CANADA, Inaugurato il circolo PD di Montreal |
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giovedì 17 luglio 2008 |
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Cresce la presenza del Partito Democratico tra gli italiani del Canada. Davanti ad un folto pubblico di aderenti, amici e simpatizzanti si è costituito il Circolo di Montreal del Partito Democratico. Presente anche il senatore Renato Turano.
Giovanni Rapanà, delegato per il Canada all’Assemblea Costituente, ha introdotto i lavori tracciando un profilo della situazione politica italiana e illustrando i tagli praticati dal nuovo governo per quanto riguarda gli italiani all’estero.
Rapanà ha anche presentato la presenzaco a Montreal.presentato gli obiettivi principali del Partito Democratico per gli italiani all’estero e tra questi: i giovani, la riforma della legge sull’informazione, la diffusione della cultura e della lingua italiana all’estero e il problema della cittadinanza. “Abbiamo lavorato molto in Canada e in Nord America in questi anni – ha detto Rapanà – e questo lavoro, anche grazie al consenso straordinario personale ottenuto da Renato Turano, è stato riconosciuto dai nostri connazionali. Lavoro che dobbiamo essere in grado di rappresentare al meglio e portare avanti. Per quanto riguarda l’Italia - ha spiegato Rapanà - stiamo vivendo un momento difficile sia dal punto di vista economico (l’Italia è uno dei paesi europei col tasso più basso di crescita economica) sia per quanto riguarda l’arretratezza del nostro sistema d’impresa e della nostra architettura istituzionale. Una partitocrazia soffocante che non ha eguali tra le democrazie occidentali e una corruzione che, come dimostrano anche le vicende recenti, gli arresti e le indagini, non si è mai interrotta e sta minando l’economia e la fiducia degli italiani”. “Walter Veltroni e il Partito Democratico – ha spiegato Rapanà - hanno fatto una scelta coraggiosa, giusta, in un contesto, è bene ricordarlo, caratterizzato da un sistema politico e parlamentare incapace di governare, numericamente elefantiaco e che vedeva oltre trenta gruppi parlamentari, alcuni dei quali costituiti come partiti personali, Lista Dini, Mastella, Di Pietro, etc… Ma il governo dell’Unione – ha affermato Rapanà – non è entrato in crisi solo per una coalizione eccessivamente numerosa e litigiosa, ma anche perché abbiamo parlato poco e fatto poco per la gente che faceva e fa un’enorme difficoltà a tirare avanti, per ceti popolari ormai sull’orlo della sopravvivenza e per ceti medi che si impoveriscono sempre di più”. Per quanto riguarda gli italiani all’estero Rapanà ha spiegato che “occorre ricordare a noi stessi e ai cittadini che il precedente governo Berlusconi ha operato tagli corposi su tutto il sistema della rete e dei servizi consolari anche per quanto riguarda l’assistenza alla diffusione della lingua e cultura italiana. Nei due anni di governo il centro-sinistra ha riequilibrato i tagli aggiungendo risorse consistenti ai capitoli riguardanti gli italiani all’estero. Oggi, nuovamente, il governo Berlusconi ripropone tagli ancora più corposi contro gli italiani all’estero: 104 milioni di euro solo per il 2008. Siamo in presenza – ha detto Rapanà – di un attacco senza precedenti rispetto ai diritti degli italiani all’estero e contro il quale i parlamentari del centro-sinistra hanno già avviato iniziative politiche e istituzionali adeguate. Ma rispetto a questo attacco – ha detto ancora Rapanà – ci aspettiamo uno scatto d’orgoglio anche da parte dei parlamentari eletti nel centro-destra. Che almeno su questo non accettino le imposizioni di partito e facciano fronte comune con i parlamentari del centro-sinistra per contrastare i tagli proposti. Ho letto la notizia delle serate di festeggiamento di Basilio Giordano – ha detto Rapanà – al quale formulo gli auguri di buon lavoro, ma non abbiamo ancora letto una sua presa di posizione contro i tagli proposti, presa di posizione che mi auguro arrivi nelle prossime ore o nei prossimi giorni”.
Il sen. Renato Turano da parte sua ha ringraziato i cittadini e gli elettori e si è soffermato sulla “necessità di dare continuità e concretezza al lavoro per rappresentare comunque i tantissimi elettori, la maggioranza, che negli Stati Uniti e in Canada, hanno votato per me e per il Partito Democratico. Quando dico questo penso – ha affermato Turano – ad un impegno non solo per rispondere ai bisogni dell’elettorato tradizionale che si trova in condizioni sociali difficili ma anche ai tanti giovani, ai ricercatori e ai tanti che oggi costituiscono le nuove forme dell’emigrazione e che hanno dimostrato una grande attenzione per le iniziative del nostro governo ieri e per le scelte del Partito Democratico oggi”. “Mi auguro – ha detto Turano – che la conferenza dei giovani possa tenersi ed essere effettivamente rappresentativa di un universo largo e importante anche se i forti tagli praticati dal governo rischiano di trasformarla in una iniziativa pubblicitaria per chi la promuove e certamente non utile per i giovani. Con questo impegno unitario e concreto – ha concluso Turano – proseguiamo il nostro lavoro e credo che saremo in grado di dare risposte alle richieste che vengono dalle nostre collettività”. L’assemblea ha eletto all’unanimità Giovanni Rapanà coordinatore, Mario Galella presidente dell’Assemblea, Salvatore Martire tesoriere. Alda Viero coordinatrice della campagna di tesseramento, Maria D’Alesio segretaria. |
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Intervento in Aula dell'on. Franco Narducci sulle missioni militari all'estero
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 16:56)
On. Franco Narducci
Signor Presidente, Onorevoli colleghi, dobbiamo approcciarci a questo provvedimento con la convinzione che le missioni all’estero sono uno strumento importante per la politica estera italiana ed europea per costruire percorsi di pace, in continuità con l’azione svolta dal precedente Governo di Romano Prodi. Le missioni italiane sono caratterizzate dal fatto di essere inserite in un quadro di operazioni condotte in molti casi sotto l’esplicito mandato delle Nazioni Unite, dell’Unione europea o nel quadro del “nuovo” diritto internazionale umanocentrico, così come lo definisce Papisca, agendo uti universi, e nella prospettiva di operazioni di peace-keeping preventivamente autorizzate dal Consiglio di sicurezza. Gli interventi italiani, condotti sempre con spirito umanitario ed in ottemperanza alla collective international responsability to protect, sono da considerarsi tra le attività che caratterizzano maggiormente la presenza italiana nel mondo e grazie alla grande capacità del personale militare siamo riusciti a conquistare credibilità sullo scenario internazionale anche al di sopra delle risorse impegnate.Nello stesso tempo però andrebbero individuati criteri e fondi a livello internazionale per il finanziamento e l’addestramento comune dei contingenti destinati a tali operazioni, cosa che favorirebbe anche un più rapido dispiegamento delle forze di peace-keeping. Sempre a livello internazionale bisognerebbe procedere al rafforzamento, con regole condivise, della capacità delle missioni di peace-keeping di fare fronte a tutte le circostanze potenzialmente variabili utilizzando il quantum di forza necessario come già contenuto nel cosiddetto rapporto Brahimi e nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1327 del 13 novembre 2000.L’intervento italiano si è sempre caratterizzato per il suo aspetto umanitario volto a far cessare la brutale violazione dei diritti umani fondamentali. L’Italia seguendo la propria vocazione dovrebbe agire in maniera tale che i meccanismi istituzionali esistenti a livello internazionale per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale siano rinforzati sottolineando il ruolo fondamentale della responsabilità comunitaria degli stati attraverso il riconoscimento di obbligazioni verso la comunità internazionale nel suo insieme. Inoltre, dal punto di visto interno, mi sembra importante che si proceda, nonostante i significativi passi avanti compiuti in tal senso, al varo di una legge organica sulle missioni militari italiane all’estero, sotto l’art.11 della Costituzione, in modo da operare in un quadro definito già preventivamente e che racchiuda tutte le fattispecie ipotizzabili.Le missioni di pace che il nostro Paese porta avanti sono contributi di alta civiltà: in Afghanistan siamo impegnati perché “caedant arma togae”, per tessere la pace con il filo della giustizia e della libertà. Bisogna ricostruire il sistema istituzionale ed assicurare il corretto svolgimento dell’amministrazione della giustizia. Ci troviamo in un periodo di transizione internazionale, è finita l’epoca del “balance of powers” e rischiamo di tornare verso un sistema di “concerto di potenze” che esclude le Nazioni Unite dal ruolo che devono continuare ad assumere, rappresentando la più alta istanza internazionale in cui assicurare una governance legittima e condivisa dei temi globali.In questo quadro l’Italia, nelle missioni estere, propone un modello vincente perché coniuga fermezza e umanità. Abbiamo ricordato, nei giorni scorsi, i caduti di Nassirya, portatori di pace, amati dagli italiani e non solo come hanno mostrato i funerali in San Paolo fuori le mura.Essi non sono stati in alcun modo terminali di un’azione egemonica o impositiva attraverso la forza, come qualcuno vorrebbe, ma promotori e difensori strenui dei diritti umani troppe volte calpestati. Essi, come ogni militare italiano presente nelle aree di crisi, sono espressione del popolo italiano che vuole un mondo di pace e progresso ed il Parlamento deve riflettere il corale sostegno del Paese alla costruzione della pace e oggi lo può fare all’unanimità votando il sostegno alle nostre missioni all’estero attraverso il provvedimento di rifinanziamento.Si tratta del destino di popoli interi ognuno con la propria tradizione e cultura che la grande carica umana della nostra storia riesce a rispettare e a valorizzare poiché la pace passa anche attraverso la pluralità e non l’omologazione. Il ruolo delle Nazioni Unite deve essere sempre più forte in questo scenario, soprattutto dopo il crollo del muro di Berlino. Dobbiamo lavorare in questo senso e gettare il cuore oltre l’ostacolo per contribuire a far affermare un multilateralismo che sappia ammettere la responsabilità come principio e proporre una governance mondiale delle crisi convergendo verso la piena tutela dei diritti umani.In questo quadro si inserisce il nostro senso di responsabilità e con il Presidente Napolitano ricordiamo chiaramente che ingerenza umanitaria è cosa totalmente diversa da guerra e chi afferma il contrario lo fa semplicemente spinto da forzature ideologiche. Le recenti crisi, per l’UE, hanno avuto numerosi effetti, ma uno dei più importanti è stato quello di sottolineare l’impotenza militare dell’Unione di fronte all’abilità europea di usare il suo potenziale economico e diplomatico che veniva per queste ragioni compromesso. Le esperienze degli sforzi sostenuti in Albania, Bosnia, e Kosovo hanno evidenziato l’importanza degli aspetti civili nelle ricostruzioni post-crisi ed in particolare in Albania, nel contesto dell’operazione Alba, si è manifestata la capacità degli europei di indirizzare la soluzione delle crisi mettendo in evidenza che le situazioni post-conflitto richiedono un legame stretto tra servizio giudiziario, polizia, riforme amministrative, giuridiche ed istituzionali oltre che una stretta cooperazione con le autorità locali raggiungendo una capacità di visione comune. Questa capacità tutta europea, e peculiarmente italiana, si rivela ancora una volta importante nel caso della situazione in Georgia e si inscrive nel ruolo unitario che l’Unione vuole ricoprire in politica estera. In effetti, l'UE ha acquisito, negli ultimi anni, una maggiore consapevolezza del suo ruolo in politica estera e nei processi di pacificazione, poi racchiusa più coerentemente nel Trattato di Lisbona. Lo sviluppo di una più ambiziosa strategia europea in politica estera significa anche che la politica dell'UE sarà più soggetta a critiche, pagando il suo prezzo interno per voler agire in modo globale e in un contesto multipolare. Ma la maggior parte degli Stati membri e dei cittadini europei stanno acquisendo consapevolezza dell’importanza della loro reciproca interdipendenza anche in termini di gestione della sicurezza collettiva e prevenzione dei conflitti soprattutto se si manifestano alle proprie porte. Ne è prova la crescente percezione che registra l’Eurobarometro dell’importanza delle operazioni di peace-keeping, di aiuto umanitario e del ruolo delle forze armate nel difendere valori come la libertà e la democrazia.Siamo presenti in molte aree di crisi ed in altre dobbiamo prepararci ad intervenire come nel Darfur dove è in corso un genocidio e dove dobbiamo avere il coraggio di fare pressioni sugli attori africani e sulla Cina. Ma nel frattempo si è aperto, in questi giorni, il fronte del Congo, che non possiamo ignorare. Onorevoli Colleghi, l’esperienza maturata dall’Italia nelle missioni internazionali deve spingere il governo a farsi promotore di alcune significative innovazioni, in attesa di rinforzare quei meccanismi istituzionali internazionali di cui parlavo prima. Sono innovazioni che dovrebbero mirare ad un maggior coordinamento tra le varie realtà presenti sul campo e una maggiore efficienza nella linea di comando dal momento operativo fino al quartier generale delle Nazioni Unite.Consapevoli, Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, che l’Italia opera in ottemperanza al rispetto dei diritti umani e in ambito ONU, rivendichiamo come un merito la partecipazione alle missioni di pace per lo sviluppo di tutti, secondo la linea già espressa dal Governo Prodi, e votiamo a favore del provvedimento in questione pur con i distinguo richiamati dai nostri emendamenti e dai nostri ordini del giorno.
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PD LUSSEMBURGO: "Il Governo dimentica gli italiani residenti all'estero"
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 16:06)
Conferenza stampa indetta da Maria Antonietta Lorenzi e Mario Tommasi, Comites di Lussemburgo e CGIE, contro i drastici tagli operati dalla Finanziaria 2009 ai fondi destinati agli Italiani all'estero
Il 14 novembre 2008 Maria Antonietta Lorenzi, presidente del Comites di Lussemburgo, e Mario Tommasi, Consigliere CGIE, hanno indetto una Conferenza... Continua...
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Comites di Atene e Charleroi-La Louviere, si vota il 20 marzo
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 12:03)
Si svolgeranno il prossimo 20 marzo le elezioni per il rinnovo dei Comites di Atene e Charleroi-La Louviere. Lo hanno comunicato nei giorni scorsi il console di Charleroi Francesco Ercolano e l'ambasciatore italiano ad Atene, Gianpaolo Scarante.
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