bisognerebbe procedere al rafforzamento, con regole condivise, della capacità delle missioni di peace-keeping di fare fronte a tutte le circostanze potenzialmente variabili utilizzando il quantum di forza necessario come già contenuto nel cosiddetto rapporto Brahimi e nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1327 del 13 novembre 2000.L’intervento italiano si è sempre caratterizzato per il suo aspetto umanitario volto a far cessare la brutale violazione dei diritti umani fondamentali. L’Italia seguendo la propria vocazione dovrebbe agire in maniera tale che i meccanismi istituzionali esistenti a livello internazionale per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale siano rinforzati sottolineando il ruolo fondamentale della responsabilità comunitaria degli stati attraverso il riconoscimento di obbligazioni verso la comunità internazionale nel suo insieme. Inoltre, dal punto di visto interno, mi sembra importante che si proceda, nonostante i significativi passi avanti compiuti in tal senso, al varo di una legge organica sulle missioni militari italiane all’estero, sotto l’art.11 della Costituzione, in modo da operare in un quadro definito già preventivamente e che racchiuda tutte le fattispecie ipotizzabili.Le missioni di pace che il nostro Paese porta avanti sono contributi di alta civiltà: in Afghanistan siamo impegnati perché “caedant arma togae”, per tessere la pace con il filo della giustizia e della libertà. Bisogna ricostruire il sistema istituzionale ed assicurare il corretto svolgimento dell’amministrazione della giustizia. Ci troviamo in un periodo di transizione internazionale, è finita l’epoca del “balance of powers” e rischiamo di tornare verso un sistema di “concerto di potenze” che esclude le Nazioni Unite dal ruolo che devono continuare ad assumere, rappresentando la più alta istanza internazionale in cui assicurare una governance legittima e condivisa dei temi globali.In questo quadro l’Italia, nelle missioni estere, propone un modello vincente perché coniuga fermezza e umanità. Abbiamo ricordato, nei giorni scorsi, i caduti di Nassirya, portatori di pace, amati dagli italiani e non solo come hanno mostrato i funerali in San Paolo fuori le mura.Essi non sono stati in alcun modo terminali di un’azione egemonica o impositiva attraverso la forza, come qualcuno vorrebbe, ma promotori e difensori strenui dei diritti umani troppe volte calpestati. Essi, come ogni militare italiano presente nelle aree di crisi, sono espressione del popolo italiano che vuole un mondo di pace e progresso ed il Parlamento deve riflettere il corale sostegno del Paese alla costruzione della pace e oggi lo può fare all’unanimità votando il sostegno alle nostre missioni all’estero attraverso il provvedimento di rifinanziamento.Si tratta del destino di popoli interi ognuno con la propria tradizione e cultura che la grande carica umana della nostra storia riesce a rispettare e a valorizzare poiché la pace passa anche attraverso la pluralità e non l’omologazione. Il ruolo delle Nazioni Unite deve essere sempre più forte in questo scenario, soprattutto dopo il crollo del muro di Berlino. Dobbiamo lavorare in questo senso e gettare il cuore oltre l’ostacolo per contribuire a far affermare un multilateralismo che sappia ammettere la responsabilità come principio e proporre una governance mondiale delle crisi convergendo verso la piena tutela dei diritti umani.In questo quadro si inserisce il nostro senso di responsabilità e con il Presidente Napolitano ricordiamo chiaramente che ingerenza umanitaria è cosa totalmente diversa da guerra e chi afferma il contrario lo fa semplicemente spinto da forzature ideologiche. Le recenti crisi, per l’UE, hanno avuto numerosi effetti, ma uno dei più importanti è stato quello di sottolineare l’impotenza militare dell’Unione di fronte all’abilità europea di usare il suo potenziale economico e diplomatico che veniva per queste ragioni compromesso. Le esperienze degli sforzi sostenuti in Albania, Bosnia, e Kosovo hanno evidenziato l’importanza degli aspetti civili nelle ricostruzioni post-crisi ed in particolare in Albania, nel contesto dell’operazione Alba, si è manifestata la capacità degli europei di indirizzare la soluzione delle crisi mettendo in evidenza che le situazioni post-conflitto richiedono un legame stretto tra servizio giudiziario, polizia, riforme amministrative, giuridiche ed istituzionali oltre che una stretta cooperazione con le autorità locali raggiungendo una capacità di visione comune. Questa capacità tutta europea, e peculiarmente italiana, si rivela ancora una volta importante nel caso della situazione in Georgia e si inscrive nel ruolo unitario che l’Unione vuole ricoprire in politica estera. In effetti, l'UE ha acquisito, negli ultimi anni, una maggiore consapevolezza del suo ruolo in politica estera e nei processi di pacificazione, poi racchiusa più coerentemente nel Trattato di Lisbona. Lo sviluppo di una più ambiziosa strategia europea in politica estera significa anche che la politica dell'UE sarà più soggetta a critiche, pagando il suo prezzo interno per voler agire in modo globale e in un contesto multipolare. Ma la maggior parte degli Stati membri e dei cittadini europei stanno acquisendo consapevolezza dell’importanza della loro reciproca interdipendenza anche in termini di gestione della sicurezza collettiva e prevenzione dei conflitti soprattutto se si manifestano alle proprie porte. Ne è prova la crescente percezione che registra l’Eurobarometro dell’importanza delle operazioni di peace-keeping, di aiuto umanitario e del ruolo delle forze armate nel difendere valori come la libertà e la democrazia.Siamo presenti in molte aree di crisi ed in altre dobbiamo prepararci ad intervenire come nel Darfur dove è in corso un genocidio e dove dobbiamo avere il coraggio di fare pressioni sugli attori africani e sulla Cina. Ma nel frattempo si è aperto, in questi giorni, il fronte del Congo, che non possiamo ignorare. Onorevoli Colleghi, l’esperienza maturata dall’Italia nelle missioni internazionali deve spingere il governo a farsi promotore di alcune significative innovazioni, in attesa di rinforzare quei meccanismi istituzionali internazionali di cui parlavo prima. Sono innovazioni che dovrebbero mirare ad un maggior coordinamento tra le varie realtà presenti sul campo e una maggiore efficienza nella linea di comando dal momento operativo fino al quartier generale delle Nazioni Unite.Consapevoli, Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, che l’Italia opera in ottemperanza al rispetto dei diritti umani e in ambito ONU, rivendichiamo come un merito la partecipazione alle missioni di pace per lo sviluppo di tutti, secondo la linea già espressa dal Governo Prodi, e votiamo a favore del provvedimento in questione pur con i distinguo richiamati dai nostri emendamenti e dai nostri ordini del giorno.
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PD LUSSEMBURGO: "Il Governo dimentica gli italiani residenti all'estero"
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 16:06)
Conferenza stampa indetta da Maria Antonietta Lorenzi e Mario Tommasi, Comites di Lussemburgo e CGIE, contro i drastici tagli operati dalla Finanziaria 2009 ai fondi destinati agli Italiani all'estero
Il 14 novembre 2008 Maria Antonietta Lorenzi, presidente del Comites di Lussemburgo, e Mario Tommasi, Consigliere CGIE, hanno indetto una Conferenza... Continua...
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Comites di Atene e Charleroi-La Louviere, si vota il 20 marzo
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 12:03)
Si svolgeranno il prossimo 20 marzo le elezioni per il rinnovo dei Comites di Atene e Charleroi-La Louviere. Lo hanno comunicato nei giorni scorsi il console di Charleroi Francesco Ercolano e l'ambasciatore italiano ad Atene, Gianpaolo Scarante.
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