Attività Parlamentare
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Signor Presidente, Onorevoli colleghi,
dobbiamo approcciarci a questo provvedimento con la convinzione che le missioni all’estero sono uno strumento importante per la politica estera italiana ed europea per costruire percorsi di pace, in continuità con l’azione svolta dal precedente Governo di Romano Prodi. Le missioni italiane sono caratterizzate dal fatto di essere inserite in un quadro di operazioni condotte in molti casi sotto l’esplicito mandato delle Nazioni Unite, dell’Unione europea o nel quadro del “nuovo” diritto internazionale umanocentrico, così come lo definisce Papisca, agendo uti universi, e nella prospettiva di operazioni di peace-keeping preventivamente autorizzate dal Consiglio di sicurezza. Gli interventi italiani, condotti sempre con spirito umanitario ed in ottemperanza alla collective international responsability to protect, sono da considerarsi tra le attività che caratterizzano maggiormente la presenza italiana nel mondo e grazie alla grande capacità del personale militare siamo riusciti a conquistare credibilità sullo scenario internazionale anche al di sopra delle risorse impegnate.Nello stesso tempo però andrebbero individuati criteri e fondi a livello internazionale per il finanziamento e l’addestramento comune dei contingenti destinati a tali operazioni, cosa che favorirebbe anche un più rapido dispiegamento delle forze di peace-keeping. Sempre a livello internazionale bisognerebbe procedere al rafforzamento, con regole condivise, della capacità delle missioni di peace-keeping di fare fronte a tutte le circostanze potenzialmente variabili utilizzando il quantum di forza necessario come già contenuto nel cosiddetto rapporto Brahimi e nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1327 del 13 novembre 2000.L’intervento italiano si è sempre caratterizzato per il suo aspetto umanitario volto a far cessare la brutale violazione dei diritti umani fondamentali. L’Italia seguendo la propria vocazione dovrebbe agire in maniera tale che i meccanismi istituzionali esistenti a livello internazionale per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale siano rinforzati sottolineando il ruolo fondamentale della responsabilità comunitaria degli stati attraverso il riconoscimento di obbligazioni verso la comunità internazionale nel suo insieme. Inoltre, dal punto di visto interno, mi sembra importante che si proceda, nonostante i significativi passi avanti compiuti in tal senso, al varo di una legge organica sulle missioni militari italiane all’estero, sotto l’art.11 della Costituzione, in modo da operare in un quadro definito già preventivamente e che racchiuda tutte le fattispecie ipotizzabili.Le missioni di pace che il nostro Paese porta avanti sono contributi di alta civiltà: in Afghanistan siamo impegnati perché “caedant arma togae”, per tessere la pace con il filo della giustizia e della libertà. Bisogna ricostruire il sistema istituzionale ed assicurare il corretto svolgimento dell’amministrazione della giustizia. Ci troviamo in un periodo di transizione internazionale, è finita l’epoca del “balance of powers” e rischiamo di tornare verso un sistema di “concerto di potenze” che esclude le Nazioni Unite dal ruolo che devono continuare ad assumere, rappresentando la più alta istanza internazionale in cui assicurare una governance legittima e condivisa dei temi globali.In questo quadro l’Italia, nelle missioni estere, propone un modello vincente perché coniuga fermezza e umanità. Abbiamo ricordato, nei giorni scorsi, i caduti di Nassirya, portatori di pace, amati dagli italiani e non solo come hanno mostrato i funerali in San Paolo fuori le mura.Essi non sono stati in alcun modo terminali di un’azione egemonica o impositiva attraverso la forza, come qualcuno vorrebbe, ma promotori e difensori strenui dei diritti umani troppe volte calpestati. Essi, come ogni militare italiano presente nelle aree di crisi, sono espressione del popolo italiano che vuole un mondo di pace e progresso ed il Parlamento deve riflettere il corale sostegno del Paese alla costruzione della pace e oggi lo può fare all’unanimità votando il sostegno alle nostre missioni all’estero attraverso il provvedimento di rifinanziamento.Si tratta del destino di popoli interi ognuno con la propria tradizione e cultura che la grande carica umana della nostra storia riesce a rispettare e a valorizzare poiché la pace passa anche attraverso la pluralità e non l’omologazione. Il ruolo delle Nazioni Unite deve essere sempre più forte in questo scenario, soprattutto dopo il crollo del muro di Berlino. Dobbiamo lavorare in questo senso e gettare il cuore oltre l’ostacolo per contribuire a far affermare un multilateralismo che sappia ammettere la responsabilità come principio e proporre una governance mondiale delle crisi convergendo verso la piena tutela dei diritti umani.In questo quadro si inserisce il nostro senso di responsabilità e con il Presidente Napolitano ricordiamo chiaramente che ingerenza umanitaria è cosa totalmente diversa da guerra e chi afferma il contrario lo fa semplicemente spinto da forzature ideologiche. Le recenti crisi, per l’UE, hanno avuto numerosi effetti, ma uno dei più importanti è stato quello di sottolineare l’impotenza militare dell’Unione di fronte all’abilità europea di usare il suo potenziale economico e diplomatico che veniva per queste ragioni compromesso. Le esperienze degli sforzi sostenuti in Albania, Bosnia, e Kosovo hanno evidenziato l’importanza degli aspetti civili nelle ricostruzioni post-crisi ed in particolare in Albania, nel contesto dell’operazione Alba, si è manifestata la capacità degli europei di indirizzare la soluzione delle crisi mettendo in evidenza che le situazioni post-conflitto richiedono un legame stretto tra servizio giudiziario, polizia, riforme amministrative, giuridiche ed istituzionali oltre che una stretta cooperazione con le autorità locali raggiungendo una capacità di visione comune. Questa capacità tutta europea, e peculiarmente italiana, si rivela ancora una volta importante nel caso della situazione in Georgia e si inscrive nel ruolo unitario che l’Unione vuole ricoprire in politica estera. In effetti, l'UE ha acquisito, negli ultimi anni, una maggiore consapevolezza del suo ruolo in politica estera e nei processi di pacificazione, poi racchiusa più coerentemente nel Trattato di Lisbona. Lo sviluppo di una più ambiziosa strategia europea in politica estera significa anche che la politica dell'UE sarà più soggetta a critiche, pagando il suo prezzo interno per voler agire in modo globale e in un contesto multipolare. Ma la maggior parte degli Stati membri e dei cittadini europei stanno acquisendo consapevolezza dell’importanza della loro reciproca interdipendenza anche in termini di gestione della sicurezza collettiva e prevenzione dei conflitti soprattutto se si manifestano alle proprie porte. Ne è prova la crescente percezione che registra l’Eurobarometro dell’importanza delle operazioni di peace-keeping, di aiuto umanitario e del ruolo delle forze armate nel difendere valori come la libertà e la democrazia.Siamo presenti in molte aree di crisi ed in altre dobbiamo prepararci ad intervenire come nel Darfur dove è in corso un genocidio e dove dobbiamo avere il coraggio di fare pressioni sugli attori africani e sulla Cina. Ma nel frattempo si è aperto, in questi giorni, il fronte del Congo, che non possiamo ignorare. Onorevoli Colleghi, l’esperienza maturata dall’Italia nelle missioni internazionali deve spingere il governo a farsi promotore di alcune significative innovazioni, in attesa di rinforzare quei meccanismi istituzionali internazionali di cui parlavo prima. Sono innovazioni che dovrebbero mirare ad un maggior coordinamento tra le varie realtà presenti sul campo e una maggiore efficienza nella linea di comando dal momento operativo fino al quartier generale delle Nazioni Unite.Consapevoli, Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, che l’Italia opera in ottemperanza al rispetto dei diritti umani e in ambito ONU, rivendichiamo come un merito la partecipazione alle missioni di pace per lo sviluppo di tutti, secondo la linea già espressa dal Governo Prodi, e votiamo a favore del provvedimento in questione pur con i distinguo richiamati dai nostri emendamenti e dai nostri ordini del giorno. |
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Accolto come raccomandazione dal Governo l’unico ordine del giorno presentato dal deputato del Pd Marco Fedi, eletto all’estero, in sede di approvazione del disegno di legge di assestamento del bilancio dello Stato, AC. 1417, approvato dalla Camera dei Deputati il 17 settembre scorso.
L’ordine del giorno impegna il Governo, a partire dai prossimi provvedimenti di bilancio e nella finanziaria per il 2009, “ad assumere ogni utile iniziativa tesa a recuperare le risorse destinate al Ministero degli affari esteri ed a fare in modo che gli ulteriori tagli previsti siano contenuti in limiti che non mettano in discussione il fisiologico svolgimento di alcune fondamentali attività dello stesso e ad intraprendere ogni azione possibile al fine di salvaguardare gli stanziamenti per il Ministero degli affari esteri ed in particolare per le politiche rivolte agli italiani all'estero”.“L’ordine del giorno, sottoscritto anche dai deputati Bucchino, Farina, Porta, Garavini e Narducci, ed accolto dal sottosegretario Vegas, arriva dopo una serie di impegni presi dal Governo su materie attinenti alla vita delle comunità italiane all’estero” – ha ricordato Fedi.“L’impegno sull’estensione dell’esonero ICI anche ai cittadini italiani residenti all’estero – fino a questo momento il provvedimento esclude i cittadini italiani residenti all’estero anche se una piccola percentuale di Comuni ha esteso questa misura ai concittadini iscritti all’Aire e residenti all’estero: impegno preso dal governo in sede di conversione del decreto 93 sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie. L’impegno sulle detrazioni per carichi di famiglia affinché passino da norma transitoria a norma definitiva per i residenti all’estero: preso in sede di conversione del decreto 112 sullo sviluppo economico, semplificazione e competitività. Fino all’impegno sull’assegno sociale: anche questo assunto in sede di secondo passaggio del decreto 112 alla Camera, e teso a rivedere le norme restrittive per tutti ma in particolare per i cittadini italiani residenti all’estero che, se in condizioni di indigenza, non avrebbero comunque diritto a tale forma di sostentamento minimo in assenza dei dieci anni di residenza. Introducendo anche il principio della residenza storica, cioè la residenza in qualsiasi periodo della loro vita in Italia. Su questi impegni, oltre al fronte delle riforme per le quali siamo pronti ad un confronto, l’opposizione del PD tra gli eletti all’estero attende proposte e soluzioni” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi. L’ordine del giorno accolto come raccomandazione parte dalla premessa che il comma 507 della Legge finanziaria per il 2007 dispone l'accantonamento di percentuali di somme previste per diverse voci di spesa contenute nei bilanci dei ministeri per il triennio 2007-2008-2009; le somme accantonate nell'ambito delle disponibilità del Ministero degli affari esteri per l'anno corrente ammontano a 80 milioni, di cui poco meno di 8 milioni riguardanti le politiche migratorie; il disegno di legge di assestamento del bilancio 2008, approvato nel Consiglio dei ministri del 27 giugno 2008, ha previsto per il MAE lo scongelamento di appena 8 milioni su 80, che costituisce il rapporto più sfavorevole degli ultimi anni;non sono da escludersi altri possibili tagli ai capitoli degli italiani all'estero anche nell'ambito dello scongelamento di 8 milioni di euro;questi ulteriori tagli si aggiungono a quelli disposti sul bilancio del MAE con la conversione in legge del decreto n. 93 recante «Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie» e portano le riduzioni per il corrente anno ad oltre 100 milioni di euro; l'incidenza delle riduzioni sulle politiche migratorie, già precedentemente colpite per 17 milioni di euro, stanno portando le risorse in questo campo ad un preoccupante livello di guardia rimettendo in discussione lo sforzo degli ultimi anni di consolidare e, in alcuni campi come l'assistenza, di migliorare la spesa storica; è indispensabile interrompere la spirale di arretramento della spesa per le politiche migratorie, per non determinare la perdita di iniziative e rapporti difficilmente recuperabili in situazioni caratterizzate da una rapida evoluzione, come sono quelle degli italiani che vivono in diversi contesti sociali e culturali,impegna il Governo:ad assumere ogni utile iniziativa tesa a recuperare le risorse destinate al Ministero degli affari esteri ed a fare in modo che gli ulteriori tagli previsti siano contenuti in limiti che non mettano in discussione il fisiologico svolgimento di alcune fondamentali attività dello stesso, ad intraprendere ogni azione possibile al fine di salvaguardare gli stanziamenti per il Ministero degli affari esteri ed in particolare per le politiche rivolte agli italiani all'estero. (Inform) |
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"Alla soglia del nuovo anno scolastico i docenti ed insegnanti italiani all’estero sono ancora senza contratto. Chiediamo al Governo di avviare immediatamente le trattative per evitare ricadute sull’avvio delle lezioni in settembre con grave danno per migliaia di studenti italiani all’estero". |
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L'on. Franco Narducci (vicepresidente della Commissione esteri) ha depositato in Parlamento, assieme ai colleghi Bucchino, Fedi, Garavini, Ricardo Merlo e Porta, una proposta di legge recante "Interventi di formazione linguistica e culturale, di formazione continua e di sostegno all'integrazione in favore dei cittadini italiani e dei loro congiunti e discendenti residenti all'estero, nonché per la promozione e la diffusione della lingua italiana nel mondo. Riforma delle Istituzioni scolastiche italiane all'estero (Scuole Statali e paritarie, Corsi di lingua italiana)". |
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Anche in questa legislatura la Camera dei Deputati avrà un apposito Comitato per seguire da vicino i problemi degli italiani all’estero. Istituito dalla Commissione Esteri della Camera, il Comitato sarà presieduto da un esponente della maggioranza, l’on. Marco Zacchera (PdL). Vice presidente l’on. Fabio Porta, eletto nella ripartizione America Meridionale per il Pd, che ha espresso la sua soddisfazione per la fiducia che gli è stata concessa dai colleghi. “Mi prodigherò con tutte le mie forze - ha aggiunto - perché i lavori del Comitato possano iniziare quanto prima riprendendo l’importante lavoro iniziato nella scorsa legislatura, anche alla luce dell’esperienza maturata e delle urgenti priorità poste dalla nostra grande comunità di italiani all’estero”. |
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