Alla Festa Democratica il dibattito sull’Italia e gli italiani nel mondo |
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lunedì 08 settembre 2008 |
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Una riflessione sui tagli del governo alle risorse per gli italiani all’estero e sulla necessità di una politica riformatrice. Presenti il responsabile del Pd per gli italiani nel mondo Maurizio Chiocchetti, il vice ministro per gli Italiani nel mondo nella passata legislatura Franco Danieli, il segretario generale del Cgie Carozza, Eugenio Marino e i parlamentari del Pd eletti nella circoscrizione Estero Bucchino, Garavini e Porta.
FIRENZE – Ripartire insieme dall’impegno per una politica riformatrice rivolta agli italiani nel mondo. E’ il proposito che emerge dall’appuntamento che esponenti e parlamentari del Pd eletti nella circoscrizione Estero si sono dati, ieri, nella giornata conclusiva della Festa democratica alla Fortezza da Basso, a Firenze.Un dibattito incentrato sull’Italia e sugli italiani nel mondo “per ribadire il ruolo strategico che hanno le tematiche inerenti a questi ultimi – ha affermato Eugenio Marino, coordinando l’incontro – se connesse agli aspetti di politica estera e internazionale del nostro Paese”.Un ruolo che il Pd ha deciso da tempo di riconoscere ai connazionali all’estero, facendoli divenire parte integrante e attiva dello schieramento politico e che essi hanno premiato nelle ultime elezioni esprimendo un risultato elettorale in controtendenza rispetto al dato nazionale. Ora, con la ripresa dell’attività parlamentare, si pensa a come mobilitare le energie dei cittadini per un’opposizione ai tagli decisi dal governo Berlusconi e a come proseguire il radicamento del partito nella diverse realtà territoriali.“Nella difficile situazione politica e sociale attraversata dal Paese – ha detto Maurizio Chiocchetti, responsabile del Pd per gli italiani nel mondo – ciò che è emerso in queste settimane di dibattito è la consapevolezza che il Pd costituisce una realtà e un punto di partenza da cui possiamo solo rivolgere lo sguardo al futuro. Lo faremo con una serie di iniziative che metteranno al centro il disagio sociale ed economico che le famiglie italiane si trovano a dover affrontare quotidianamente, perché vogliamo ripartire dai problemi reali rispetto alle operazioni di facciata che il governo ha messo in campo in questi mesi”. Chiocchetti ha ricordato, tra gli appuntamenti dell’autunno, la manifestazione nazionale in programma per il 25 ottobre a seguito della petizione “Salva l’Italia” e lo svolgimento delle primarie per decidere i rappresentanti del Pd in Italia e all’estero.Inoltre “una serie di iniziative legate al tema della sicurezza sul lavoro, problema verso cui il Pd è particolarmente attento – annuncia Eugenio Marino – caratterizzeranno l’impegno del partito e i circoli esteri nei prossimi mesi”.Tra i parlamentari presenti, Gino Bucchino, eletto in Nord America, ha ricordato quanto “l’Italia sia fanalino di coda, in ambito europeo e internazionale, specie per quanto riguarda politiche inspirate dal principio delle pari opportunità. Noi eletti all’estero – ha aggiunto – possiamo dare il nostro contributo ad un processo di sprovincializzazione della politica italiana”. Una critica corale è stata mossa ai diversi tagli decisi dal governo a danno dei connazionali all’estero: la modifica delle condizioni per beneficiare dell’assegno sociale in Italia, i tagli sui capitoli di spesa previsti per l’istituzione del Museo delle migrazioni, quelli delle risorse destinate al Mae e di conseguenza a cooperazione e strutture consolari, per le scuole e i corsi di italiano all’estero e la norma per l’abolizione dell’Ici sulla prima casa che non è stata estesa ai residenti all’estero. “Non vorrei che tutte queste misure – hanno detto sia Chiocchetti che Laura Garavini, deputata eletta in Europa – fossero state decise per penalizzare i connazionali che hanno preferito il Pd nella circoscrizione Estero”.Elio Carozza, segretario generale del Cgie, ha ricordato come dal 2006 in poi “una nuova fase politica fosse cominciata per gli italiani all’estero, grazie ad una maggiore attenzione ad essi dimostrata concretamente dal governo Prodi, con un aumento delle risorse finanziarie a disposizione. Ora ci troviamo in una condizione di arretramento – ha aggiunto – rispetto ad una stagione di riforme e ad un tempo in cui guardavamo ad alcuni provvedimenti, quali l’assegno sociale o l’assistenza sanitaria, come a diritti giustamente acquisiti”.Carozza ha poi lamentato la difficoltà che si sta determinando con il rinvio del rinnovo delle istituzioni di rappresentanza degli italiani all’estero. “Questo rinvio sarebbe giustificabile solo nel caso in cui il governo prendesse tempo per discutere della normativa di riforma di tali istituzioni, - ha detto il segretario generale del Cgie – altrimenti si traduce in un semplice slittamento della discussione di tutte le problematiche relative agli italiani nel mondo”. Egli ha riaffermato l’importanza della Conferenza dei giovani italiani e di origine italiana nel mondo, in programma a Roma nel prossimo mese di dicembre. “Dobbiamo fare in modo che questa conferenza – ha detto – venga seguita in Italia, perché i giovani costituiscono un riferimento culturale a cui è necessario guardare”.Franco Danieli, vice Ministro per gli italiani nel Mondo nel precedente governo Prodi, ha sottolineato “la necessità di una progettazione riformatrice rispetto ad una prassi che è sempre stata caratterizzata da una cesura tra le esigenze poste dagli italiani all’estero e le normative adottate. Proprio questa cesura – ha aggiunto Danieli - è sintomo del provincialismo e delle grettezza di una classe politica italiana che non riesce a vedere oltre i propri confini nazionali”.“Sono stufo di sentire dire a gran voce che gli italiani all’estero sono una risorsa per poi constatare che alle parole non seguono fatti. A mio avviso – ha concluso Danieli – non solo il dialogo è impossibile quando non ci sono le condizioni affinché esso possa essere concretamente realizzato, ma è in questi casi deleterio. Credo che anche all’estero il Pd debba essere determinato e chiaro nella sua opposizione; solo così si onorerà davvero la democrazia”.“La nostra forza è il radicamento del Pd sul territorio – ha aggiunto Garavini. – Noi siamo a contatto con gli italiani all’estero quotidianamente: con le prime e le seconde generazioni emigrate e con le nuove forme di mobilità. Il partito ha già all’attivo questo grande successo ma si illude chi pensa che la sua costituzione si traduca in una passeggiata. La difficoltà sta proprio nel carattere democratico che intendiamo infondere al Pd, così come dimostra il percorso che è stato fatto per lo statuto del Pd all’estero”.“Condivido la proposta di Veltroni sul diritto di voto per gli immigrati in Italia – ha aggiunto poi Garavini – è penso che sarebbe importante che il Pd si facesse promotore anche a livello europeo del diritto di voto alle elezioni amministrative per tutti gli immigrati in Europa, sia comunitari che extra comunitari”. A proposito del respiro internazionale della politica italiana, Fabio Porta, eletto in America meridionale, lamenta “il ridimensionamento del ruolo dell’Italia nel contesto mondiale che, al di là delle dichiarazioni di Frattini, si legge molto più chiaramente nelle misure di Tremonti, tagli alla cooperazione e al Mae in testa”. “Credo che sia una strategia miope quella che mi è sembra trasparire dalle prime dichiarazioni di Mantica, sottosegretario agli Esteri, che tralascia i risvolti economici che la politica riguardante gli italiani nel mondo potrebbe generare. Un importante ed unico strumento a vantaggio dell’internazionalizzazione dell’Italia – aggiunge Porta - sono i milioni di cittadini di origine italiana che risiedono fuori dai confini nazionali, come quelli presenti in Brasile, molti imprenditori, attivi in una delle economie il cui Pil presto supererà quello di tutti i Paesi del mondo”.“Osservo qualcosa di più dietro ai tagli delle risorse operati dal governo in questi mesi – conclude Porta: - un disegno politico di punizione dell’immigrato che viene a lavorare in Italia e dell’italiano che ha lasciato il Paese per lavorare e vivere all’estero”. Le tematiche migratorie, sia quelle riguardanti i connazionali all’estero che gli immigrati in Italia, sono profondamente connesse e sono indice del progetto politico alla base dei provvedimenti del governo: “Quello attuale – ha concluso Chiocchetti – non ha alcuna idea di integrazione: ciò condiziona, come stiamo vedendo, anche le risposte che vengono date alle esigenze degli italiani nel mondo”. (Viviana Pansa – Inform) |
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Intervento in Aula dell'on. Franco Narducci sulle missioni militari all'estero
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 16:56)
On. Franco Narducci
Signor Presidente, Onorevoli colleghi, dobbiamo approcciarci a questo provvedimento con la convinzione che le missioni all’estero sono uno strumento importante per la politica estera italiana ed europea per costruire percorsi di pace, in continuità con l’azione svolta dal precedente Governo di Romano Prodi. Le missioni italiane sono caratterizzate dal fatto di essere inserite in un quadro di operazioni condotte in molti casi sotto l’esplicito mandato delle Nazioni Unite, dell’Unione europea o nel quadro del “nuovo” diritto internazionale umanocentrico, così come lo definisce Papisca, agendo uti universi, e nella prospettiva di operazioni di peace-keeping preventivamente autorizzate dal Consiglio di sicurezza. Gli interventi italiani, condotti sempre con spirito umanitario ed in ottemperanza alla collective international responsability to protect, sono da considerarsi tra le attività che caratterizzano maggiormente la presenza italiana nel mondo e grazie alla grande capacità del personale militare siamo riusciti a conquistare credibilità sullo scenario internazionale anche al di sopra delle risorse impegnate.Nello stesso tempo però andrebbero individuati criteri e fondi a livello internazionale per il finanziamento e l’addestramento comune dei contingenti destinati a tali operazioni, cosa che favorirebbe anche un più rapido dispiegamento delle forze di peace-keeping. Sempre a livello internazionale bisognerebbe procedere al rafforzamento, con regole condivise, della capacità delle missioni di peace-keeping di fare fronte a tutte le circostanze potenzialmente variabili utilizzando il quantum di forza necessario come già contenuto nel cosiddetto rapporto Brahimi e nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1327 del 13 novembre 2000.L’intervento italiano si è sempre caratterizzato per il suo aspetto umanitario volto a far cessare la brutale violazione dei diritti umani fondamentali. L’Italia seguendo la propria vocazione dovrebbe agire in maniera tale che i meccanismi istituzionali esistenti a livello internazionale per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale siano rinforzati sottolineando il ruolo fondamentale della responsabilità comunitaria degli stati attraverso il riconoscimento di obbligazioni verso la comunità internazionale nel suo insieme. Inoltre, dal punto di visto interno, mi sembra importante che si proceda, nonostante i significativi passi avanti compiuti in tal senso, al varo di una legge organica sulle missioni militari italiane all’estero, sotto l’art.11 della Costituzione, in modo da operare in un quadro definito già preventivamente e che racchiuda tutte le fattispecie ipotizzabili.Le missioni di pace che il nostro Paese porta avanti sono contributi di alta civiltà: in Afghanistan siamo impegnati perché “caedant arma togae”, per tessere la pace con il filo della giustizia e della libertà. Bisogna ricostruire il sistema istituzionale ed assicurare il corretto svolgimento dell’amministrazione della giustizia. Ci troviamo in un periodo di transizione internazionale, è finita l’epoca del “balance of powers” e rischiamo di tornare verso un sistema di “concerto di potenze” che esclude le Nazioni Unite dal ruolo che devono continuare ad assumere, rappresentando la più alta istanza internazionale in cui assicurare una governance legittima e condivisa dei temi globali.In questo quadro l’Italia, nelle missioni estere, propone un modello vincente perché coniuga fermezza e umanità. Abbiamo ricordato, nei giorni scorsi, i caduti di Nassirya, portatori di pace, amati dagli italiani e non solo come hanno mostrato i funerali in San Paolo fuori le mura.Essi non sono stati in alcun modo terminali di un’azione egemonica o impositiva attraverso la forza, come qualcuno vorrebbe, ma promotori e difensori strenui dei diritti umani troppe volte calpestati. Essi, come ogni militare italiano presente nelle aree di crisi, sono espressione del popolo italiano che vuole un mondo di pace e progresso ed il Parlamento deve riflettere il corale sostegno del Paese alla costruzione della pace e oggi lo può fare all’unanimità votando il sostegno alle nostre missioni all’estero attraverso il provvedimento di rifinanziamento.Si tratta del destino di popoli interi ognuno con la propria tradizione e cultura che la grande carica umana della nostra storia riesce a rispettare e a valorizzare poiché la pace passa anche attraverso la pluralità e non l’omologazione. Il ruolo delle Nazioni Unite deve essere sempre più forte in questo scenario, soprattutto dopo il crollo del muro di Berlino. Dobbiamo lavorare in questo senso e gettare il cuore oltre l’ostacolo per contribuire a far affermare un multilateralismo che sappia ammettere la responsabilità come principio e proporre una governance mondiale delle crisi convergendo verso la piena tutela dei diritti umani.In questo quadro si inserisce il nostro senso di responsabilità e con il Presidente Napolitano ricordiamo chiaramente che ingerenza umanitaria è cosa totalmente diversa da guerra e chi afferma il contrario lo fa semplicemente spinto da forzature ideologiche. Le recenti crisi, per l’UE, hanno avuto numerosi effetti, ma uno dei più importanti è stato quello di sottolineare l’impotenza militare dell’Unione di fronte all’abilità europea di usare il suo potenziale economico e diplomatico che veniva per queste ragioni compromesso. Le esperienze degli sforzi sostenuti in Albania, Bosnia, e Kosovo hanno evidenziato l’importanza degli aspetti civili nelle ricostruzioni post-crisi ed in particolare in Albania, nel contesto dell’operazione Alba, si è manifestata la capacità degli europei di indirizzare la soluzione delle crisi mettendo in evidenza che le situazioni post-conflitto richiedono un legame stretto tra servizio giudiziario, polizia, riforme amministrative, giuridiche ed istituzionali oltre che una stretta cooperazione con le autorità locali raggiungendo una capacità di visione comune. Questa capacità tutta europea, e peculiarmente italiana, si rivela ancora una volta importante nel caso della situazione in Georgia e si inscrive nel ruolo unitario che l’Unione vuole ricoprire in politica estera. In effetti, l'UE ha acquisito, negli ultimi anni, una maggiore consapevolezza del suo ruolo in politica estera e nei processi di pacificazione, poi racchiusa più coerentemente nel Trattato di Lisbona. Lo sviluppo di una più ambiziosa strategia europea in politica estera significa anche che la politica dell'UE sarà più soggetta a critiche, pagando il suo prezzo interno per voler agire in modo globale e in un contesto multipolare. Ma la maggior parte degli Stati membri e dei cittadini europei stanno acquisendo consapevolezza dell’importanza della loro reciproca interdipendenza anche in termini di gestione della sicurezza collettiva e prevenzione dei conflitti soprattutto se si manifestano alle proprie porte. Ne è prova la crescente percezione che registra l’Eurobarometro dell’importanza delle operazioni di peace-keeping, di aiuto umanitario e del ruolo delle forze armate nel difendere valori come la libertà e la democrazia.Siamo presenti in molte aree di crisi ed in altre dobbiamo prepararci ad intervenire come nel Darfur dove è in corso un genocidio e dove dobbiamo avere il coraggio di fare pressioni sugli attori africani e sulla Cina. Ma nel frattempo si è aperto, in questi giorni, il fronte del Congo, che non possiamo ignorare. Onorevoli Colleghi, l’esperienza maturata dall’Italia nelle missioni internazionali deve spingere il governo a farsi promotore di alcune significative innovazioni, in attesa di rinforzare quei meccanismi istituzionali internazionali di cui parlavo prima. Sono innovazioni che dovrebbero mirare ad un maggior coordinamento tra le varie realtà presenti sul campo e una maggiore efficienza nella linea di comando dal momento operativo fino al quartier generale delle Nazioni Unite.Consapevoli, Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, che l’Italia opera in ottemperanza al rispetto dei diritti umani e in ambito ONU, rivendichiamo come un merito la partecipazione alle missioni di pace per lo sviluppo di tutti, secondo la linea già espressa dal Governo Prodi, e votiamo a favore del provvedimento in questione pur con i distinguo richiamati dai nostri emendamenti e dai nostri ordini del giorno.
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PD LUSSEMBURGO: "Il Governo dimentica gli italiani residenti all'estero"
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 16:06)
Conferenza stampa indetta da Maria Antonietta Lorenzi e Mario Tommasi, Comites di Lussemburgo e CGIE, contro i drastici tagli operati dalla Finanziaria 2009 ai fondi destinati agli Italiani all'estero
Il 14 novembre 2008 Maria Antonietta Lorenzi, presidente del Comites di Lussemburgo, e Mario Tommasi, Consigliere CGIE, hanno indetto una Conferenza... Continua...
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Comites di Atene e Charleroi-La Louviere, si vota il 20 marzo
(scritto daRedazione, pubblicato il martedì 18 novembre 2008 12:03)
Si svolgeranno il prossimo 20 marzo le elezioni per il rinnovo dei Comites di Atene e Charleroi-La Louviere. Lo hanno comunicato nei giorni scorsi il console di Charleroi Francesco Ercolano e l'ambasciatore italiano ad Atene, Gianpaolo Scarante.
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